Assenze sul lavoro per gravi patologie e cure: una spirale di follia burocratica che nuoce più della malattia…

Il Contratto collettivo provinciale di lavoro, prevede che il dipendente può assentarsi dal lavoro per cure riabilitative e terapeutiche per gravi patologie, che richiedano terapie di lunga durata”. A tali cure sono assimilate anche le visite specialistiche effettuate per lo stesso motivo e il Contratto prevede inoltre che “per tali visite non esiste un monte ore predeterminato”.

Fino all’anno scorso ai dipendenti affetti da grave patologia, regolarmente riconosciuta dall’Amministrazione provinciale sulla base di inoppugnabile certificazione medico-specialistica, la deroga al massimale di ore per visite specialistiche previste dal Contratto, veniva concessa “d’ufficio” da parte del Servizio per il Personale.

Da quest’anno si è improvvisamente deciso di attuare una disposizione contrattuale che recita testualmente “il Servizio per il Personale istruirà la domanda avvalendosi anche dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari”. Infatti, da quest’anno, i dipendenti che hanno inoltrato richiesta per avere la deroga al massimale delle ore per visita specialistica, si sono visti recapitare come risposta la lettera (per conoscenza) inviata dalla PAT all’APSS in cui si chiede se la richiesta del dipendente possa essere accolta. A tale lettera viene allegato il certificato del medico curante che, sulla base del piano terapeutico stilato dallo specialista, certifica il perdurare della grave patologia. L’APSS non esprime parere a fronte di così esigua documentazione e richiede altro materiale, senza per altro specificare alcunché. Il dipendente allora, si trova a dover fornire una corposa documentazione medico-sanitaria nella speranza di veder accolta la propria richiesta.

Si precisa che queste ore “concesse” devono necessariamente essere utilizzate per visite che siano collegate alla grave patologia e vanno debitamente documentate con certificato del medico specialista che attesta la presenza del paziente presso l’ambulatorio o altra struttura sanitaria. Non c’è in sostanza possibilità di abusare di questo “privilegio” a cui, per altro, questi dipendenti rinuncerebbero molto volentieri.

Sembra infine che si sia deciso di applicare questa procedura indistintamente a tutti i facenti richiesta, senza tener conto degli anni di perdurare della malattia (che sia il primo anno o il decimo che si fa questa richiesta, la risposta è sempre quella), né di eventuale grado più o meno elevato di invalidità (ci sono dipendenti a cui, causa la grave patologia, è stato riconosciuto fino al 65% di invalidità).

A fronte di questa premessa appare chiaro che l’attesa di risposta per i dipendenti interessati si allunga all’inverosimile poiché l’APSS, già oberata da altri compiti, non esprime il suo parere in tempi brevi (si parla di diversi mesi).

Considerando che tutta la certificazione medica si trova agli atti (sia della PAT che dell’APSS) si viene a creare una situazione assurda di ridondanza, macchinosa e inutile, di documentazione tra l’APSS, il Servizio per il Personale e il dipendente. Poiché nessuno si prende la briga di andare a verificare, si crea il paradosso per cui il dipendente deve chiedere all’APSS documenti da produrre al Servizio del Personale che a sua volta li rinvia all’APSS per avere una conferma circa la gravità della patologia! Tale giro ozioso di incartamenti, in un momento in cui si spinge verso la semplificazione e lo snellimento delle procedure burocratiche, non si qualifica certo come idea molto brillante e si traduce in un’inopportuna perdita di tempo per tutti. A riprova di questo l’APSS stessa, in calce a una replica per richiesta di parere circa l’ammissibilità di assenza per malattia alla grave patologia, scrive “Si auspica, quindi, che d’ora in avanti non siano inoltrate a questa Unità Operativa richieste di valutazioni ridondanti che gravano sui già rilevanti carichi lavorativi istituzionali”, evidenziando che l’ammissibilità di eventuali periodi di assenza può essere attestata dal medico curante del dipendente.

E’ indispensabile sottolineare una cosa molto grave. Il dipendente è chiamato a consegnare la documentazione medica ad un funzionario della PAT che non è medico, non ha alcuna competenza medica, non opera in settore sanitario. Su questi certificati viene specificato il tipo di patologia, la sua evoluzione, le terapie e le visite a cui il dipendente deve sottoporsi. E questo si configura come grave violazione della privacy.

Quando un dipendente si reca a fare una visita specialistica, sul certificato non viene mai specificato il tipo di visita fatta, proprio perché tale certificato finisce al Servizio del Personale. E poi? Si chiede al dipendente di fornire tutti i dettagli relativamente alla sua patologia a chi, per norma, non dovrebbe avere alcuna informazione specifica al riguardo? Se il parere dell’APSS è assolutamente imprescindibile, è necessario creare un canale di comunicazione diretto tra il dipendete e l’Azienda bypassando il tramite del Servizio per il Personale.

Non si pretende una sensibilità che si faccia carico dei disagi di questi dipendenti, che già si trovano a gestire una situazione psico-fisica non facile (la stragrande maggioranza sono pazienti oncologici) e percepiscono purtroppo di dover subire danno e beffe, ma sarebbe auspicabile almeno una modifica a questa procedura che va contro l’idea di una Pubblica Amministrazione efficiente e attenta all’ottimizzazione di tempo e risorse.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. come si spiega la genesi di questo macchinoso sistema;
  2. chi ha ideato questa nuova procedura;
  3. se non ritenga opportuno intervenire presso gli uffici competenti perché venga ripristinata una proceduta rispettosa della privacy e consona ai principi basilari di buonsenso e di efficienza amministrativa.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta depositata il 25 febbraio 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n.2723/XV

 

Risposta ricevuta il 30 marzo 2016: risposta interrogazione 2723 – assenze per gravi patologie

 

 

 

Qui il gioco da tavolo ispirato al noto “gioco dell’oca”, realizzato per l’occasione per spiegare tutte le tappe di questa assurda procedura:

 

Il gioco della burocrazia

 

 

 

In merito alla risposta si evidenzia che:

 
1. non è vero che la procedura è stata adottata con l’entrata in vigore del Contratto. Gli anni precedenti le ore venivano concesse semplicemente allegando il certificato del medico curante. Nessun altra documentazione veniva richiesta, nè si faceva cenno alcuno (scitto o orale) della necessità di avvalersi della consulenza dell’APSS.

 
2. non è vero che, per il rispetto della privacy, si consigliava al dipendente di mettere i certificati in busta chiusa. Prima di tutto perché i certificati non venivano richiesti, e secondo, la frasetta “per ragioni di privacy può essere consegnata in busta chiusa indirizzata all’APSS” è stata inserita ad hoc dopo la presente interrogazione.

 

 

 

 

In allegato alcuni documenti che confermano la situazione paradossale:

 

lettera del Personale

 

lettera dell’APSS

 

piano terapeutico

 

risposta del Servizio personale

 

 

1 Commento

  1. La gente è contenta di avere un tumore, così ogni tanto ha un giorno libero.
    Non sarà mai dato sapere il nome del GENIO che ha inventato tutto ciò, questo per la privacy.

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