Claudio Cia fa ricorso a Roma contro la “censura” della Presidente IPASVI Zappini

Dopo la lunga querelle con scambi di comunicazioni tra il sottoscritto, il Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti, e la Presidente del Collegio IPASVI Luisa Zappini, in data 19 aprile 2017 ho scelto di procedere presentando istanza di rimessione in termini “per errore scusabile”.

In data 16 giugno 2017 sono stato a Roma al Ministero della Salute, dove la Commissione Centrale, dopo discussione dell’istanza, mi ha rimesso in termini e in data 6 luglio me lo ha notificato. In data 28 luglio 2017, è stato depositato il ricorso presso la Commissione Centrale e il 28 settembre 2017 sarò nuovmente a Roma per l’udienza finale.

 

Qui un riassunto dei contenuti principali dell’istanza di rimessione in termini:

In data 23.11.2016 con nota Racc A/R la Presidente del collegio IPASVI ha comunicato al consigliere Claudio Cia l’inflizione della sanzione disciplinare della censura come da deliberazione del collegio IPASVI n. 198 dd. 5.10.2016, comminata quale dichiarazione di biasimo per la mancanza dimostrata nel recepire, aplicare e rispettare le norme etico-deontologiche che guidano l’agire professionale dell’infermiere e le azioni assistenziali. La nota Racc A/R è stata ritirata dal consigliere Claudio Cia in data 14.12.2016.

Con nota racc. A/R dd. 30.12.2016 il consigliere provinciale Claudio Cia ha erroneamente inviato alla Federazione nazionale dei collegi ipasvi (prot. IPASVI 5.01.2017, n. 70) il ricorso indirizzato alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

In data 11.01.2017 la Federazione nazionale dei collegi ipasvi ha risposto al Cons.re Claudio Cia nei seguenti termini: A seguito del ricevimento della nota di cui al riferimento, pari oggetto, si fa presente che la Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie ai sensi dell’art. 17 del DLCPS 13/9/1946 n. 233 è un organo di giurisdizione speciale istituito presso il Ministero della Salute.”

In data 26.01.2017 la Federazione nazionale dei collegi ipasvi ha inviato via pec (ad ore 10.58) al consigliere Claudio Cia il ricorso erroneamente depositato presso la predetta Federazione.

Sempre in data 26.01.2017 il consigliere provinciale Claudio Cia ha inviato a mezzo pec (ad ore 12.39) alla Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie il ricorso alla stessa indirizzato, precisando che il ricorso stesso era stato inviato alla Federazione nazionale dei collegi ipasvi in data 30.12.2016 a mezzo racc. A/R. Sempre in data 26.01.2017 il Consigliere Cia trasmetteva copia cartacea del ricorso alla predetta Commissione a mezzo racc. A/R.

 

CONSIDERAZIONI IN DIRITTO

La sanzione disciplinare della censura è stata inflitta al Consigliere Claudio Cia con provvedimento del collegio IPASVI della Provincia di Trento n. 198 dd. 5.10.2016, comunicato al Consigliere con nota Racc A/R dd. 23.11.2016, ritirata dal consigliere Claudio Cia in data 14.12.2016.

Come evidenziato il consigliere provinciale Claudio Cia ha erroneamente trasmesso il ricorso (indirizzato alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie) alla Federazione nazionale dei collegi ipasvi con nota racc. A/R dd. 30.12.2016, ancorchè nel rispetto del termine dei trenta giorni di cui all’art. 53 del D.P.R. n. 221/1950. Solo in data 26.01.2017 il consigliere provinciale Claudio Cia ha ritualmente trasmesso il ricorso alla predetta Commissione a mezzo pec e a mezzo racc. A/R.

Orbene né nella delibera del locale collegio IPASVI n. 198 dd. 5.10.2016 né nella lettera dd. 23.11.2016 con cui la Presidente del locale collegio IPASVI ha comunicato al Consigliere provinciale Claudio Cia l’avvenuta irrogazione della sanzione disciplinare è stata data indicazione dell’autorità cui è possibile ricorrere e dei termini per la proposizione del ricorso in violazione del disposto di cui all’art. 3 della legge n. 241/1990, il quale prevede (comma 4) che In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere.”

Secondo consolidati indirizzi giurisprudenziali “La violazione della prescrizione non determina alcuna diretta illegittimità dell’atto, ma si riverbera sulla individuazione del termine per la proposizione del ricorso e sulla valutazione della ritualità del ricorso notificato oltre il termine decadenziale. La mancata indicazione nel provvedimento impugnato dei termini e dell’autorità cui ricorrere concreta unicamente una mera irregolarità, non incidente sulla legittimità dell’atto, ma, ai sensi dell’art. 1, 3° comma, d.p.r. 24 novembre 1971 n. 1199 e dell’art. 3, 4° comma, l. 7 agosto 1990 n. 241, dà titolo al destinatario dell’atto di ottenere la concessione dell’errore scusabile, al fine di attivarsi nella giusta sede.” (Cons. Stato Sez. V, 31.01.2003, n. 501; ex multis Cons. Stato, sez. IV, 30.03.2000, n. 1814, Cons. Stato, sez. VI 31.03.2011 n. 1983, Cass. Sez. Un. Civili 29.04.2009, n. 9947, Cass. Sez. Seconda civile 5.03.2014, n. 5208, Cass. sez. un. Civili, 18.05.2000, n. 362).

