Una legge per contrastare le teorie gender nelle scuole trentine

Il testo di legge che ci accingiamo a trattare nasce dall’analisi di elementi incontrovertibili, che molta preoccupazione suscitano in una parte rilevante della popolazione locale e financo nazionale. Ci troviamo, oggi, davanti ad interrogativi mai sorti prima poiché intrinsecamente illogici ed anti-scientifici: maschio o femmina si nasce o si sceglie di diventarlo? O, più in generale, che cosa è la persona umana? È un essere dotato di una precisa identità sessuata, oppure un’entità fluida, modellabile nel tempo in base al desiderio ed alla libera scelta del suo orientamento sessuale?

L’ideologia di genere nasce negli anni Cinquanta del secolo scorso a opera dello psicologo John Money (1921-2006) nell’opera An examination of some basic sexual concepts (1955). Fu lui a distinguere tra sesso e genere, identificando con il primo termine il sesso biologico, e con il secondo tutto ciò che riguarda la sessualità e non è biologico; ma soprattutto a negare ogni rapporto tra sesso e genere e a definire il secondo come il mero frutto di convenzioni sociali.

Le teorie di genere, come imposizione dall’alto, affermano che le differenze biologiche fra maschio e femmina hanno poca importanza e quello che conta sarebbe la propria “identità di genere”, ossia la percezione che una persona avrebbe di sé, tramite l’influenza del contesto culturale in cui essa vive. Vi è quindi una netta separazione del dato biologico dal dato psicologico, i quali non sempre coinciderebbero.

L’umanità è caratterizzata da un chiaro dimorfismo sessuale maschio/femmina, il cui determinante biologico è rappresentato dal cromosoma Y: la sua presenza costruisce il maschio, la sua assenza realizza la femmina. È da pazzi – scriveva il filosofo Aristotile – chiedersi le ragioni di ciò che l’evidenza dimostra come fatto(Topici I, 11, 105a 3-7). Eppure, duole constatare come il furore ideologico abbia contagiato gli ambienti politici e persino accademici, spingendoli a negare un dato di realtà per rimpiazzarlo con una patetica finzione la quale produce come immediato effetto una destrutturazione antropologica.

Lungi da noi censurare il pensiero altrui, ciascuno è libero di credere in ciò che più gli aggrada, persino asserire, – come fece il filosofo David Hume (1711-1776) -, che una sensazione non rinvia necessariamente ad una sostanza o che durante il sonno, mancando le sensazioni, il soggetto si auto-annulli. Una regola però va data e consiste nel non imporre al prossimo la personale visione del mondo.

L’aspetto deprecabile delle teorie di genere risiede nella loro introduzione in ambiente scolastico tramite progetti all’apparenza educativi e all’apparenza innocui, che vorrebbero promuovere codeste pretese di verità per renderle invece “norma”. Ciò costituisce il trionfo della filosofia hegeliana: non esiste un diritto naturale diverso e superiore rispetto alla legge positiva, dunque la legge è sempre giusta, anche se non è razionale e conforme alla natura.

La prospettiva gender viene mascherata dal legislatore con l’uso di espressioni volutamente ambigue e vaghe, quali “educazione al rispetto delle differenze di genere”, “decostruzione degli stereotipi di genere”, “identità di genere”. Nel frattempo però si fa credere che essa non esista, spacciando i pericoli e gli obiettivi che detta prospettiva comporta per mere allucinazioni ed isterismi di fondamentalisti religiosi. La lista dei divulgatori di teorie di genere è assai lunga e ha il finto pregio di essere autorevole perché composta da filosofi-docenti-scrittori stranieri. Del resto, in termini di argomento, per convincere l’uditorio può funzionare anche semplicemente il riferimento a un autore straniero – data l’incorreggibile esterofilia degli italiani!

Le conseguenze più allarmanti di questo processo di decostruzione dell’identità individuale sono da un lato l’impossibilità di educare, riducendo l’educazione a sterile accompagnamento materiale verso le istanze che il soggetto educato sente come proprie, e, dall’altro lato, lo spaventoso potenziamento del controllo e della manipolazione nei confronti degli individui, resi precari non solo sotto i profili professionale e affettivo come già sono, ma perfino in quello dell’identità.

I nostri sforzi sono finalizzati ad impedire che i bambini trentini siano oggetto di esperimenti o – peggio – di colonizzazioni ideologiche. In alcune scuole vengono già proposti racconti alternativi come “Perché hai due mamme”, “Papà aspetta un bimbo”, “C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa?”, “Storia incredibile di due principesse”, “Piccolo uovo”, che trasgrediscono l’ordine sociale attuale e indirettamente invitano i bambini e gli studenti a “scegliere il proprio genere”, ignorando le origini biologiche.

