Accertamento non autosufficienza in Medicina Legale, Cia (FdI): “Vanno ripristinate le visite in presenza; si dia attuazione alla mia proposta di risoluzione approvata in Consiglio provinciale”

Lo scorso marzo il Consiglio provinciale di Trento approvava all’unanimità la mia proposta di risoluzione (n. 73/XVI) volta da un lato a far sì che le visite medico-legali per accertare la non autosufficienza avvenissero in presenza adottando tutte le procedure di contenimento dell’emergenza Covid-19 per la sicurezza dei pazienti e dall’altro a riconvocare i pazienti a cui era stata negata la visita in presenza al fine di accertare il loro reale stato psicofisico.

E’ con grande disappunto che devo constatare che – a quattro mesi di distanza – questo impegno è rimasto sulla carta, con le visite medico-legali finalizzate a stabilire il grado di invalidità e a verificare la sussistenza dei requisiti necessari ad ottenere l’Assegno di Accompagnamento che si svolgono ancora sulla base della sola documentazione presentata a corredo della domanda e senza un esame obiettivo del paziente. Avevo già evidenziato come tutto ciò causasse molti disagi e ingiustizie alla nostra cittadinanza, posto che quasi sempre la documentazione sulla base della quale la Medicina Legale è chiamata ad esprimersi è rappresentata da lettere di dimissioni di ricoveri precedenti e da visite specialistiche fatte in data spesso molto anteriore rispetto a quando si è assistito ad un effettivo aggravamento del quadro clinico del paziente che ha reso necessaria la richiesta della visita medico-legale. Vorrei ricordare come l’aggravamento nel caso degli anziani, per fare un esempio, dovrebbe essere certificato da una successiva visita del geriatra e da una visita del fisiatra, ma è evidente che – alla luce delle lunghissime liste di attesa che caratterizzano queste professionalità – risulta impossibile fornire documentazione aggiornata allo stato in cui si è determinata la necessità di effettuare la domanda di invalidità.

E’ poi da evidenziare come – nella situazione attuale – vi sia una maggiore probabilità di essere presi in considerazione per il rilascio dell’infermità che dà diritto all’Assegno di Accompagnamento qualora la richiesta venga inoltrata dagli uffici ospedalieri a seguito di un ricovero, a differenza di quando la richiesta viene presentata dal medico di medicina generale.

Il perdurare di questa situazione non è accettabile in quanto in molti casi nega a prescindere il riconoscimento della non autosufficienza e un aiuto alle tante famiglie che si prendono cura dei propri cari.

Cons. Claudio Cia – Presidente del Gruppo consiliare Fratelli d’Italia

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