Accoglienza migranti, a Pergine un caso eclatante di mancato coinvolgimento dei cittadini residenti

Una coppia di lavoratori residenti a Pergine Valsugana, che abitano al secondo piano di una casa bifamiliare strutturata su due piani e con molti spazi in comune, sono stati informati casualmente dalla proprietaria dell’appartamento sottostante che lo stesso sarebbe stato affittato al “Cinformi” (Centro Informativo per l’Immigrazione) nel quale intende ospitare sei giovani profughi/migranti giunti in Provincia.

La coppia ha contattato il “Cinformi” per chiarimenti ma ad una prima telefonata non avrebbero ricevuto risposte per presunti problemi di privacy. In una successiva telefonata al “Cinformi” i residenti hanno comunicato delle criticità legate agli scarichi delle acque nere dell’appartamento, in parte a dispersione, e che per questo non sarebbero adatti a soddisfare un’utenza così numerosa. In tale occasione però, la coppia apprendeva che l’addetto provinciale preposto alle verifiche dell’idoneità dell’immobile avrebbe già effettuato il sopraluogo dichiarandolo conforme ai requisiti richiesti.

La coppia si è rivolta quindi al Sindaco di Pergine che, pare, sapesse del loro arrivo ma non della loro collocazione così come già si era verificato in passato. Nella discussione successiva è emersa l’impossibilità di investimenti per l’edilizia pubblica e per la ristrutturazione di edifici dismessi presenti nel territorio perginese, per cui si cercavano case per l’inserimento di piccoli gruppi di profughi, evitando grandi agglomerati di persone con etnie diverse che potevano creare problemi di ordine pubblico e conflitti all’interno del loro stesso gruppo. È quindi da preferire la coabitazione di un piccolo gruppo della stessa etnia all’interno di residenze private ove reperibili.

Peccato che in questo caso la coppia residente direttamente interessata, non sia stata né coinvolta né informata preventivamente di quanto stava avvenendo, venendo la stessa a conoscenza dei fatti quasi casualmente e comunque mai dai preposti all’accoglienza. Nella fattispecie le persone alle quali la coppia si erano rivolti per avere informazioni del tutto lecite, non hanno saputo – o voluto – fornire informazioni chiarificatrici, ma anzi, avrebbero usato espressioni moralistiche e colpevolizzanti che hanno generato nella coppia vissuti di imposizione, violazione e limitazione della libertà personale all’interno del proprio luogo di vita.

Se questo è il livello di informazione e di coinvolgimento riservato ad una singola famiglia direttamente interessata da un progetto di accoglienza, appare improbabile che maggiore possa essere l’informazione e il coinvolgimento destinati ad un’intera popolazione.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

1)      se corrisponde a verità che nel Comune di Pergine sei profughi stanno per essere inseriti in uno dei due appartamento di una casa bifamiliare, con ampi spazi comuni condivisi con una coppia di cittadini perginesi;

2)      se sono stati accertati i requisiti di suddetta abitazione relativamente a quanto richiesto dal bando della PAT per la concessione, compresi quindi idonei scarichi dell’acqua e l’idoneità dell’impianto elettrico;

3)      se non si ritengo che una politica per l’accoglienza così impostata, nella quale il soggetto tutelato pare essere chiunque tranne il cittadino italiano residente, vada a ledere proprio i diritti di libertà dei cittadini stessi?

4)      se non si ritiene francamente indecorosa la mancanza di trasparenza da parte della PAT nel caso in oggetto, ove la coppia ha saputo dell’arrivo dei profughi solo casualmente, e a quali mancanze nell’iter di accoglienza può essere attribuito un tale episodio;

5)      se non ritiene che questo tipo di atteggiamento utilizzato da Provincia e Cinformi in tema di accoglienza e integrazione dei profughi/migranti possa favorire e anzi incrementare pregiudizi, alimentando paure e ostilità nei cittadini;

6)      se non si ritiene che i progetti di inclusione sociale dei profughi, dopo un’attenta analisi dell’ambiente, dovrebbero essere condivisi con gli ospitanti e non imposti, se effettivamente si vuole dare un valore reale al termine di accoglienza e integrazione;

7)      se non si ritiene che affrontare in questo modo il tema dei migranti, si presti a favorire speculazioni economiche in considerazione dei generosi rimborsi ai proprietari degli immobili e, come nel caso in oggetto, nella completa noncuranza dei vicini di casa che dovranno assorbire sulla propria pelle le scelte opportunistiche di altri;

8)     se la coppia residente, proprietaria di due cani, debba ragionevolmente temere per l’incolumità dei propri animali visto che in alcune culture i cani vengono considerati impuri, o meglio, la loro presenza non sarebbe compatibile con un ambiente adeguatamente “puro” per la preghiera e quindi la presenza domestica degli animali non sarebbe ammessa;

9)      se si può garantire che l’immobile di proprietà dei due coniugi non subirà alcuna svalutazione, che ne renderebbe difficile la vendita o l’affitto, nel caso i due coniugi decidessero di abbandonare l’immobile in seguito alla situazione generata;

10)      se nel caso specifico i 6 ospiti sarebbero costituiti da una famiglia, da un gruppo misto di donne e uomini, solo da donne o solo da uomini, ed eventualmente di che età e di che nazionalità;

11)   se la Provincia intende procedere ad una revisione delle modalità con cui l’integrazione dei migranti nella nostra provincia viene effettuata e che tenga conto non solo dei bisogni delle persone che giungono per vari motivi nei nostri territori, ma anche dei bisogni dei cittadini che come tali si sentono oltraggiati da decisioni a senso unico da parte delle autorità provinciali, dalle quali derivano peraltro vantaggi economici a molti opportunisti.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 23 febbraio 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 22 febbraio 2017. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 4134/XV

 

 

Risposta ricevuta il 13 marzo 2017: risposta interrogazione 4134 – profughi a Pergine

 

 

 

1 Commento

  1. José Renato Bertoldi

    Sou descendente de trentinos. Meu avô, Celeste Bertoldi, nasceu em Susà de Pergine, e era fillho de Clemente Bertoldi e Apolônia Valcanover. Tenho nacionalidade italiana e gostaria de, quem sabe, localizar algum possível parente. Grato!

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