Tra le varie fiabe, ve ne sono alcune che che promuovono il transessualismo, come “Nei panni di Zaff” e “Il bell’anatroccolo”, o altre che addirittura vorrebbero sdoganare l’omogenitorialità e la pratica illegale dell’utero in affitto, come “Perché hai due papà” di Francesca Pardi. Non è difficile intuire come questo tipo di insegnamento oggettivamente confonda e ferisca l’innocenza dei bambini, facendoli crescere con una concezione umiliante della dignità della donna, ridotta a macchinario fabbrica-oggetti.

Mai accetteremo che si favorisca un nuovo concetto di uomo, né che la legge venga piegata ad una simile esigenza. I trattati di diritto internazionale sanciscono in modo inequivocabile il diritto di priorità da parte dei genitori nella scelta di istruzione ed educazione da impartire ai loro figli, a seconda delle loro convinzioni filosofiche, morali e religiose. Tale principio è sancito da importanti fonti legislative quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (Parigi, 1948. Art. 26, co.3), la Convenzione UNICEF sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (New York, 1989. Artt. 14 e 18), la Carta europea dei diritti del fanciullo (risoluzione A3-0172/92) la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (Nizza, 2000. Art.14), la risoluzione 1904 (2012) del Consiglio d’Europa (Art.2).

Il suddetto principio è inoltre garantito, tutelato ed esplicitato dalla Costituzione Italiana (art. 30), la quale stabilisce il diritto e il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i propri figli. Seguono norme complementari al Codice Civile e linee d’indirizzo del MIUR, che ribadiscono come ogni altra istituzione dello Stato non possa sostituirsi ai genitori con programmi educativi non condivisi dagli stessi (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 275/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR. 235/2007, Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012).

Alla luce di quanto finora esposto, urgono una serie di azioni graduali ma drastiche, di cui la Provincia dovrebbe essere principale patrocinante. In primis, un intervento di rimozione delle fiabe gender dalle scuole di ogni ordine e grado. In secundis, l’inclusione nei marchi “Family in Trentino” del significato di “gender free”, garantendo così alle famiglie che i soggetti cui essi sono rilasciati e i luoghi in cui vengono esposti non promuovono nè pubblicizzano le teorie di genere.

Non si ha intenzione di sollevare polemiche politiche bensì di sollecitare l’aula al rispetto della vita umana, delle famiglie, dei bambini e, infine, del diritto. Il poeta tedesco Bertolt Brecht scrisse: “ci sedemmo dalla parte del torto visto che gli altri posti erano occupati”. Con questo monito, chiedo alla maggioranza di votare secondo coscienza. I posti della ragione per troppo tempo sono rimasti liberi: è giunto il momento di prenderne possesso.

cons. Claudio Cia

cons. Maurizio Fugatti

 

 

DISEGNO DI LEGGE 20 settembre 2016, n. 156

Modificazioni della legge provinciale sulla scuola 2006 e della legge provinciale sul benessere familiare 2011, per contrastare la diffusione delle teorie di genere

 

D’iniziativa dei consiglieri Claudio Cia (Agire) e Maurizio Fugatti (Lega Nord Trentino)

Presentato il 20 settembre 2016

Assegnato alla Quinta Commissione permanente

 

INDICE

Art. 1 – Dichiarazioni di principio

Art. 2 – Modificazione dell’articolo 2 della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5 (legge provinciale sulla scuola 2006)

Art. 3 – Integrazione dell’articolo 11 della legge provinciale sulla scuola 2006

Art. 4 – Integrazioni dell’articolo 18 della legge provinciale sulla scuola 2006

Art. 5 – Integrazione dell’articolo 56 della legge provinciale sulla scuola 2006

Art. 6 – Integrazione dell’articolo 72 della legge provinciale sulla scuola 2006

Art. 7 – Integrazione dell’articolo 2 della legge provinciale 2 marzo 2011, n. 1 (legge provinciale sul benessere familiare 2011)

Art. 8 – Integrazione dell’articolo 16 della legge provinciale sul benessere familiare 2011

 

