Centro Bruno, ora decidono chi a Trento può esprimersi e chi no…

I buon pensanti del “Centro Sociale Bruno” ora si ergono in cattedra per dire chi può esprimersi a Trento e a chi invece va privato del diritto di parola ed espressione. Non tollerano pensieri che non siano i propri, sono incapaci di rapportarsi con chi è portatore di visioni diverse dalle loro, e per questo il 25 aprile hanno chiesto la chiusura immediata di “CasaPound”.

Non dimentichiamoci che i signori del “Centro Sociale Bruno” sono gli stessi che dal 2007 al 2013 hanno occupato abusivamente l’edificio “ex Dogana” e che ora, per concessione della PAT, dimorano in una palazzina, sita a Piedicastello, concessa a loro in comodato gratuito. Ai leader storici del centro la Provincia ha perfino staccato un assegno di 10 mila euro per affrontare spese per il recupero dell’area concessa. Questo nonostante abbiano un debito nei confronti della comunità trentina di 467 mila euro per l’occupazione dell’edificio “ex Dogana”.

Per quanto ne so, piacciano o no, i simpatizzanti di “CasaPound” non risultano tra i tanti parassiti dell’ente pubblico e neppure debitori per atti ostili contro la comunità. Detto ciò invito responsabili del “Centro sociale Bruno” a dirci, non tanto chi deve essere cancellato dal nostro territorio, ma piuttosto come intendano loro saldare il debito contratto con la PAT visto che i termini di pagamento sono già scaduti da tempo.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 27 aprile 2015.

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Claudio Cia attacca il Centro Sociale Bruno: quando pagano i debiti con i cittadini trentini?

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