Esuberi SAIT: si faccia rientrare il lavoro esternalizzato

Ho già presentato una interrogazione a risposta scritta il 10 novembre scorso in seguito all’annuncio del presidente del Sait, Renato Dalpalù, e del direttore, Luca Picciarelli, dei preventivati 130 esuberi risultanti dall’approvazione del piano di “ristrutturazione aziendale”  da parte del CdA. Rimango in argomento in seguito al disvelarsi delle “strategie aziendali” adottate per far fronte alla crisi che continuiamo a leggere come errori gestionali che si vorrebbero far pagare alla base, anziché alla dirigenza che li ha generati.

Fonti interne mi riferiscono di esternalizzazioni di servizi e mansioni che negli anni hanno ridimensionato le attività in house svolte dal consorzio delle cooperative. Esternalizzare, secondo il vocabolario, è un sinonimo di terziarizzare, e cioè, trasferire funzioni e servizi interni dall’azienda a un fornitore esterno. I motivi per i quali un’azienda esternalizza si possono riassumere in tre principali: il lavoratore esternalizzato è sostituibile come, e con la stessa facilità, di un qualsiasi attrezzo di lavoro, perciò è più ricattabile; sempre disponibile, poiché come unità lavorativa non richiede sostituzione in caso di ferie, permessi e malattia; non richiede alcun coinvolgimento da parte della dirigenza, come nella gestione del personale “ordinario”.

Tre aspetti che vanno a confliggere con il deposito valoriale e gli ideali della cooperazione, la quale da quando è nata vorrebbe dimostrare la possibilità di un agire economico nei mercati, accompagnato dalla continua riproduzione e diffusione di principi e di valori alternativi allo scopo del puro profitto che muoveva le imprese  capitalistiche. Ci si unisce in cooperativa per affrontare meglio la crisi, ma ora il Sait sta agendo come un’azienda che affronta la crisi in chiave squisitamente capitalistica, vedendo nelle persone non più delle risorse, ma costi da abbattere.

Come dimostra il paventato esito dei 130 esuberi, pare di dover concludere che esternalizzare per abbattere i costi non sia poi un’operazione tanto vantaggiosa. Rimane invece indubitabile che facendo rientrare il lavoro esternalizzato si ridurrebbero conseguentemente gli esuberi. Sarebbe dunque questa la scelta più qualificante di un consorzio di cooperative.

Non dobbiamo permettere che la sopravvivenza del Sait e della Cooperazione dipendano dalla capacità di  sfruttare i più deboli al riparo di norme che lo consentono. Questo è sbagliato e non deve continuare.

Cons. Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 14 novembre 2016:

Vertici cooperativi sotto accusa

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 14 novembre 2016:

Esuberi Sait, l'opposizione attacca

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 15 novembre 2016:

Togliere sconti fiscali al Sait che licenzia

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 15 novembre 2016:

Malagestione del Sait, la Giunta è assente

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 13 novembre

 

 

La conferenza stampa del 14 novembre con i colleghi consiglieri Fugatti, Bottamedi e Bezzi:

 

conferenza-stampa-caso-sait

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Esuberi Sait, via le norme che consentono di sfruttare i più deboli

 

 

In allegato a fondo pagina gli articoli sui quotidiani locali.

 

 

 

Il servizio su Trentino TV:

 

 

Il servizio sul TGR:

 

2 commenti

  1. Buongiorno Signor Cia,
    non posso che essere d’accordo con il suo articolo, siamo noi cooperative che stiamo pagando il prezzo più alto perchè stiamo erodento il capitale ed il patrimonio per continuare a pagare i dipendenti perchè il SAIT non ci lascia margini per la sopravvivenza. Se saltiamo noi allora si che diventa una bomba per il SAIT e la provincia, ed è per questo che molte fuggono dal Consorzio.
    Non dico nulla sugli stipendi della dirigenza (Dalpalù 220.000 euro) ne di quelli che lavorano in federazione perchè sono loro stessi che mettono in consiglio le persone che vogliono loro e quindi al loro soldo. Lo stesso Fezzi è stato messo lì dalle dirigenze varie perchè Gios a suo tempo, e nemmeno adesso, è gradito.
    E mi lasci dirLe una cosa a riguardo di Dalpalù a riguardo della Cooperativa del Primiero: noi da amministratori se in cooperativa mancano mille euro ce ne accorgiamo entro un mese, lui non si è accorto o come disse, “non c’erano le avvisaglie”, per accorgersi che mancavano 27 milioni di euro? Mah….

  2. Il problema non é la terziarizzazione di adesso ma gli errori fatti in passato. Le attività già terziarizzare vanno lasciate tali, non ridimensionate altrimenti si finirebbe solo per trasferire un problema dal Sait al terizsta che, perso l’appalto, dovrebbe licenziare i suoi dipendenti. La verità è che, negli anni passati, una gestione totalmente inefficiente e asservita alla politica ha creato un pachiderma con strutture e uffici nettamente sovradimensionati rispetto al reale bisogno e a quelli che un’azienda concorrenziale può permettersi.
    I lavoratori, in questo clima di lassismo generale, hanno sicuramente contribuito a rendere la struttura inefficiente con produttività ai limiti del ridicolo.
    Le scelte di oggi sono difficili ma sono la cura necessaria per rendere Sait nuovamente competitivo rispetto alla concorrenza ed evitare ulteriori emorragie di soci.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.