7 milioni di euro gettati al vento: fallimento della Provincia nella gestione dei Fondi Europei

Sul sito internet della PAT (Programmazione FESR 2014-2020), è pubblicato un articolo intitolato “Fondi comunitari, un’opportunità concreta di sviluppo del Trentino” nel quale si afferma che Si tratta di un bilancio positivo – confermato oggi dall’approvazione dei rapporti finali da parte del Comitato di sorveglianza – a dimostrazione della valenza economica e sociale delle risorse comunitarie, integrate con fondi statali e provinciali”. L’articolo precisa che il 29 marzo 2017 si è riunito il Comitato di sorveglianza dei Programmi operativi Fse e Fesr, organismo composto dal partenariato istituzionale nazionale/provinciale ed economico-sociale locale, incaricato del monitoraggio dell’attuazione degli interventi cofinanziati dai due fondi strutturali nella Provincia autonoma di Trento. Il Comitato ha approvato i Rapporti finali di esecuzione relativi alla programmazione 2007/2013 dei due fondi europei, con l’obiettivo di chiudere la rendicontazione entro il 31 marzo, come previsto dalla normativa europea (le spese finanziate, tuttavia, sono quelle sostenute fino al 31 dicembre 2015). Erano presenti il dirigente generale Fabio Scalet (in qualità di presidente dei lavori) e il dirigente del Servizio Europa Michele Michelini.

Insomma, l’ufficio stampa della PAT ci informa che la gestione dei fondi europei è stata un successo, tranne che per un “piccolo dettaglio”. Nonostante l’impegno a minimizzare e nascondere l’accaduto, un confronto tra i dati indicati nel comunicato e i dati taciuti (ma contenuti in altri documenti) consente di capire che non tutte le risorse FESR sono state utilizzate. La differenza tra somme assegnate e somme utilizzate consente di individuare un mancato utilizzo di oltre 7.000.000 di euro (7 milioni). Per l’esattezza si tratta di 7.058.913,63 euro che la PAT non è riuscita a spendere per tempo, e che dovrà restituire all’Europa.

Nel dettaglio, il comunicato dell’ufficio propaganda della PAT dice: “Nonostante le risorse complessivamente impegnate e concesse dall’amministrazione provinciale per il finanziamento dei progetti di investimento siano state superiori a 76 milioni di euro, il rapporto finale di esecuzione mostra un tasso di attuazione finanziaria del programma operativo pari a circa l’89% per un totale di spesa certificata di euro 55.418.864,37, che sconta le difficoltà del sistema economico trentino, in particolare nei settori dell’edilizia e del relativo indotto, aree prioritarie di intervento del programma. I dati di realizzazione fisica degli interventi finanziati sono peraltro positivi e gli obiettivi della programmazione possono dirsi raggiunti”.

Le ragioni di tale incapacità, che la PAT continua a definire “bilancio positivo”, sono ascritte alle “difficoltà del sistema economico trentino”. Proprio così! Per la Provincia di Trento, l’incapacità di utilizzare le risorse europee è colpa delle aziende trentine, non certo della Giunta e degli assessori provinciali che sono pagati per gestirle, possibilmente bene! Strano davvero, anche le altre regioni d’Italia vivono un momento di difficoltà economica, in molti casi anche peggiore del nostro, ma proprio per questo non si sognano nemmeno di sprecare risorse economiche, tantomeno quelle europee.

Ma andiamo per ordine, poiché al termine di un periodo di programmazione durato 7 anni, quindi un tempo sufficiente per poter recuperare eventuali défaillance iniziali, è doveroso per un consigliere provinciale fare il punto della situazione, e chiedere conto delle inefficienze del sistema.

Iniziamo con il Fondo sociale europeo (FSE). Dai dati presentati dalla PAT sembra che i “soldi europei” siano stati utilizzati (diversamente dal FESR), ma non possono passare sotto silenzio gli articoli apparsi, anche di recente (ma non solo), sulla stampa locale.

