Complesso “ex Artigianelli” a Susà di Pergine: acquisito dalla Provincia e lasciato al degrado

Le recenti vicende dell’enorme edificio – inaugurato nel 1965 – che a Susà di Pergine era stato realizzato dall’Istituto Pavoniano Artigianelli per ospitarvi le proprie attività, meritano alcune considerazioni e richiedono una serie di chiarimenti.

Andando progressivamente perdendo la propria funzione di Casa apostolica dei Pavoniani, l’immobile iniziò a svolgerne una di servizio nei confronti della comunità di Pergine, garantendo ospitalità temporanea agli istituti scolastici di vario ordine e grado per cui venivano realizzate nuove sedi oppure le cui sedi erano interessate da lavori di adeguamento e ristrutturazione. Chi scrive ricorda che anche la scuola dell’infanzia di Caldonazzo venne ospitata nell’edificio nella prima parte dello scorso decennio, quando la sua sede fu oggetto di un intervento di ristrutturazione. Tale funzione di servizio si articolò anche nell’utilizzo dell’immobile a favore degli ospiti della casa di riposo ed ancora per i malati psichiatrici.

Le foto del complesso abbandonato:

Esaurita tale funzione, nel corso del passato decennio lo stabile venne abbandonato. Mentre iniziava la messa a fuoco della sua possibile acquisizione da parte della Provincia, cominciavano anche le “operazioni” di indisturbato saccheggio e di generale devastazione che hanno sfigurato l’immobile.

Con deliberazione n. 2360 del 22 dicembre 2014 la Giunta provinciale autorizzava la stipulazione di un contratto di permuta con contestuale costituzione di servitù fra la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento (Congregazione religiosa dei Figli di Maria Immacolata – Provincia Italiana), con il quale la P.A.T. avrebbe acquisito la proprietà dell’enorme edificio di Susà di Pergine, con il piazzale a valle, con contestuale costituzione di servitù passiva a carico dei beni acquisiti dalla Provincia Autonoma di Trento a favore dell’Istituto Pavoniano Artigianelli. La parte alta, a monte della strada che porta al Mas del Pic, con la Casa San Giuseppe e la Casa dei Masadori, sarebbe rimasta proprietà dei Pavoniani. La Provincia disponeva il trasferimento ai Pavoniani della proprietà di parte dell’edificio situato a Trento in piazza Fiera n. 4, che ospitava uffici dell’Amministrazione, con contestuale costituzione di servitù a favore dell’Istituto Pavoniano Artigianelli.

Come riportato nella delibera citata, le apposite perizie di stima svolte dal Servizio Gestioni Patrimoniali e Logistica della Provincia, datate novembre 2014, avevano quantificato: per i beni ceduti dalla Provincia Autonoma di Trento all’Istituto Pavoniano, un valore di mercato pari a euro 4.251.000,00 al netto delle servitù; per i beni ceduti dall’Istituto Pavoniano Artigianelli alla Provincia Autonoma di Trento, comprensivo della servitù passiva a favore delle restanti realità dell’Istituto Pavoniano Artigianelli, un valore, determinato ai sensi dell’art. 36 della L.P. 23/1990, pari a complessivi Euro 5.742.000,00.

La delibera dava, quindi, conto che in data 21/11/2014 il Superiore provinciale della Congregazione Religiosa dei Figli di Maria Immacolata (Pavoniani) – Provincia Italiana, cui fa capo l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento, aveva inviato una dichiarazione di accettazione del valore di permuta alla pari, senza conguaglio, per l’importo complessivo di Euro 4.251.000,00, oltre ad eventuali oneri fiscali.

