Una bandiera a colori vicino all’indicazione del paese di origine per rendere più riconoscibile la provenienza dei prodotti.

L’82% degli italiani ritiene importante acquistare solo prodotti “made in Italy” per sostenere la nostra economia in questa fase di grande difficoltà legata all’emergenza Covid-19. Il dato emerge dalle risposte ad un recente sondaggio condotto nell’ambito dell’osservatorio coronavirus nato dalla collaborazione tra Swg e area studi Legacoop, per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall’emergenza in corso. Tra i vari appelli a comprare italiano anche quello degli agricoltori della Cia (Confederazione italiana agricoltori, che vanta 900mila iscritti), con numerosi inviti a comprare italiano per sostenere l’economia nazionale ed offrire un’azione di rilancio dell’agroalimentare italiano.

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Italia i prodotti dell’enogastronomia italiana, come se non bastasse la crisi sanitaria ed economica, sono stati oggetto di disinformazione e attacchi strumentali che hanno alimentano un clima di concorrenza sleale. A tale proposito Coldiretti si è attivata con la campagna di informazione #Mangiaitaliano, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica – oltre ai Paesi che hanno rapporti di import/export con l’Italia – sull’importanza e la diffusione delle molte certificazioni di qualità che sono associate ai prodotti Made in Italy. Infatti l’Italia può vantare 297 specialità DOP/IGP e 415 vini DOC/DOCG riconosciuti a livello comunitario. L’Italia è anche leader nel biologico con oltre 60 mila aziende impegnate nell’agricoltura bio e altre 40 mila che aiutano a preservare piante a rischio estinzione. Sul fronte della sicurezza alimentare è inoltre fondamentale sottolineare che l’Italia vanta il numero più basso, a livello mondiale, di prodotti contenenti residui chimici irregolari: appena lo 0,8%, a fronte di un valore UE dell’1,3% e del 5,5% nei Paesi Extra UE (analisi Coldiretti basata sul report del Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti” pubblicato nell’agosto 2019).

A livello nazionale, secondo un indagine Coldiretti-Swg del 2008, la quasi totalità dei cittadini (98per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, più di otto italiani su dieci (84 per cento) ritiene che per rilanciare l’economia sia necessario comperare prodotti fatti interamente in Italia, e quasi la metà degli italiani (47 per cento) ritiene un alimento realizzato con prodotti coltivati o allevati interamente in Italia valga almeno il 30 per cento in più (la superiorità del made in Italy alimentare è attribuita nell’ordine al rispetto di leggi più severe, alla bontà e freschezza e alla garanzia di maggiori controlli). A questa indagine sono seguite svariate iniziative riguardanti l’obbligo diindicare in etichetta l’origine di diversi prodotti, l’ultima delle quali è un’iniziativa dei Cittadini Europei conclusasi nel corso del 2019 (su iniziativa di Coldiretti e di Fondazione Campagna Amica) con oltre 1,1 milioni di firme, per chiedere alla Commissione europea di rendere obbligatorial’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati in circolazione nell’UE.

Per i consumatori che desiderino acquistare con certezza i prodotti italiani non sempre è facile distinguerli nel marasma che invade i banconi dei supermercati. Tra i cibi per i quali è obbligatorio dichiarare l’origine delle materie prime vi sono ad esempio frutta e verdura fresche. La regola numero uno è certamente quella di leggere con grande attenzione le etichette dei cibi che si mettono nel carrello della spesa, ma non tutti i cartellini raccontano fino in fondo l’origine delle materie prime o sono di chiara e immediata leggibilità. La segnalazione e l’enfatizzazione dell’italianità sulle confezioni sono certamente una risposta alla crescente richiesta di conoscere l’origine di quello che si acquista e alla preferenza espressa dai consumatori nei confronti dei prodotti agroalimentari made in Italy. Conclusioni confermate anche dalle informazioni pubblicate nel 2017 dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, incrociando le informazioni riportate sulle etichette dei prodotti di largo consumo: per enfatizzare sulle etichette l’uso di materie prime italiane, comunicare l’origine nazionale o il carattere di produzione tradizionale, le aziende del food & beverage hanno usato soprattutto la bandierina tricolore.