Il “Corriere del Trentino” intitolava “Corsi Fse fantasma, società condannata”, e ancora “Fse, corsi fantasma: 59 indagati”. Nel concreto l’articolo partiva da un indagine di polizia e riportava: “Il caso, scoppiato nel marzo del 2016, aveva fatto scalpore. Diverse società trentine erano finite nel mirino della magistratura trentina per presunti corsi «fantasma» finanziati dal Fondo sociale europeo e anticipati dalla Provincia. L’indagine, condotta dalla guardia di finanza di Trento, aveva coinvolto sei aziende”, e ancora, in altro articolo si diceva: “Gli investigatori del nucleo di polizia tributaria hanno tolto il velo a un presunto complesso sistema di frode attraverso il quale venivano indebitamente incassate somme del fondo sociale europeo e della Provincia destinate ad interventi «anticrisi» di formazione e aggiornamento del personale delle imprese private. L’indagine denominata «Ghost», partita alcuni mesi fa, ha portato all’apertura di sette procedimenti penali”, il “Gazzettino del nord est” intitolava “Corsi di aggiornamento fantasma: 59 denunce per truffa alla Ue e precisava “Si tratta di 16 rappresentanti legali e 12 dipendenti di società private, 29 professionisti e docenti e 2 revisori si sono resi responsabili dei reati di falsità ideologica e materiale in atti, truffa aggravata nei confronti dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture”, e ancora “Sono state inoltre segnalate 6 società che curavano i corsi per responsabilità amministrativa dipendente da reato. Dietro ai falsi progetti, si nascondeva un articolato meccanismo ovvero la richiesta di ingenti contributi pubblici”. L’articolo del Gazzettino concludeva dicendo “La Guardia di Finanza di Trento ha anche esaminato le modalità di rendicontazione finanziaria degli interventi formativi. Le investigazioni sulle procedure di affidamento e sull’attività svolta dalla società di audit, che avrebbe dovuto procedere a tali controlli, hanno messo in luce alcune gare d’appalto vinte grazie alla presentazione di offerte contenenti falsi curricula dei propri revisori, in modo da ottenere un punteggio migliore dei concorrenti, mentre l’attività di revisione veniva poi assicurata da prestazioni eseguite da terzi, attraverso subappalti non autorizzati, provocando l’indebita aggiudicazione e l’irregolare esecuzione di due appalti, per un ammontare complessivo di circa 300.000 euro. L’esito delle indagini ha comportato anche la denuncia di 50 persone alla Procura Regionale della Corte dei Conti, per un danno erariale di circa 800.000 euro, costituito sia dai finanziamenti indebitamente percepiti sia dal cosiddetto «danno alla concorrenza» relativo agli appalti illegittimamente aggiudicati, a cui garanzia è stato eseguito il sequestro conservativo di un immobile.”.

Insomma, un palese fallimento per l’Ufficio FSE della Provincia di Trento, per il dirigente del Servizio Europa che è anche Autorità di gestione dei fondi europei, e soprattutto per l’assessore Olivi che ne dispone le scelte politiche. Fallimento che riguarda sia l’organizzazione dei corsi, sia l’individuazione delle società chiamate a controllarne la correttezza dei conti (la cd. “rendicontazione”). I giornali ci raccontano di una vera e propria filiera, in cui tutti i commensali mangiavano fino a scoppiare. E, naturalmente, la Provincia autonoma di Trento non si accorgeva di nulla. O almeno così vogliono farci credere. Viene spontaneo chiedersi: ma il “Comitato di sorveglianza” dei fondi europei, cosa sorvegliava? E i “rapporti annuali” e ancor di più “il rapporto finale” approvato dal Comitato di sorveglianza non dicono nulla a riguardo? Articoli su articoli della stampa, indagini delle forze dell’ordine, denunce da parte della Procura della Repubblica, financo rinvii a giudizio e sequestri conservativi di beni immobili e nessuno ha mai trovato nulla di strano? Ma non è finita.