Art. 1

Dichiarazioni di principio

  1. La Provincia riconosce alla famiglia il diritto a non essere contraddetta o danneggiata nel suo compito educativo, la tutela dall’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, come pure dagli organismi scolastici e istituzionali, che ne violino apertamente le convinzioni filosofiche, morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione di genere;
  2. La Provincia autonoma di Trento riconosce e si fa promotrice, nel supremo interesse del minore, di attuare la normativa interna ed internazionale che assicura e garantisce il diritto di priorità da parte dei genitori nella scelta di istruzione ed educazione da impartire ai loro figli, a seconda delle convinzioni filosofiche, morali e religiose;
  3. La Provincia non sostiene e non promuove le teorie di genere nelle scuole di ogni ordine e grado.
  4. La Provincia vigila sulle autorità scolastiche preposte a livello provinciale, perché non vengano introdotti nelle scuole di ogni ordine e grado libri e materiale informativo che promuovono le teorie di genere, l’omogenitorialità, il transessualismo, e la connessa pratica dell’utero in affitto.

Art. 2

Modificazione dell’articolo 2 della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5 (legge provinciale sulla scuola 2006)

  1. La lettera m) del comma 1 dell’articolo 2 della legge provinciale sulla scuola 2006 è sostituita dalla seguente:

“m) riconoscere e valorizzare la differenza sessuale e la complementarità biologica, funzionale, psicologica e sociale degli individui, anche attraverso la realizzazione di interventi volti al sostegno delle pari opportunità tra uomo e donna, coinvolgendo le famiglie nei relativi progetti ed escludendo, in ogni caso, l’insegnamento e la promozione delle teorie di genere;”.

Art. 3

Integrazione dell’articolo 11 della legge provinciale sulla scuola 2006

  1. Alla fine del comma 1 dell’articolo 11 della legge provinciale sulla scuola 2006 sono inserite le parole: “, e garantendo ai genitori la priorità nelle scelte educative, nel rispetto delle loro convinzioni filosofiche, morali e religiose”.

Art. 4

Integrazioni dell’articolo 18 della legge provinciale sulla scuola 2006

  1. Dopo la lettera g) del comma 3 dell’articolo 18 della legge provinciale sulla scuola 2006 è inserita la seguente:

“g bis) gli indirizzi sul materiale informativo e sui libri messi a disposizione degli studenti; questi indirizzi garantiscono, in particolare, l’esclusione di testi che promuovano le teorie di genere, l’omogenitorialità, il transessualismo e la connessa pratica dell’utero in affitto;”.

  1. Alla fine del comma 7 dell’articolo 18 della legge provinciale sulla scuola 2006 sono inserite le parole: “La carta dei servizi, in particolare, prevede che gli istituti scolastici forniscano un’adeguata pubblicità preventiva ai genitori sul contenuto di eventuali progetti di educazione alle differenze di genere, nonché sul contenuto degli spettacoli e degli eventi ludici proposti.”

Art. 5

Integrazione dell’articolo 56 della legge provinciale sulla scuola 2006

  1. Alla fine del comma 2 ter dell’articolo 56 della legge provinciale sulla scuola 2006 sono inserite le parole: “, promuovendo comunque l’effettivo coinvolgimento dei genitori e delle famiglie nella definizione dei piani di studio”.

Art. 6

Integrazione dell’articolo 72 della legge provinciale sulla scuola 2006

  1. Alla fine della lettera b) del comma 2 dell’articolo 72 della legge provinciale sulla scuola 2006 sono inserite le parole: “, e le modalità per garantire che questi libri non promuovano le teorie di genere”.

Art. 7

Integrazione dell’articolo 2 della legge provinciale 2 marzo 2011, n. 1 (legge provinciale sul benessere familiare 2011)

  1. Alla fine della lettera a) del comma 2 dell’articolo 2 della legge provinciale sul benessere familiare 2011 sono inserite le parole: “, garantendo che non ne siano violate le convinzioni filosofiche, morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione di genere”.

Art. 8

Integrazione dell’articolo 16 della legge provinciale sul benessere familiare 2011

  1. Alla fine del comma 4 dell’articolo 16 della legge provinciale sul benessere familiare 2011 sono inserite le parole: “I marchi garantiscono anche che i soggetti cui essi sono rilasciati si astengano dal promuovere o pubblicizzare le teorie di genere.”

Esito dell'iniziativa

 

Disegno di legge presentato il 20 settembre 2016, in attesa di discussione. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: disegno di legge n.156/XV

 

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 21 settembre 2016:

 

no-alle-teorie-di-genere-a-scuola

 

 

L’articolo sul quotidiano “Corriere del Trentino” del 21 settembre 2016:

 

no-fiabe-gender-a-scuola

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Trento, una legge per impedire la diffusione del gender nelle scuole

 

 

 

 

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