Trattasi, del reso, di orientamento fatto proprio da codesta illustrissima Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. Vedasi decisione n. 24 del 30 giugno 2008 secondo cui È scusabile l’errore, e quindi il ricorso ammissibile, quando il ricorrente sia stato indotto in errore nel notificare il ricorso alla Federazione nazionale anziché alla Commissione Centrale”. Eloquente, altresì, la decisione n. 80 dell’11 ottobre 2002 “…Va, infatti, rilevato che la lettera di comunicazione/notificazione della propria decisione disciplinare da parte di detta Commissione medica, é formalmente incompleta in apparente difformità dal succitato disposto dell’articolo 3, comma 4 della legge n. 241 del 1990, avendo solo indicato l’organo d’appello e richiamato la prescrizione di cui all’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica n.221 del 1950. Ciò fa apparire scusabile l’asserita, mancata conoscenza di detto termine, risultando giuridicamente fondata un’istanza di “rimessione in termini”.

Vedasi, inoltre, decisione n. 75 del 6 ottobre 2014 in cui si afferma il principio secondo cui E’ da accogliere la richiesta del ricorrente per la rimessione in termini, laddove si rilevi che il provvedimento a mezzo del quale l’Ordine ha notificato al sanitario la delibera sanzionatoria reca bensì l’indicazione della Autorità a cui ricorrere, ma non quella relativa alla normativa che regolamenta la proposizione del ricorso.

 

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Ciò premesso, si chiede la rimessione in termini per il deposito del ricorso per i motivi di cui in narrativa, ai fini dell’annullamento della sanzione disciplinare della censura inflitta al Consigliere provinciale Claudio Cia di cui alla deliberazione del collegio IPASVI n. 198 dd. 5.10.2016, comunicata in data 23.11.2016 e dal medesimo ritirata in data 14.12.2016, per le violazioni che, ai fini di un complessivo inquadramento della vicenda, sinteticamente si ripropongono:

1. violazione dell’art. 48 bis, secondo comma, dello statuto speciale di autonomia della regione Trentino – Alto Adige/Südtirol di cui al D.P.R. n. 670/1972, ai sensi del quale, con formulazione pedissequa a quella contenuta negli artt. 68, primo comma, e 122, quarto comma, della costituzione I membri del Consiglio provinciale non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni e dei voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni.”

Orbene nella premessa del provvedimento disciplinare si legge testualmente: Gli addebiti mossi all’iscritto traggono origine dai fatti compiutamente e regolarmente contestati all’incolpato: nello specifico si fa riferimento ad una segnalazione pervenuta al Collegio da parte delle colleghe Marta Franchini e Silvana Bailoni con e-mail di data 31 marzo 2016 prot. n. 1211, riferentesi ad un articolo uscito dai quotidiani locali domenica 30 marzo 2016 e ad un filmato postato su you tube in data 23 marzo 2016, dai quali emergerebbero diverse riflessioni e considerazioni da parte dell’incolpato, che mettono in discussione la professionalità degli infermieri, operanti nel servizio di pronto soccorso dellì’ospedale Santa Chiara di Trento. Con riferimento a tali fatti il Consiglio direttivo ha ritenuto di ravvisare da parte dell’iscritto Claudio Cia un comportamento offensivo nei confronti della dignità della persona e una condotta disdicevole e lesiva del decoro professionale.”

La condotta incriminata trae, quindi, origine da un articolo di stampa e da un filmato postato su you tube in data 23.03.2016, che riprende i contenuti dell’interrogazione n. 2860/2016 dd. 21.03.2016.

Come è noto, l’insindacabilità, configurante una causa soggettiva di esclusione della punibilità (Cass. civ., sez. III, 11 ottobre 2013, n. 23144), copre ogni tipo di responsabilità: civile, penale, amministrativa e disciplinare (è il caso delle sanzioni comminate dagli ordini e collegi professionali) in relazione all’esigenza di salvaguardia dell’autonomia e libertà delle assemblee legislative dalle possibili interferenze di altri poteri. La giurisprudenza costituzionale tende, sul piano interpretativo, ad allinearsi agli indirizzi elaborati per l’insindacabilità dei parlamentari di cui all’art. 68, primo comma, della cost., ricomprendendo nella garanzia anche le opinioni espresse alla stampa, o comunque fuori dalla sede consiliare, purché in connessione con l’attività funzionale del consigliere, escludendo, invece, l’estensione della guarentigia agli atti di critica e di denuncia politica, latamente connessi con i compiti istituzionali, anche se espletati fuori del Consiglio regionale, e alle dichiarazioni extra moenia legate da una generica comunanza di argomento con l’atto consiliare tipico (ex multis Corte costituzionale sentenze nn. 221 del 2006, 276 e 76 del 2001).