Qualunque cittadino, a fronte di tali notizie giornalistiche (peraltro è immaginabile che i membri della commissione di vigilanza avessero accesso a qualche informazione in più rispetto ai normali cittadini), avrebbe cercato di capire se tali risorse avevano perlomeno prodotto qualche utilità alle persone, spesso giovani, che a tali corsi di formazione si iscrivevano. Ebbene, una semplice ricerca in internet avrebbe consentito di scoprire alcune testimonianze molto negative lasciate sui blog dai giovani che avevano frequentato i corsi di formazione del FSE. Di seguito, riporto alcuni dei commenti lasciati (tralascio volutamente le espressioni di disappunto più forti) da questi giovani, in alcuni casi laureati, quindi con una preparazione e maturità che gli consente di esprimere giudizi consapevoli: “l’organizzazione del corso post-laurea FSE è stata approssimativa, molti insegnanti non all’altezza e l’esperienza di tirocinio assolutamente inutile”, sospetti (leciti) sulla serietà delle prove di ammissione, non c’è mai trasparenza, “Con uno sguardo d’insieme, il corso ha fornito tante infarinature riguardo tante tematiche, senza approfondire nulla”, “Questa opportunità, pagata profumatamente con soldi pubblici, è sfumata e si è trasformata quasi in una vacanza, tre settimane per scoprire tutti gli angoli di Londra”, “Appurato il fatto che il corso è stato complessivamente inutile, gli studenti hanno voltato lo sguardo sui soldi in arrivo… Già, perché, oltre all’indennità, fino a 1.500 euro, i partecipanti in svantaggio economico hanno diritto anche alla borsa di studio. 3.000 euro, stanziati dal fondo. Avete capito bene: indennità e borsa di studio”, “chi riceve anche la borsa di studio da 3000 euro esce soddisfatto per forza”, “opportunità pagata profumatamente con soldi pubblici”, “Ho assistito a quasi 300 ore di lezione dove non ho imparato niente, “Una tortura più che un corso. Soldi dell’UE buttati nel cesso, “Ho concluso da qualche tempo il corso ed il relativo tirocinio, e con rammarico devo ammettere che anche da me si è verificato esattamente tutto ciò che è stato raccontato: didattica pessima, organizzazione carente, viaggio all’estero assolutamente marginale ed insignificante, mentre l’esperienza dello stage utile solo a scaldare la sedia e fare fotocopie.”. Questo è il livello di soddisfazione di coloro (almeno di una parte) che hanno frequentato i corsi di formazione organizzati dalla Provincia di Trento attraverso il fondo sociale europeo. E il Comitato di “sorveglianza” che dice? E il dirigente del Servizio Europa, che è anche Autorità di gestione del FSE? E la Giunta provinciale e l’assessore Olivi? Un silenzio assordante… ma del resto si tratta di “un bilancio positivo”!

Passiamo adesso al Fondo Europeo di sviluppo regionale (FESR). La stessa PAT dice che, a fronte di 62.477.778 euro assegnati, la Provincia di Trento ne ha utilizzati 55.418.864,37. Il dato viene fornito dallo stesso Comitato di sorveglianza, ed è indicativo della capacità, o meglio della incredibile incapacità della Provincia autonoma di Trento nella gestione delle risorse europee. Ci sono oltre 7.000.000 di euro che la PAT dovrà restituire all’Unione europea perché non è stata in grado di utilizzarli, nonostante abbia avuto molti anni per spenderli. Va infatti precisato che le regioni italiane, compresa la Provincia autonoma di Trento, hanno avuto 7 anni per “spendere” le risorse assegnate. Ebbene, in 7 anni il Servizio Europa della Provincia autonoma di Trento non è riuscito a spendere poco più di 60 milioni di euro, quando altre regioni, nello stesso tempo, hanno speso oltre 3 miliardi di euro (vedi le regioni del Mezzogiorno). E poi la Giunta Rossi dice ai cittadini che non ci sono soldi e che bisogna chiudere i punti nascita, le guardie mediche, tagliare i servizi e bloccare i contratti ai dipendenti… eppure con un decimo di quei soldi si potevano tenere aperte le guardie mediche, con un quinto di quei soldi si potevano dotare tutti gli ospedali del trentino di nuovi apparecchi per le mammografie, con metà delle cifra si potevano tenere aperti i punti nascita delle valli. Altro che mancano i soldi… mancano le capacità di spenderli, manca la capacità di fare programmazione, manca la vigilanza sullo stato di avanzamento della spesa. L’unica cosa che c’è, in abbondanza, è la tracotante arroganza della politica di centrosinistra, e dei suoi fiduciari, incapace nei fatti e boriosa nei proclami dei comunicati stampa!

Conseguenza dell’incapacità della Provincia, di cui si chiede conto sia all’assessore Olivi che al dirigente in carica Michele Michelini (peraltro figlio del noto Renzo Michelini, già dirigente generale della Provincia autonoma di Trento, assessore ed infine senatore della Repubblica, neanche a dirlo, del centrosinistra) è che le risorse non spese non potranno essere certificate e quindi entrerà in azione il meccanismo del “disimpegno automatico” ricordato dallo stesso vicepresidente Alessandro Olivi, che comporta la perdita delle risorse stanziate a favore del Trentino.