Ora, sicuramente non mancheranno coloro che ritengono tale accordo un successo per la Provincia, poiché il mancato conguaglio genererebbe un incremento del patrimonio provinciale pari a circa 1,5 milioni di euro. A tutti costoro, consiglierei di fare, come ho fatto io, un sopralluogo presso l’immobile a Susà di Pergine. A dieci mesi dalla citata delibera, lo stato di abbandono è totale. Senza alcun problema si entra all’interno dell’edificio. Lo spettacolo, che già da fuori è desolante, si arricchisce di ulteriori sconcertanti scoperte. Vetri rotti e sparpagliati ovunque, infissi distrutti, porte divelte, bagni distrutti, pavimentazioni scrostate e in via di disfacimento, pozzanghere che sono tracce di allagamenti evidentemente ripetuti, dal momento che le grondaie sono state smontate dopo la rimozione della prima fila di tegole, quadri elettrici semidistrutti, termosifoni divelti, tubazioni degli impianti danneggiate, porte degli ascensori che si aprono direttamente sul vano ascensore – situazione assai rischiosa, per il pericolo di cadute con gravi conseguenze -, muri che si scrostano e intonaci che si staccano, vecchi indumenti e materassi abbandonati, materiale di ogni genere ammucchiato alla bell’è meglio all’esterno, campetti da calcio e basket abbandonati e preda delle erbacce, che crescono anche in prossimità dell’edificio, interruttori rimossi, mobili vecchi e fatiscenti, calcinacci un po’ ovunque, estintori lasciati per terra, locale caldaia danneggiato e saccheggiato da vandali, la chiesa anch’essa lasciata in stato di totale abbandono.

Tale situazione, oltre ad essere originata dalla colpevole incuria di chi avrebbe dovuto garantire sino ad ora la sicurezza e la conservazione dell’area, pone seri dubbi circa l’utilità dell’operazione di permuta sopra richiamata. La Provincia ha acquisito un immobile la cui valutazione, a suo tempo effettuata, dovrebbe evidentemente essere oggetto di una revisione, alla luce della situazione di totale degrado che ho potuto descrivere e circa la quale ho acquisito ampia documentazione fotografica. Certamente una valutazione dello stabile aggiornata in relazione alle condizioni odierne porterebbe a concludere che l’operazione di permuta alla pari produce non certo un incremento, bensì un decremento del valore complessivo del patrimonio della Provincia. Peraltro, poiché l’inizio dell’abbandono dell’edificio a se stesso è di gran lunga anteriore alla delibera del 22 dicembre scorso sopra richiamata, è facilmente documentabile che già a quella data l’edificio medesimo si presentava ampiamente deturpato, saccheggiato e compromesso nella propria potenziale funzionalità.

Ci si chiede, pertanto, se la stima svolta nel novembre 2014 dal Servizio Gestioni Patrimoniali e Logistica della Provincia, che aveva valutato l’immobile 5.742.000,00 euro, avesse tenuto conto del degrado già facilmente rilevabile, posto che – fra l’altro – la delibera non ne fa alcun cenno. Non si tratta di questione di lana caprina, poiché – oltre al fatto che stiamo parlando di denari pubblici – vi è la previsione normativa, citata nella delibera, contenuta all’art. 6 della legge finanziaria provinciale 2014, che stabilisce che “per gli anni 2013 e 2014 la Provincia possa procedere all’acquisto a titolo oneroso solo se l’acquisto rientra in una delle seguenti fattispecie: …d) acquisti permute a parità di prezzo o che comportino conguagli a favore dell’amministrazione”. Dunque, solamente con una valutazione dello stabile pari o maggiore a 4.251.000 euro – il valore stimato della parte dell’edificio di proprietà della Provincia situato a Trento in piazza Fiera n. 4, da cedere ai Pavoniani -, la Giunta provinciale avrebbe potuto autorizzare la permuta.

