Claudio Cia querelato dalla Dirigente del dipartimento istruzione Ferrario

Dirigente generale della Provincia contro consigliere provinciale: è un duello legale inconsueto quello che vede su fronti opposti Livia Ferrano (alla guida del Dipartimento della conoscenza) nelle vesti di querelante e Claudio Cia (di AGIRE per il Trentino) nei panni più scomodi di imputato per diffamazione. Imputato anche Claudio Taverna, in qualità di direttore responsabile de “La Voce del Trentino”, il giornale online che aveva pubblicato l’intervento sulla scuola scritto da Cia.

Non c’è che dire, l’esperienza in Consiglio provinciale di Claudio Cia non è certo tranquilla. Più volte è andato incontro a guai per le sue opinioni, come quando il collegio degli infermieri lo aveva sanzionato per una sua interrogazione, o le querele da parte di qualche sindaco. Questa volta è stato querelato per diffamazione dalla dirigente provinciale Ferrano a causa di un comunicato sulla vicenda del commissariamento della Provincia per l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che dava ragione al sindacato Delsa per l’inserimento nelle graduatorie degli insegnanti della scuola primaria che non avevano la laurea richiesta ad hoc.

Per comprendere i contorni della vicenda occorre tornare al gennaio del 2017. Il casus belli nasce dalla vicenda degli insegnanti con diploma magistrale conseguito prima del 2002 culminato con l’arrivo a Trento di un commissario ad acta, dopo che la Provincia non aveva dato seguito all’ordinanza del Consiglio di Stato che prevedeva l’inserimento con riserva dei 164 insegnanti ricorrenti nella graduatoria per titoli trentina.

Cia, con un comunicato stampa del 6 gennaio scorso aveva lanciato strali contro la dirigente responsabile del Dipartimento, Livia Ferrario, sottolineando che «in questa vicenda abbiamo pure visto dirigenti provinciali assecondare la volontà del politico di turno a favore di tizio piuttosto che di caio, assecondando interessi privati, anziché curarsi di applicare la legge nel rispetto del bene comune». Inconsueta è anche una delle frasi incriminate: Cia, citando l’operato dei dirigenti provinciali e in particolare Ferrario, in un comunicato affermava ironicamente che «hanno, per così dire, intrapreso atti che in buon trentino possiamo definire come “pestare un merdone”!».

Da qui la denuncia, e il caso è così finito sul tavolo del Tribunale di Trento. Secondo la dirigente generale, in quell’occasione Cia avrebbe esagerato nell’alzare i toni «esulando a parere della querelante dalla legittima critica politico/sindacale circa l’operato dell’amministrazione per sconfinare in veri e propri attacchi personali palesemente diffamatori». Se i toni siano diffamatori lo stabilirà il giudice. Interessante ricordare che quando era stato Claudio Cia a rivolgersi al tribunale per frasi ben più pesanti contro di lui (“Ora dobbiamo usare armi non convenzionali. Ad ogni suicidio legato all’omofobia va corrisposto un politico di turno, ad esempio Claudio Cia è un assassino…”) l’azione di querela era stata achiviata, facendo rientrare il tutto nella “legittima critica politica”.

La difesa di Cia, sostenuta dall’avvocato Silva Fronza, è pronta a dare battaglia. L’intervento era stato fatto anche nell’aula del consiglio provinciale e secondo la difesa rientra nella sfera delle opinioni politiche. Il legale sostiene che l’imputato non è punibile per opinioni e critiche espresse nell’ambito del suo mandato di consigliere provinciale come sancito sia dallo Statuto di autonomia (articolo 28), sia dalla Corte costituzionale. Ieri il processo è stato rinviato a maggio. Il giudice ha ammesso le liste testi presentate dalle parti: le difese hanno citato come testi anche Ugo Rossi e Mauro Pericolo (segretario Delsa).

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 6 febbraio 2018:

L’articolo sul quotidiano “Corriere del Trentino” del 6 febbraio 2018:

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