Obbligo di vaccinazione per l’accesso ai servizi socio-educativi per la prima infanzia

Relazione introduttiva

Se per le malattie batteriche abbiamo scoperto un rimedio spesso decisivo come gli antibiotici, per quelle virali, non avendo spesso cure a disposizione, non ci resta che prevenirle. Vi sono diversi accorgimenti per farlo (usare mezzi di protezione, evitare le fonti di contagio, usare le buone norme igieniche), spesso però questi non bastano. Grazie ad una scoperta rivoluzionaria e geniale invece di curare la malattia quando presente e quando possibile, possiamo preparare il nostro corpo a combatterle e sconfiggerle con gli stessi anticorpi specifici, stimolandoli. Questa scoperta si chiama vaccinazione.

Tuttavia la questione vaccino “sì o no” è un tema che continua ad essere al centro di un acceso e infinito dibattito tra favorevoli e contrari. In Italia, secondo una recente indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), quattro genitori su dieci hanno paura.

Da una verifica sulle leggi regionali esistenti sul tema della vaccinazione obbligatoria per l’accesso agli asili nido e emerso che la Regione Emilia Romagna è l’unica ad aver approvato una legge per introdurre l’obbligo di vaccinazione per l’accesso agli asili nido, si tratta della legge regionale n. 19 del 25/11/2016 (art. 6). È anche vero però che anche altre regioni si sono occupate del tema con l’elaborazione di diversi disegni di legge:

  • Lazio: ddl giuntale n. 361 del 16 gennaio 2017;
  • Sicilia: ddl giuntale n. 1271 del 15 dicembre 2016. In data 3 agosto 2016, era stato presentato il ddl n. 1246, di iniziativa consiliare;
  • Toscana: ddl giuntale n. 164 del 26 gennaio 2017 “Disposizioni in merito alle vaccinazioni per i minori di età”, che si spinge fino a richiedere, per l’iscrizione agli asili nido e alla scuola dell’infanzia, di avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalle leggi vigenti nonché le vaccinazioni raccomandate dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale vigente;
  • Liguria: ddl n. 123 del 1 dicembre 2016;
  • Piemonte: ddl n. 230 del 30 novembre 2016.

Il Veneto, in controtendenza rispetto alle altre regioni, con legge regionale 23 marzo 2007, n. 7 ha deciso di sospendere l’obbligo vaccinale disposto dalle leggi nazionali (legge 6 giugno 1939, n. 891 “Obbligatorietà della vaccinazione antidifterica”; legge 5 marzo 1963, n. 292 “Vaccinazione antitetanica obbligatoria”; legge 4 febbraio 1966, n. 51 “Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica”; legge 27 maggio 1991, n. 165 “Obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B”). La stessa legge regionale ha peraltro istituito il Comitato tecnico scientifico col compito di redigere semestralmente un documento contenente la valutazione dell’andamento epidemiologico delle malattie per le quali la presente legge sospende l’obbligo vaccinale ed il monitoraggio dell’andamento dei tassi di copertura vaccinale nel territorio regionale. A tale riguardo è on-line il Report sul monitoraggio della sospensione dell’obbligo vaccinale, a cura del Servizio Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica della Regione Veneto.

In Lombardia, invece, non è stato presentato alcun ddl in materia. Il Presidente Maroni (unitamente al Presidente della regione Liguria) ha anticipato che non condivide l’idea delle altre regioni e non condizionerà l’accesso all’assolvimento dell’obbligo vaccinale, preferendo investire su una massiccia campagna informativa sull’importanza delle vaccinazioni.