Vi è, in ogni caso, la necessità di una riflessione circa simili operazioni immobiliari da parte della Provincia. Il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, e l’appropriata gestione del patrimonio pubblico, dovrebbe prevedere che l’acquisizione di edifici che comportano non solo costi di acquisto, ma anche ingenti costi di mantenimento e di gestione, sia subordinata alla definizione di una progettualità che indichi per quali utilizzi si prevede di impiegare gli edifici medesimi, utilizzi che dovrebbero rispondere a ben individuati interessi di carattere pubblico. Purtroppo, attraversando città, paesi e vallate del nostro territorio, ci si rende conto che oggi pesano sul groppone della Provincia, in termini di costi di gestione, edifici privi di una destinazione che rivesta valenza pubblica, quando non del tutto abbandonati. Non è più ulteriormente accettabile che la Provincia acquisti edifici ai quali non è in grado, per mancanza di idee o per mancanza di risorse, di assegnare una destinazione che comporti un’utilità per la comunità civile. Tale situazione denuncia vizi di miopia e di superficialità ed evidenzia la leggerezza con cui troppo spesso la classe di governo della nostra Provincia amministra risorse che non sono sue, ma sono dei Trentini che lavorano, che pagano le tasse, che sfanno sacrifici e che amministrano con oculatezza i propri soldi.

Premesso quanto sopra, si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

  1. se, ed eventualmente in che termini, la valutazione della parte del compendio immobiliare sito in Località Susà di Pergine Valsugana, di proprietà dell’Istituto Pavoniano Artigianelli, svolta nel novembre 2014 dal Servizio Gestioni Patrimoniali e Logistica della Provincia, abbia tenuto conto della situazione di totale abbandono e di grave degrado dell’immobile, che inevitabilmente ne hanno in misura consistente ridotto il valore;
  2. se, facendo seguito a quanto previsto nella deliberazione della Giunta provinciale n. 2360 del 22 dicembre 2014, l’Ufficio Contratti dell’APAC – Servizio Contratti e Centrale Acquisti della Provincia abbia provveduto alla “stipulazione di un contratto di permuta con contestuale costituzione di servitù fra la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento (Congregazione religiosa dei Figli di Maria Immacolata – Provincia Italiana) di realità immobiliari in C.C. Trento e C.C. Susà” e se il contratto sia stato sottoscritto;
  3. in caso di risposta negativa al quesito contenuto nel punto precedente, quali siano le motivazioni per le quali il contratto sopra citato non sia stato ancora stipulato e sottoscritto;
  4. se non si ritenga necessario acquisire una valutazione aggiornata ad oggi dell’edificio di cui è stato disposto il trasferimento dall’Istituto Pavoniano Artigianelli alla Provincia autonoma di Trento;
  5. quale soggetto sia oggi responsabile della sicurezza nell’area occupata dall’immobile “ex Artigianelli”, anche alla luce delle situazioni di pericolo evidenziate nella presente interrogazione e aggravate dallo stato di totale abbandono dell’area;
  6. con quale investimento, con quale destinazione e quali costi connessi la Provincia intenda realizzare la riqualificazione dell’edificio;
  7. quali tempi siano realisticamente prevedibili per una ripresa di funzionalità del complesso immobiliare;
  8. a quanto corrisponde la spesa viva del compendio immobiliare sostenuta dalla PAT dal momento della sua acquisizione ad oggi.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

In allegato nella colonna a destra il servizio di “Striscia la Notizia” del 27 febbraio 2016.

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione depositata il 30 ottobre 2015. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 2315/XV

 

Risposta ricevuta il 19 gennaio 2016: risposta interrogazione n. 2315 – ex Artigianelli

 

 

 

Il video:

 

 

 

 

Il servizio sul sito di Striscia la Notizia del 27 febbraio 2016, la puntata ha fatto segnare un ascolto medio di 3.874.000 telespettatori:

 

Striscia la Notizia - Susà di Pergine

 

 

Ne parla la stampa: Striscia la Notizia e lo scandalo ex Artigianelli

 

 

 

Altre foto del complesso abbandonato:

 

 

 

La notizia su “La Voce del Trentino”: A Susà di Pergine cinque piani di desolazione… e io pago!

 

 

1 Commento

  1. Io ci sono stato e fa veramente pena. Spero che faranno qualcosa.

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