Né si ravvisano nei contenuti dell’interrogazione consiliare n. 2860/2016 toni offensivi o denigratori della categoria degli infermieri professionali, né tantomeno “riflessioni e considerazioni da parte dell’incolpato, che mettano in discussione la professionalità degli infermieri operanti nel Servizio di Pronto Soccorso dell’ospedale S. Chiara di Trento”, tali da configurare “un comportamento offensivo nei confronti della dignità della persona e una condotta disdicevole e lesiva del decoro professionale” (sic delibera IPASVI n. 198/2016). A dimostrazione dell’infondatezza di tali affermazioni rileva quanto affermato dal Consigliere provinciale Calaudio Cia nella premessa dell’interrogazione n. 2860/XV: Non possiamo addebitare colpe specifiche al personale medico, infermieristico e ospedaliero, che nonostante i tagli si fa in quattro per garantire la qualità delle prestazioni. La responsabilità semmai va addebitata a chi da tempo considera la sanità un salvadanaio da cui prelevare risorse per far quadrare il bilancio provinciale con ricadute negative sia sui pazienti che sugli operatori.

Né può dirsi che il particolare status dell’eletto e la rilevanza della guarentigia costituzionale dell’insindacabilità non siano stati, nella fattispecie, portati all’attenzione del locale collegio IPASVI. Tali profili sono stati oggetto di puntuale richiamo nella nota dd. 24.05.2016, antecedente, quindi, all’adozione della sanzione disciplinare, inviata dal Consigliere provinciale Claudio Cia alla Presidente del collegio IPASVI di Trento e per conoscenza al Presidente del Consiglio provinciale di Trento sig. Bruno Dorigatti, evidenziando il contesto da cui scaturiva l’interrogazione consiliare (n. 2860/2016), riguardante citicità e anomale modalità operative in ordine al servizio di pronto soccorso dell’ospedale S. Chiara di Trento. L’interrogazione, presentata ai sensi dell’art. 151 del Regolamento interno del Consiglio provinciale, costituisce diretta espressione dell’attività di sindacato ispettivo che, unitamente alla funzione legislativa, di indirizzo e di controllo, peculiarmente connota lo status di membro di un’assemblea elettiva.

Del tutto disatteso è stato, altresì, l’intervento del Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti di cui alla nota dd. 28.12.2016 prot. 50451 indirizzata al Consigliere Claudio Cia e p.c. alla dott.ssa Luisa Zappini Presidente del collegio IPASVI, volta ad un inquadramento degli ambiti dell’insindacabilità consiliare quale prerogativa di rilevanza costituzionale, nonché di cui alla nota dd. 14.03.2017 prot. 4691/P inviata dallo stesso Presidente dell’assemblea legislativa alla Presidente del locale collegio IPASVI e p.c. al Consigliere Claudio Cia, finalizzata ad una riconsiderazione della vicenda alla luce delle guarentigie che tutelano lo status del membro di un’assemblea elettiva.

Ed è di tutta evidenza che gli interventi del Presidente dell’assemblea legislativa provinciale trovano fondamento nel vulnus arrecato al ruolo e allo status del consigliere provinciale e alla connessa tutela costituzionale, tale da imprimere alla vicenda una connotazione che trascende l’ambito strettamente personale del Consigliere ricorrente per assumere una rilevanza istituzionale.

2. violazione e falsa applicazione dell’art. 39 DPR n. 221/1950 in relazione alla genericità della contestazione con riferimento alle norme asseritamente violate (artt. 42, 44 e 45 del codice deontologico) e alla mancata esplicitazione delle modalità con le quali la sua condotta abbia potuto ledere la dignità dei colleghi, il prestigio della professione o assumere comportamenti connotati da slealtà

 

Tutto ciò premesso, l’istante chiede

che l’illustrissima Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie voglia disporre le rimessione in termini per il deposito del ricorso, ai fini della dichiarazione di illegittimità con conseguente annullamento della sanzione disciplinare della censura inflitta al Consigliere provinciale Claudio Cia con deliberazione del collegio IPASVI n. 198 dd. 5.10.2016 comunicata in data 23.11.2016 e dal medesimo conosciuta in data 14.12.2016.

 

Esito dell'iniziativa

 

Alcune foto dal Ministero della Salute a Roma, per la discussione dell’istanza di remissione in termini del 16 giugno 2017:

 

 

 

 

 

 

I documenti citati:

 

 

ricorso in Commissione Centrale – 28 dicembre 2016

 

risposta Federazione Nazionale Collegi IPASVI

 

ricorso Commissione Centrale PEC – 26 gennaio 2017

 

ricorso in Commissione Centrale – 26 gennaio 2017

 

Istanza di rimessione in termini per errore scusabile – 19 aprile 2017

 

memoria difensiva – rimessione in termini – 14 giugno 2017

 

Sentenza rimessione termini Ministero Sanità – 6 luglio 2017

 

 

 

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