La Provincia autonoma di Trento ha sottoscritto il 26 maggio 2010 un Accordo di programma con la distribuzione organizzata trentina, denominato “Ecoacquisti Trentino”. I punti vendita che ottengono il marchio “Ecoacquisti” attivano azioni finalizzate alla riduzione dei rifiuti e alla loro migliore differenziazione, e si impegnano inoltre a svolgere attività di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei cittadini al fine di incentivare la scelta di prodotti a minore impatto ambientale. Per i punti vendita che vogliono ottenere il marchio “Ecoacquisti” c’è un determinato numero di azioni obbligatorie alle quali ottemperare, oltre a un numero minimo di azioni facoltative. Tra le azioni obbligatorie, che mirano direttamente a favorire la riduzione dei rifiuti, vi è la vendita di alimenti locali a filiera trentina. Si tratta nello specifico di alimenti o bevande la cui filiera è interamente composta da operatori trentini (allevatori, coltivatori, trasformatori, fornitori, distributori) e, in particolare, sono riconosciuti come ingredienti derivanti da filiera trentina anche iprodotti DOP (alimenti e vini) e IGP (solo vini) assegnati alla Provincia Autonoma di Trento dall’Elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origini protette e delle indicazioni geografiche protette.

All’interno dell’Accordo volontario tra la Provincia di Trento e la Distribuzione Organizzata per la riduzione dei rifiuti, si legge all’art. 4 (Obiettivi dell’Accordo volontario d’intesa) che i soggetti firmatari “…Concordano inoltre sulla necessità di svolgere attività di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei cittadini al fine di incentivare la scelta di prodotti a minore impatto ambientale”. Tra le azioni che mirano a favorire la riduzione dei rifiuti, si è già ricordato come venga considerata positiva la vendita di alimenti locali a filiera trentina, ma estendendo il ragionamento è evidente che anche i prodotti della filiera italiana possano essere considerati preferibili rispetto a prodotti provenienti dall’estero, nell’ottica di incentivare la scelta di prodotti a minore impatto ambientale, nonché di sostenere l’economia nazionale.

Una richiesta di sostegno ai prodotti delle filiere del Made in Italy che sale univoca dall’opinione pubblica, con i cittadini che da consumatori, e allo stesso tempo da lavoratori, sono più che mai consapevoli della necessità di offrire un’azione di rilancio dell’agroalimentare italiano in questa fase di grande difficoltà legata all’emergenza Covid-19. Tutto ciò premesso,

il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale:

  1. ad aggiornare l’Accordo di programma con la distribuzione organizzata trentina, denominato “Ecoacquisti Trentino”, affinché tra le azioni obbligatorie che mirano a favorirela riduzione dei rifiuti e la promozione tra i cittadini di comportamenti e acquisti più consapevoli, si introduca l’obbligo di riportare vicino all’indicazione del Paese di provenienza di frutta e verdura fresche, anche la bandiera a colori del corrispondente Paese (dimensioni minime di almeno 4 cm del lato lungo) in modo da evidenziare graficamente l’origine del prodotto, per incentivare il consumo di prodotti a filiera nazionale;
  2. in aggiunta al punto precedente, affiancare alla bandiera italiana il marchio “Qualità Trentino” per i prodotti che ne rispettano i disciplinari;
  3. a veicolare tale iniziativa tramite i supporti informativi rivolti ai cittadini acquirenti già previsti all’art.6 dell’Accordo di programma con la distribuzione organizzata trentina.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Proposta di mozione presentata il 12 maggio 2020, in attesa di discussione. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: mozione n. 219/XVI

 

 

 

Alcuni esempi di cartellini con l’indicazione di provenienza, dove potrebbe essere aggiunta la rappresentazione di una bandiera per evidenziare graficamente l’origine del prodotto:

 

 

 

 

 

L’articolo su “Gazzetta delle Valli”: Mozione di Claudio Cia: “Bandiera e indicazione del paese d’origine dei prodotti”.

 

 

L’articolo su “Agenzia giornalistica Opinione”: Cia (Agire): “Si introduca l’obbligo di riportare vicino all’indicazione del paese di provenienza, anche della bandiea”

 

 

 

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