Non va dimenticato l’intervento dell’assessore Daldoss alla giornata dell’Europa, come riportato dal quotidiano “Trentino” del 13 maggio: “Oggi l’Europa è un’opportunità di finanziamento che dovremo considerare più che in passato, stante la crisi dei finanziamenti ordinari”. Belle parole. Forse sarebbe stato meglio parlare meno e fare meno convegni nelle valli e “considerare” con maggior attenzione le “opportunità” fornite dai “finanziamenti (europei) ordinari”, quelli che la Provincia ha gettato al vento, invece che investirli nelle valli del Trentino, sempre più abbandonate e snobbate dalla politica di centrosinistra.

Ma vediamo meglio i dati, che assumono un significato più preciso – e tragico – se confrontati con quelli delle altre regioni, che per il centrosinistra trentino sono sempre “in affanno” e bisognose di aiuto, stante la “competenza” dei politici trentini. I dati sono contenuti nel sito del Ministero per la coesione territoriale (www.opencoesione.gov.it), dove sono evidenziati dati ed informazioni relative alle risorse europee assegnate e spese dalle regioni italiane. In particolare, il sito espone una tabella che indica, per ciascun fondo europeo, per ciascuna regione (per il Trentino Alto Adige sono distinte le due Province autonome), ed anche per ciascuna data intermedia di rendicontazione, lo “stato di avanzamento” della spesa. Basta dare un’occhiata a tale tabella per rendersi conto che la Provincia di Trento non ha mai gestito in maniera efficace tali risorse.

I dati pubblicati dal governo (sulla base di quanto comunicato da ciascuna regione) sono i seguenti:

Data di certificazione della spesa Importo certificato rispetto ai 62.477.778 euro assegnati % di avanzamento della spesa certificata (rispetto ai 62.477.778 euro assegnati)
31/01/2009 1.040.296 euro 1,6 %
31/12/2009 4.765.359,37 euro 7,6 %
31/12/2010 11.097.189,67 euro 17,7 %
31/12/2011 21.639.215,97 euro 34,6 %
31/12/2012 31.122.105,14 euro 49,8 %
31/12/2013 37.365.390,04 euro 59,8 %
31/12/2014 39.104.372,79 euro 62,5 %
31/12/2015 39.104.372,79 euro 62,5 %
31/12/2016 46.092.947,57 euro 73,7 %

 

A questo dato va aggiunto quello approvato di recente dal Comitato di “sorveglianza”:

29/03/2017 55.418.864,37 euro 88,7 %

 

Dall’esame dei dati risulta evidente che la Provincia di Trento non ha avuto la capacità di utilizzare le risorse europee sin dall’inizio. Infatti al 31/12/2013, data di chiusura della programmazione (2007-2013), la Provincia di Trento aveva certificato poco più della metà delle spese (37.365.390,04 euro). Negli anni successivi la Provincia riesce a fare ancor peggio, la certificazione delle spese resta infatti bloccata per 2 anni (2014 e 2015) al 62% del totale assegnato. Ma cosa aspettava la Provincia? A chi è imputabile questo ritardo nella trasmissione/rendicontazione delle spese all’Unione europea? E il dirigente del Servizio Europa cosa aspettava? Era a conoscenza del fatto che le spese erano talmente “in ritardo” da rischiare di perdere denaro pubblico (cosa puntualmente accaduta) per colpa delle gravi incapacità della provincia? E i dirigenti susseguitisi alla guida del Servizio Europa cosa hanno fatto per evitare il disastro? E il comitato di sorveglianza, che come dice il nome doveva sorvegliare, cosa ha fatto in questi anni? Da chi è composto, e come è possibile che nessuno abbia detto nulla rispetto al rinnovarsi di dati negativi dal 2009 al 2017?

Negli stessi anni, le regioni italiane facevano meglio della Provincia di Trento. Basti citare il dato delle spese certificate al 31/12/2016: tutte le regioni italiane presentano una spesa migliore di quella della Provincia di Trento. Tutte, anche le regioni meridionali, storicamente meno abili nella gestione delle risorse pubbliche hanno fatto meglio, molto meglio. Soprattutto se si considera che regioni come Calabria, Campania, Puglia Sicilia e Basilicata, dovevano spendere una mole incredibile di risorse FESR, dai 600 milioni della Basilicata agli oltre 4,5 miliardi di euro della Campania… altro che i 60 milioni della PAT.

