Assistenza domiciliare: superare una praticata discriminatoria e presuntiva

Nell’approvare la normativa “Tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie“, il Consiglio Provinciale ha fatto proprio un O. d. G.(N.329 del 17 luglio 2012), con il quale da una parte denuncia la prassi secondo cui ai religiosi che chiedono l’accesso al servizio d’assistenza a domicilio viene applicata, per quanto riguarda la compartecipazione per la spesa, una quota massimale a prescindere dall’effettivo reddito; dall’altra chiede alle Amministrazioni comunali, compresa a quella di Trento, il superamento di tale disposizione iniqua.

Il Consiglio provinciale ha preso atto che la consuetudine fin qui praticata è discriminatoria e presuntiva, che di fatto non tiene conto che si tratta di «cittadini che, in virtù del loro voto di povertà, non dispongono di alcun genere di patrimonio, neppure per fronteggiare le necessità assistenziali».

Premesso quanto sopra si impegna il Sindaco e la Giunta:

  • al superamento dell’iniquità secondo cui attualmente ai religiosi viene applicata una quota massimale per quanto riguarda la compartecipazione alla spesa per l’assistenza domiciliare.

 

Allegato: O.d.G provinciale contro iniquità applicazione quota massimale

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