Comunali, l’appello di Cia: «Il candidato sindaco non appartenga a partiti».

«Un centrodestra unito», «un sindaco che non sia targato politicamente», e una coalizione capace di andare oltre al suo perimetro, disposta a dialogare anche con il Patt: «Perché no?». Claudio Cia, esponente di Agire per il Trentino, che nel 2015 è stato candidato alla carica di sindaco — «con un buon risultato, sfiorando il ballottaggio» — apre il dibattito nel centrodestra sulle amministrative del 2020.

Come si sta muovendo la coalizione che in Provincia esprime la maggioranza, c’è la volontà di conquistare anche la città di Trento?

«Sono convinto che chi vince Trento vince il Trentino. Noi non possiamo perderci questa occasione, in ballo c’è molto di più del risultato del capoluogo. Ma per vincere dobbiamo essere lungimiranti ed evitare di guardare solo il tornaconto partitico o personale».

C’è questo rischio?

«C’è sempre, come cinque anni fa, quando si decise sul mio nome all’ultimo momento, impantanati su logiche di partito, ognuno concentrato sul suo orticello. Ma sono fiducioso perché mi sembra di capire che tutta la coalizione va nella giusta direzione».

Quale?

«Quello dell’unità. Se mostriamo unità siamo già a metà strada, perché la credibilità, dopo il successo alle nazionali e alle provinciali, ci è già riconosciuta. Bisogna dimostrare di essere capaci di stare assieme, lavorando per il bene della città, che merita molto di più dell’attuale amministrazione».

Il centrodestra sarà unito anche nella scelta del candidato sindaco? Di solito è sui nomi che si rischia di scivolare.

«Chi sarà il sindaco, come si faranno le alleanze, forse è ancora troppo presto. È importante lavorare con calma, con discrezione, ma senza perdere tempo, perché la scadenza è vicina e prima si decide meglio è, anche per poter affrontare sereni la campagna elettorale».

Sul candidato sindaco si sarà fatta qualche ipotesi. Non le chiedo un nome, ma un profilo, un identikit, stanno circolando?

«Per come la penso io, ma non sono il solo, il nostro candidato sindaco deve essere una persona ovviamente di area, che sappia però rappresentare quelle sensibilità che la sinistra ha sempre rivendicato come esclusive, qui valori che ha usato per dividere e non per unire, che ha ideologizzato e usato come bandiere».

Si sta forse riferendo al tema dei diritti civili?

«Sì, anche ai diritti civili, valori che la sinistra ha rivendicato come propri. Ma sono valori di tutti, che il nostro candidato sindaco dovrà saper declinare in modo non ideologico e senza estremizzazioni. Perché anche la comunicazione è importante».

É importantissima, anche se spesso è stata usata per strumentalizzare il dibattito e per esasperare i toni. Anche nel centrodestra.

«Infatti, proprio per questo, la comunicazione del nostro candidato sindaco dovrà essere positiva, attenta a non lasciar passare messaggi ambigui, capace di riconoscere che un’espressione piuttosto che un’altra può creare danni».

Ha affermato che sarà un sindaco di area, quindi non è detto che sia espressione della Lega?

«A parer mio sarebbe meglio che non fosse targato politicamente. Anche se la politica dovrà saperla maneggiare, insomma non un tecnico o un “esterno” che dalla politica è sempre stato lontano».

Ma la Lega ha tanti voti, potrebbe rivendicare la carica di sindaco.

«Io propongo una riflessione politica, non vorrei si pensasse che metto veti nei confronti di qualcuno. Ma dico questo: i voti della Lega e dei partiti nazionali li abbiamo già. Dobbiamo invece attrarre i voti di chi guarda al centro, magari anche un po’ a sinistra, i voti dei 5 Stelle delusi. Anche alcuni elettori del Pd potrebbero guardare a noi, quelli che non sono soddisfatti di come è stata amministrata la città».

Un ragionamento di questo tipo rischia di attrarre anche il Patt. Sarebbe un problema?

«Tutt’altro, io un dialogo con gli autonomisti lo auspico. Certo, bisogna capire con quale Patt si andrà a dialogare. Con quello rappresentato da Rossi e Dallapiccola o espressione di una nuova linea? Il Patt dei rancorosi che hanno perso il governo della Provincia o quello che guarda al futuro?».

Lei pensa che il futuro del Patt sia con il centrodestra?

«Penso che difficilmente potrà tornare alleato del Pd, fosse solo per un istinto di sopravvivenza. Nel centrosinistra rimarrebbe schiacciato, farebbe la fine dell’Upt. Alle ultime elezioni provinciali hanno resistito, forse anche aumentando i propri voti, proprio per aver abbandonato l’alleanza a sinistra. Se tornassero con il Pd sarebbe ridicolo».

 

L’intervista sul “Corriere del Trentino” del 3 luglio 2019:

Esito dell'iniziativa

 

Intervista realizzata da Donatello Baldo e pubblicata sul “Corriere del Trentino” del 3 luglio 2019.

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