Il ddl che vado proponendo intende introdurre e circoscrivere l’obbligo di vaccinazione solo per l’accesso agli asili nido (e strutture equivalenti previste dalla legge provinciale 12 marzo 2002, n. 4 – legge provinciale sugli asili nido) e per le sole vaccinazioni prescritte dalla normativa vigente (le cd. vaccinazioni obbligatorie, ovvero: antidifterica, antipoliomielitica, antitetanica e vaccinazione contro l’epatite virale B), quindi escludendo le cd. vaccinazioni raccomandate, per le quali, non essendo previsto alcun obbligo a livello nazionale, credo sia opportuno potenziare l’informazione al fine di consentire a tutti i genitori di poterne comprendere l’importanza e l’opportunità.

La scelta di prevedere l’obbligo vaccinale esclusivamente per i servizi educativi per la prima infanzia (scelta peraltro comune alla maggioranza dei ddl regionali citati), ed in particolare per la fascia di età da zero a tre anni, è motivata dal fatto che tale imposizione è possibile in quanto trattasi di servizi socio-educativi per la prima infanzia, che come tali non incidono in “materia scolastica”, vale a dire in tema di istruzione, diritto costituzionalmente garantito.

Il presente disegno di legge ha l’ambizione di fornire una adeguata e tempestiva disciplina in materia, ben sapendo che il 25 gennaio scorso, presso la sede del ministero della salute, si è tenuto un incontro fra il ministro Lorenzin e gli assessori delle Regioni e delle Province autonome per la verifica e l’avvio del nuovo Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-19. Durante l’incontro, sembra sia stata rappresentata l’esigenza di predisporre una legge nazionale sulla obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso dei bambini ai nidi e alla scuola materna, su tutto il territorio nazionale, anche per garantire un’offerta vaccinale uniforme in tutte le zone del Paese.

Quanto alle motivazioni che evidenziano l’esigenza di intervenire, riprendo quanto contenuto in una recentissima sentenza del T.A.R. Friuli Venezia Giulia (Trieste Sez. I, Sent., 16.01.2017, n. 20), nella quale il giudice respinge il ricorso di alcuni genitori, ai cui figli non vaccinati era stato negato l’accesso al nido in forza di uno specifico provvedimento comunale (è evidente la similitudine con il ddl predisposto). Nella sua motivazione, che condivido e riporto in quanto rispecchia la mia personale opinione, il T.A.R. sottolinea che, nel delicato tema del rapporto tra interesse individuale (a non vaccinare i propri figli) ed interesse pubblico alla tutela della salute, il primo deve regredire rispetto al secondo, poiché l’inserimento in un asilo “comporta di necessità la convivenza dei bambini in un ambiente ristretto, per cui la mancanza di vaccinazione, per un elementare principio di precauzione sanitaria, si ripercuoterebbe sulla salute degli altri, anche quelli con particolare debolezze e fragilità immunitarie“. E ancora, il T.A.R. evidenzia che su tale delicata materia, la situazione oggettiva è sensibilmente mutata negli ultimissimi anni, “per la diminuzione della copertura vaccinale dei bambini e per l’esposizione al contatto con soggetti extracomunitari provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti, tra cui quelle oggetto delle quattro vaccinazioni obbligatorie“.

In conclusione, non possono essere taciuti i dati (2015) riportati dal Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica (a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità), dai quali si apprende (fonte Ministero della salute) che la copertura per vaccinazioni previste entro i 24 mesi di età nella Provincia di Trento è quasi sempre sotto la media nazionale ed è sempre sotto la media nazionale per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie: anche da questi dati, seppur riferiti all’ultimo anno disponibile (2015), emerge l’opportunità di intervenire senza indugio, accogliendo comunque le preoccupazioni di quanti vedono negativamente una eventuale estensione dell’obbligo anche alle vaccinazioni raccomandate.

Cons. Claudio Cia

 

 

Testo del disegno di legge

DISEGNO DI LEGGE 10 febbraio 2017, n. 185

Integrazione della legge provinciale sugli asili nido 2002: disposizioni per la tutela della salute dei bambini attraverso l’obbligo di vaccinazione e per l’accesso ai servizi socio-educativi per la prima infanzia.

