Vallarsa, chiusura delle ultime attività: un campanello d’allarme per l’Autonomia.

La recente denuncia riportata dai quotidiani locali sulla chiusura di un piccolo negozio di alimentari nel Comune di Vallarsa è un campanello d’allarme per la nostra autonomia. E’ un altro tassello dell’inesorabile agonia dei piccoli centri di montagna: una storia che parla di spopolamento, di lavoro che non c’è, di lontananza della politica.

Se noi vogliamo mantenere vivo tutto il territorio della provincia, allora dobbiamo evitare l’esodo dalla montagna: in tutto il corpo deve circolare sangue, altrimenti inizia ad andare in cancrena. Siamo un territorio di montagna, anche se spesso pare che a Trento ci si dimentichi di questo: il 70% del nostro territorio è sopra i 1000 metri e solo l’8% è pianura, e perciò dobbiamo fare una politica che tenga conto di questa condizione. L’operaio, l’artigiano, il contadino, non rimane nel proprio paese se non può viverci, se non ha un lavoro, un reddito, un certo standard di vita. Se noi non creiamo le condizioni perché queste persone possano stare nel loro territorio, prima o poi si sposteranno tutti in città, che certamente non potrà dare risposte a tutti.

Un paese che non è popolato, un paese dove la propria gente scappa, è un paese morto. Se la gente va via, per tornare al caso della Vallarsa, li non puoi mantenere un negozio. E quando va via l’ultimo negozio va via anche un pezzo di cultura, perché un negozio non è solo distribuzione di generi alimentari, ma è anche un punto di incontro sociale, dove si ritrovano gli abitanti, gli anziani, i turisti. In tutti i paesi c’è bisogno di un bar, di un ristorante, di una cassa rurale (non un bancomat, che con quello non si può parlare), di un ufficio postale, di un asilo, di una casa della cultura per tutte le associazioni…

Il Trentino ha 538 mila abitanti, siamo una realtà piccola, però abbiamo quasi 6 milioni di turisti, con 9,5 milioni di pernottamenti nella stagione estiva e 6,7 nella stagione invernale. Ci definiamo, a ragione, una realtà turistica. Se la gente del posto se ne va, anche i turisti non hanno più motivo per venire. Non vengono a vedere solo un lago, un prato o qualche albero, senza strutture primarie e secondarie: loro vogliono girare, vogliono vedere la festa del paese, una malga, assaggiare i prodotti tipici del posto, vogliono vedere le tradizioni e la cultura locale, camminare tra le nostre montagne. E tutto questo può essere garantito solo da chi quel territorio lo abita quotidianamente e lo mantiene con amore.

Noi abbiamo il grande vantaggio dell’Autonomia, che ci permette di fare leggi che tengono conto della nostra realtà. In questo caso pare proprio che la politica non abbia saputo riconoscere il problema, concentrando attenzioni sul fondovalle, quando invece dovrebbe essere la città a fungere da volano per il resto del territorio. L’auspicio è che la politica provinciale possa ritarare le proprie priorità, garantendo attenzione a chi tiene vivi i nostri paesi e presidia le zone più difficili, per tornare a fare una politica per il territoriouna politica veramente autonomista.

La politica provinciale non può ridursi ad una fantasia filosofica, ma deve essere uno strumento concreto per dare risposte ai problemi della propria gente. Certo che per risolvere i problemi, bisogna prima saperli riconoscere.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata ai quotidiani locali il 18 gennaio 2018.

 

 

 

 

La lettera su “La Voce del Trentino”: Vallarsa, chiusura delle ultime attività: un campanello d’allarme per l’Autonomia.

 

 

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