Cia risponde alla lettera del dott. Mattedi che lo accusava di “screditare l’elisoccorso”.

Pregiatissimo Direttore,

mi consenta di rispondere al dottor Alberto Mattedi, che in una lettera pubblicata nei giorni scorsi sul quotidiano da Lei diretto, ha messo in discussione il mio operato, definendolo “un vergognoso tentativo di screditare l’elisoccorso”. Sento di dover esprimere alcuni chiarimenti in merito proprio perchè, pur essendo io “prestato” alla politica, mi ritengo sempre e prima di tutto un infermiere, e come tale non dimentico il mio primo dovere.

E’ pacifico che da parte mia non vi sia mai stato alcun tentativo di “screditare” l’elisoccorso della PAT o i suoi operatori, men che mai per paventati ma non meglio definiti “interessi nascosti”.  Anzi, nella mia nota alla stampa, della quale invito il dott. Mattedi a prendere visione sul mio sito web, avevo espressamente evidenziato l’importanza di “assicurare ai cittadini trentini il Soccorso Medico di Emergenza e la Ricerca con Elicotteri, che tante vite hanno salvato e dovrebbero continuare a fare”. Ho anche voluto esprimere, come sempre e molto chiaramente, il mio ringraziamento “al personale che ogni giorno, con dedizione e competenza, contribuisce attivamente e nel silenzio a salvare vite umane”, al quale “non può che andare sempre il mio incondizionato plauso, mai messo in discussione”.

Se il dott. Mattedi avesse avuto voglia di approfondire anche solo un po’ prima di commentare pubblicamente, andando a rileggere con più attenzione le mie numerose interrogazioni sul tema dell’elisoccorso (mi aspetto che il dottore ben sappia dove reperirle, dato il suo ruolo), non avrebbe potuto che convenire sul motivo della mia ultima segnalazione, alla quale si riferisce, che e’ invero di segno esattamente opposto a quello da lui impropriamente sostenuto! Come il dott. Mattedi ben puo’ capire, il mio ruolo di Consigliere provinciale impone di evidenziare ogni possibile criticità organizzativa o lacuna nelle scelte politiche, perseguendo sempre l’interesse dei cittadini. Preservare l’elisoccorso da un pericolo evitabile – quello di aggiungere altre vittime ai già “40 morti nelle attività dell’elisoccorso Italiano dal 1985” – che giustamente Mattedi cita – è per ogni persona di buon senso un passo in questa direzione.

Purtroppo Mattedi, nella sua lettera, dimentica di considerare che non sono solo gli operatori ad essere o meno messi in pericolo, che certo sono coraggiosi e non non hanno timori nell’affrontare situazioni difficili, ma ci sono anche i pazienti elitrasportati, i tecnici di terra, la popolazione sorvolata… costoro sono tutti ben felici di condividere con lui il rischio di avere in cabina di pilotaggio un ex pilota con defibrillatore, anche volendo sorvolare (mai termine poteva essere piu’ azzeccato) sulle normative previste?

Forse Mattedi non ha mai visto il modulo di richiesta del certificato medico, ed i requisiti minimi periodici richiesti, disponibili sul sito dell’ENAC? Lo faccia per favore, al più presto, prima di parlare di “certificato rilasciato dal medico competente”. Sono certo che il medico competente che ha rilasciato l’autorizzazione al caso in questione non era a conoscenza di tutti gli elementi per decidere correttamente. Non si spiegherebbe in altro modo la sua decisione, opposta a quella della Commissione Medica Aeronautica che ha inibito al volo l’interessato sia come primo che come secondo pilota – cosa che invece non avviene per un “normale” cardiopatico, il quale, in genere e in funzione del tipo di cardiopatia – è autorizzato a volare come secondo pilota.

Riguardo al fatto che il tecnico sarebbe potuto cadere “a peso morto” sui comandi provocando una catastrofe, il dott. Mattedi definisce “ridicole” quelle che sono in realtà affermazioni riportate proprio dai piloti di elicottero intervistati dalla stampa, che si deve presumere sappiano meglio di chiunque altro quali pericoli un malore a bordo comporti. Dal canto nostro, e lo invitiamo a smentirci nel caso, ci eravamo limitati ad chiedere alla Provincia “cosa potrebbe accadere nel caso di malore in volo dello stesso, o della attivazione improvvisa del defibrillatore, anche a causa della quota, anche tenendo conto del fatto che sugli elicotteri per elisoccorso sono installati i doppi comandi, che potrebbero essere dunque involontariamente ed improvvisamente azionati”.

Come medico ospedaliero e dell’elisoccorso dalla lunga ed onorata carriera, Mattedi ben sa che l’intervento del defibrillatore o una sincope successiva, provoca spasmi incontrollati, e sa anche molto bene che i comandi (pedaliera, ciclico, collettivo, manetta) possono essere azionati anche involontariamente, senza necessariamente cadervici sopra. Dalla posizione delle leve di comando dell’elicottero della PAT, che allego, risulta evidente che le cinghie utilizzate per il fissaggio del corpo al sedile sono del tutto inadatte ad impedire che gli arti superiori ed inferiori, rimasti completamente liberi, possano compiere movimenti tali da interferire seriamente sulla stabilità dell’elicottero.

Mattedi scrive anche che “si dovrebbe invece considerare che se stesse male il pilota, avere a fianco un ex pilota permetterebbe a questi di portare a terra il velivolo”. Potrebbe essere un grande suggerimento da sottoporre ad ENAC nell’emanare le future direttive; forse non ci avevano mai pensato prima! Gli raccomandiamo però di ricordarsi, in caso, di stralciare da questa sua proposta la frase “al posto del secondo pilota siede una persona che non è in nessun modo abilitata a pilotare il velivolo”; potrebbe risultare piuttosto contraddittoria, in effetti. Da ultimo, due ulteriori considerazione organizzative.

Primo, mi sembra “fragile” una organizzazione che affida la sicurezza del pilota, in caso di malore dello stesso, alla presenza “saltuaria” a bordo  di un “grave cardiopatico” tralasciando la possibilità di utilizzare anche di giorno (come di notte) un secondo pilota, o l’utilizzo dei “tecnici”,  che già  conoscono la procedura in grado di portare al suolo l’elicottero attivando ed utilizzando, in caso di emergenza, l’autopilota. Secondo, faccio veramente fatica a capire come  su questo caso  ci sia  stata un’uscita clamorosa e collettiva (dirigenti, medici, direzione operativa) dai binari della logica del buon senso, alla ricerca dell’untore che osa mettere il dubbio le scelte operative. Perfino la precedente direzione del Nucleo Elicotteri, tanto bistrattata da essere sostituita, aveva avuto le idee chiare molto più chiare su questo problema.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata al quotidiano “l’Adige” il 15 giugno, in replica alla lettera del sig. Mattedi del 10 giugno 2018:

 

 

 

 

 

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