 

Art. 1

Inserimento dell’articolo 5 bis nella legge provinciale 12 marzo 2002, n. 4 (legge provinciale sugli asili nido 2002)

  1. Dopo l’articolo 5 della legge provinciale sugli asili nido 2002, è inserito il seguente:

“Art. 5 bis

Obbligo di vaccinazione per accedere ai servizio socio-educativi per la prima infanzia ed ai servizi integrativi

  1. Per preservare lo stato di salute del bambino e della collettività con cui viene a contatto, possono accedere ai nidi d’infanzia, ai nidi d’infanzia dei luoghi di lavoro, ai nidi familiari – servizio Tagesmutter, nonché ai centri per bambini e genitori ed agli spazi gioco e di accoglienza previsti da questa legge provinciale, i minori per i quali risultano assolti gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente per l’età da zero a tre anni.
  2. Ai fini dell’accesso ai servizi di cui al comma 1, la vaccinazione può essere omessa o differita soltanto in caso di accertati rischi per la salute del bambino in relazione a specifiche condizioni cliniche.
  3. I genitori dei bambini già frequentanti le strutture previste dal comma 1, hanno sei mesi di tempo dall’entrata in vigore della presente legge per adeguarsi all’obbligo di cui al presente articolo.
  4. La Giunta provinciale disciplina con propria deliberazione, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, le modalità di attuazione del presente articolo.”

Art. 2

Inserimento dell’articolo 5 ter nella legge provinciale sugli asili nido 2002

  1. Dopo l’articolo 5 bis della legge provinciale sugli asili nido 2002, è inserito il seguente:

“Art. 5 ter

Campagne di informazione e sensibilizzazione

  1. La Provincia autonoma di Trento, anche in collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari e con le istituzioni scolastiche, promuove interventi di comunicazione e informazione in materia di prevenzione delle malattie infettive prevenibili con vaccinazione, indirizzate prioritariamente ai neogenitori ed al personale impiegato nel sistema dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.
  2. Le iniziative di cui al comma 1 sono finalizzate in particolare a sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni obbligatorie e sulle evidenze scientifiche a supporto, nonché ad aumentare la consapevolezza sul tema delle vaccinazioni raccomandate, anche in considerazione dell’offerta vaccinale promossa dal Piano provinciale di promozione della vaccinazioni attraverso il calendario provinciale delle vaccinazioni.”

Art. 3

Disposizioni finanziarie

  1. Alla maggiore spesa derivante dall’attuazione dell’articolo 2, stimata nell’importo di 50.000 euro per l’anno 2017, si provvede con l’integrazione dello stanziamento per il medesimo anno della missione 12 (Diritti sociali, politiche sociali e famiglia), programma 01 (Interventi per l’infanzia e minori e per asili nido), titolo 1 (spese correnti). Alla relativa copertura si provvede mediante riduzione, di pari importo degli accantonamenti sul fondo di riserva previsto dalla missione 20 (Fondi e accantonamenti), programma 01 (Fondo di riserva), titolo 1 (spese correnti).
  2. La Giunta provinciale è autorizzata ad apportare al bilancio le variazioni conseguenti a questa legge, ai sensi dell’articolo 27, comma 1, della legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 (legge provinciale di contabilità 1979).

 

Esito dell'iniziativa

 

Disegno di legge presentato il 10 febbraio 2017: Disposizioni per la tutela della salute dei bambini attraverso l’obbligo di vaccinazione e per l’accesso ai servizi socio-educativi per la prima infanzia: inserimento dell’articolo 5 bis nella legge provinciale sugli asili nido

 

 

L’iter sul sito del Consiglio provinciale: disegno di legge n. 185/XV

 

 

 

 

 

L’articolo sul giornale online del Consiglio provinciale: Cia propone vaccinazioni obbligatorie per l’accesso dei bambini agli asili nido

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Claudio Cia propone vaccinazioni obbligatorie per l’accesso dei bambini agli asili nido

 

 

 

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