Accattoni di professione: ormai parte dell’arredo urbano?

La richiesta di elemosina è lecita purché sia una legittima richiesta di umana solidarietà, volta a far leva sul sentimento della carità.

A Trento sta però dilagando una sorta di accattonaggio organizzato che spesso è praticato in modo ripugnante, vessatorio, molesto e che arriva perfino a simulare deformità o malattie, adoperando anche mezzi fraudolenti per richiamare l’attenzione e suscitare compassione e pietà dei passanti. Basta recarsi alla stazione dei treni di buon mattino (dalle 6:30 alle 7:00 ) per incontrare i tanti professionisti accattoni che, dopo un breve briefing in cui si spartiscono la città, durante il giorno incontriamo ovunque davanti a chiese, ospedali, centri commerciali, scuole, cimiteri, ecc. Ormai sono parte dell’arredo urbano anche se i loro volti continuano a cambiare perché hanno raggiunto il budget preventivato, si spostano e cedono il posto ad altri: turnover come in un’azienda.

La nostra città sembra diventata la meta preferita del turismo degli accattoni, che evidentemente si sentono a casa loro. Eppure cosi non dovrebbe essere, visto che il regolamento di polizia urbana all’art. 85 (“Norme di convivenza”) vieta, sul territorio comunale, di “mendicare nelle fiere e nei mercati, davanti a edifici pubblici, ospedali, scuole“, e per chi viola tale disposizioni ha previsto una sanzione amministrativa che può andare da 27,00 a 162,00 euro. E allora perché il nostro territorio è così gettonato? La risposta è subito data: nel nostro comune le sanzioni fioccano, ma non tutti sono tenuti pagarle. Se ad esempio sei automobilista indisciplinato e ricevi una contravvenzione, non hai alternative: o paghi o la riscossione sarà coattiva, ti portano via anche la casa; se invece, magari senza fissa dimora, ti dai all’accattonaggio, puoi permetterti di non pagare e di continuare indisturbato a fare cassa e a fare quello che vuoi.

Dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2012 il personale della polizia locale di Trento ha elevato complessivamente 434 violazioni dell’articolo di cui sopra, di queste solo 1 è stata pagata per un importo pari a 55 €. Neppure sufficiente per pagare il cartaceo dei restanti verbali di violazione non saldati.

Premesso quanto sopra si interroga il signor Sindaco per sapere:

  • se può riferire all’aula a quale ente il comune ha affidata la riscossione delle violazioni e per quale motivo l’esito è stato negativo;
  • se può indicare a quanto ammonta la spesa sostenuta dal comune a favore dell’ente preposto alla riscossione, per l’apertura delle 434 istruttorie;
  • se, visto l’inefficacia e la non applicabilità di alcuni aspetti dell’art. 85, non ritenga opportuno individuare altri strumenti per dissuadere e contrastare l’accattonaggio, sempre che l’amministrazione di questa città abbia la volontà di farlo.

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione depositata il 19 aprile 2013. Risposta data dal Sindaco nella seduta del 5 novembre 2013.

 

Leggi la risposta nell’estratto della seduta, al termine della quale il Sindaco sbotta per una mia battuta sulla gestione del caso “piazza della Portéla”:

 

Risposta – Accattoni di professione

 

 

Allegati:

 

L’argomento è approfondito negli articoli sui quotidiani locali: Accattoni professionisti in centro città

 

Documento ufficiale del Comune di Trento: sanzioni per accattonaggio e riscossioni

 

Leggi l’approfondimento sul regolamento di Polizia urbana

 

La mia lettera a “l’Adige”: Non si vuole risolvere il problema accattonaggio


Se ne occupa anche “l’Espresso” citando anche il Comune di Trento: Il Comune sequestra le elemosine

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