Infine, tanto per citare l’ultima delle stranezze nella gestione FESR della Provincia di Trento, è utile richiamare la deliberazione della Giunta provinciale n. 648 del 28 aprile 2017, nella quale si descrive una situazione a dir poco “originale”. Nella premessa della delibera, si spiega che a seguito di un controllo svolto nell’anno 2013, il Servizio Europa si accorge che Trentino Sviluppo spa, incaricata di gestire le risorse europee seed money, aveva indebitamente erogato un contributo di quasi 120.000 euro a fronte di un contributo massimo concedibile pari a 100.000 euro. Il finanziamento viene erogato da Trentino Sviluppo, ma stranamente il recupero delle somme spetta al Servizio Europa della Provincia, il quale, a distanza di 4 anni dall’accertamento, non riesce ancora a recuperare l’indebito, a causa di una posizione rigorosa della società che, ritenendo di aver agito in buona fede, reclama l’applicazione dell’art. 21 nonies della legge 241/1990 che impedisce di annullare i provvedimenti di autorizzazione di vantaggi economici, una volta decorsi 18 mesi dall’adozione. La delibera conclude disponendo una “riduzione del contributo” a suo tempo erogato (ci sono voluti 4 anni), che la società dovrà restituire alla Provincia le maggiori somme ricevute per errore (da Trentino Sviluppo Spa), nonché la previsione che in caso di mancata restituzione delle somme da parte della società, “si provvederà a chiedere la restituzione delle medesime a Trentino sviluppo Spa”.

Anche questo caso palesa la confusione di ruoli e i disservizi provocati a danno di imprese che ricevono in buona fede contributi che poi devono restituire, per giunta maggiorati degli interessi legali. Vengono subito in mente i funesti esiti delle politiche renziane, a partire dalla genialata degli 80 euro, che oggi vengono chiesti di ritorno ad ignari cittadini in buona fede.

Premesso quanto sopra, si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

  1. In che data e per quali motivi la Giunta provinciale ha disposto il trasferimento della dottoressa N.C. dalla dirigenza del Servizio Europa della P.A.T. ad altro incarico.
  2. Per quale motivo la dottoressa N.C. è stata spostata a poco più di un anno dalla chiusura del termine finale di rendicontazione e/o certificazione dei fondi europei, dopo che ne aveva seguito l’iter sin dall’inizio e quindi aveva ampia e dettagliata conoscenza dello strumento, oltreché memoria storica dell’accaduto.
  3. Qual era la spesa rendicontata e/o certificata all’Unione europea alla data del trasferimento della dottoressa N.C.
  4. Per quali motivi la Giunta provinciale ha nominato dirigente del Servizio Europa il dott. Michele Michelini.
  5. Se corrisponde al vero che il dottor Michelini, prima di essere nominato dirigente del Servizio Europa, è stato dirigente dell’Agenzia provinciale per gli incentivi alle attività economiche, e se, in qualità di dirigente di tale Agenzia, abbia adottato i provvedimenti amministrativi di assegnazione/concessione di una parte di quei contributi europei che oggi, in qualità di dirigente del servizio Europa, è chiamato a verificare e certificare.
  6. Se non ritenga sussistere un conflitto di interessi in capo al dottor Michelini, posto che nel precedente incarico di dirigente dell’Agenzia incentivi ha gestito le procedure di assegnazione delle risorse europee ed oggi è chiamato a verificarne il corretto utilizzo. Come pensa la Giunta provinciale di procedere per non incorrere in una palese violazione delle norme sulla prevenzione della corruzione e dello stesso piano provinciale anticorruzione.
  7. Quali sono le aziende che non hanno utilizzato i finanziamenti/contributi concessi (il comunicato stampa parla di 76 milioni di euro di investimenti “finanziati”), e per quale ragione (rinuncia, mancata realizzazione dell’investimento, fallimento o altra motivazione). In particolare, si chiede l’elenco delle aziende che non hanno utilizzato i contributi concessi, distinte per avviso/bando e con indicazione della tipologia di investimento finanziato e del servizio provinciale o della struttura esterna incaricata della concessione/erogazione del contributo.
  8. Una volta concesso il finanziamento o contributo, chi (quale servizio provinciale o società incaricata) e quali strumenti sono stati adottati per monitorare lo stato di avanzamento dell’iniziativa ed il conseguente concreto utilizzo dei contributi assegnati.
  9. Da chi è composto il comitato di sorveglianza, e quali membri di tale comitato hanno chiesto precisazioni in occasione degli incontri/sedute e/o in occasione dell’approvazione delle relazioni periodiche (dal 2009 ad oggi). Ed eventualmente, quali risposte siano state date e da chi a tali interrogativi. Si richiede copia dei verbali da cui risultano le richieste e le risposte.
  10. Quali verifiche ed azioni abbia attivato, e nei confronti di chi (dirigenti del servizio Europa e/o delle strutture provinciali o società di sistema impiegate nella gestione) per risarcire le risorse “perdute” a causa dell’incapace utilizzo/gestione delle risorse europee.
  11. Se della perdita di oltre 7 milioni di euro sia stata informata la Corte dei conti e la Procura della Repubblica, e se siano in corso procedimenti finalizzati al recupero del danno erariale.
  12. Quali spese siano state ad oggi rendicontate e/o certificate all’Unione europea con riferimento alla programmazione 2014-2020, distinte per ciascun fondo (FSE e FESR).
  13. Quali e quante azioni e/o avvisi siano stati attivati fino ad oggi al fine di utilizzare le ingenti risorse assegnate alla PAT attraverso i due fondi (che ammontano ad oltre 218 milioni di euro). Si chiede di distinguere le azioni/avvisi per ciascuno dei due fondi.
  14. Se corrisponde al vero quanto pubblicato sul sito (fesr.provincia.tn.it), ovvero che, dopo 3 anni dall’inizio della programmazione, la PAT ha attivato un solo avviso (n. 1/2016) per l’utilizzo delle risorse FESR 2014-2020, impegnando circa 4 milioni di euro su oltre 108 milioni a disposizione, e, in caso affermativo, quali sono le ragioni di tale rallentamento e quali comportamenti abbia intenzione di assumere per recuperare il ritardo nell’utilizzo delle risorse europee, ed evitare di replicare il fallimento della precedente programmazione 2007-2013.
  15. Quali sistemi di monitoraggio sullo stato di avanzamento della spesa siano stati previsti, e quali azioni ipotizzate in caso di ritardo nella rendicontazione/certificazione della spesa entro i termini stabiliti.
  16. Quali sono, oltre al Servizio Europa, gli altri servizi provinciali e le strutture/società individuate e/o incaricate di gestire le risorse comunitarie.
  17. Se corrisponde al vero che, negli ultimi 12 mesi, alcuni funzionari in forza al Servizio Europa sono stati assegnati o verranno assegnati ad altri servizi della Provincia. In particolare si chiede di sapere i nomi dei funzionari, l’ufficio di provenienza (FSE o FESR) e quello di assegnazione, le motivazioni del trasferimento, se e come è stato acquisito il loro consenso al trasferimento, e da chi verranno sostituiti nello svolgimento delle mansioni precedentemente svolte;
  18. Per quale motivo, a fronte di un’indebita assegnazione di contributi da parte di Trentino Sviluppo Spa (delibera giunta provinciale n. 648 del 28 aprile 2017) la Provincia non ha chiesto direttamente a tale soggetto il rimborso del maggior importo erogato, ed al contrario ha impegnato i propri uffici per 4 anni? Per quale motivo questo “trattamento di favore”?
  19. Se corrisponde al vero che l’ex senatore Renzo Michelini, padre del dirigente del Servizio Europa, è titolare o socio o collaboratore di aziende che hanno organizzato corsi di formazione finanziati dalla Provincia autonoma di Trento (compreso il FSE), oppure di società che hanno svolto attività di rendicontazione, oppure di società che hanno sottoscritto contratti con il Servizio Europa o con altri Servizi della Provincia autonoma di Trento. Si chiede copia di tali contratti.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

Esito dell'iniziativa


Interrogazione a risposta scritta presentata l’11 luglio 2017. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 4776/XV  


Risposta ricevuta il 9 novembre 2017: risposta interrogazione 4776 – Fondi Europei        



L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 12 luglio 2017:  

   


L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 12 luglio 2017:  

       



L’articolo su “La Voce del Trentino”: Accertato il fallimento della Provincia nella gestione dei Fondi europei: 7 milioni di euro gettati al vento    


L’articolo su “Secolo Trentino”: Il fallimento della Provincia nella gestione dei fondi europei: 7 milioni di euro gettati al vento    


L’articolo su “Agenzia giornalistica Opinione”: Fondi europei Provincia Trento, Cia: fallimento accertato, 7 milioni al vento    



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