Cia (AGIRE): “Presenterò in un altro momento la mia proposta, convinto che la legge Gilmozzi richieda una revisione. Legittimo chiedere che in questa Provincia i cittadini siano trattati tutti allo stesso modo”.

A me va bene tutto, anche di non piacere a tutti, perché se volevo piacere a tutti sarei nato bugìa… ma che dal centrosinistra mi venga detto a mezzo stampa: ”E’ arrivato quello più furbo della compagnia”. No. Io ho depositato un emendamento nero su bianco, rispettando le regole di questo Consiglio, con una sua relazione che ne spiega le finalità, e non accetto che dal centrosinistra mi venga detto: “E’ arrivato quello più furbo della compagnia”. No.

Lo spirito dell’iniziativa è ben diverso da quello di costruire dal nulla seconde case come se piovesse, e mira invece a rilanciare l’attività delle imprese, più che per fare nuove case, per recuperare l’esistente. Come i masi e tutto il patrimonio immobiliare disseminato sul territorio, in stato di abbandono, e per il quale la legge Gilmozzi non incentiva il recupero. Le attività legate all’edilizia sappiamo essere l’elemento economico con maggiore capacità di moltiplicazione degli effetti positivi. Se si applicano decisioni negative per il settore, il moltiplicatore diventa negativo. Non è il momento delle polemiche si dice. Avevano iniziato facendo polemica, poi la situazione gli ha costretti a dire “non è il momento delle polemiche”, ma evidentemente stare qualche giorno a casa è stato troppo, e il momento di non fare polemiche vale solo per gli altri e non per loro.

Questi del “E’ arrivato quello più furbo della compagnia” e che adesso si tingono di verde per sentirsi alla moda, sono gli stessi dell’ex Artigianelli: un’operazione che la Corte dei conti ha quantificato come possibile danno erariale da oltre 10 milioni di euro per la permuta tra il complesso di Susà di Pergine (un immobile che al momento della permuta veniva definito da chi lo ha acquisito come “inutilizzabile” e “da demolire”) con immobili di pregio nel centro di Trento.

Sono gli stessi del concorso taroccato alla Centrale unica: altro danno erariale, conflitto di interessi e tentato abuso d’ufficio in concorso con cinque indagati, che secondo l’accusa, si sarebbero accordati sui contenuti del bando. Sono gli stessi del bando del NOT. Anche qui un danno erariale contestato dalla Procura contabile. Nel frattempo tra il 2001 al 2019 sono stati spesi 140 milioni di euro per la manutenzione del Santa Chiara. Non inizio a parlare di sanità perché altrimenti potrei essere particolarmente cattivo…

Sono gli stessi che affidavano consulenze in materia di lavoro – secondo i giudici illegittime – ad amici parrucchieri. Altro danno erariale, perché su 4.200 dipendenti provinciali non venne trovata una persona con un profilo più adatto. Sono gli stessi che in 5 anni hanno speso 56 milioni di euro per la solidarietà internazionale. Spesso con progetti di discutibile caratura finanziati per intero con i soldi dei contribuenti trentini, per la maggior parte tramite delibere dei dirigenti. Sono gli stessi che ci hanno lasciato decine di milioni di euro di immobili pubblici abbandonati, dopo magari avervi investito, dall’ex Villa Rosa di Pergine, all’ex Panorama di Sardagna, all’ex scuola per gli sport invernali al Tonale. E mi fermo qua perché abuserei del tempo a disposizione. Ora, che io venga appellato da questi come “il più furbo della compagnia”, no. Anche perché per arrivare ai loro livelli ho ancora molta strada da fare.

Fatta questa doverosa premessa, comunico che non discuterò il mio emendamento. Non certo per la polemica che hanno voluto sollevare i Maestri d’Aula, ma per permettere di concentrare l’attenzione sulle altre misure a sostegno dell’economia trentina. Mi riservo comunque di presentare in altre forme e in altri tempi la mia proposta, convinto che la legge Gilmozzi richieda una revisione. Non mi è possibile comprendere infatti come una legge provinciale ha potuto stabilire che in alcuni Comuni si potesse sviluppare l’edilizia legata solo alla realizzazione della prima casa mentre invece in altri Comuni ogni sviluppo edilizio è consentito. Per la Città di Trento ad esempio, sono tutte prime case? Negli anni in cui in alcuni Comuni delle Valli si applicava la legge Gilmozzi, a Trento, nell’area ex Michelin, veniva concessa una deroga urbanistica che consentiva l’aumento in altezza degli edifici di ben 4,5 metri, quindi dai 18,5 metri ai 23. Tutto questo nell’ambito di competenze riconosciute ad una Provincia autonoma che evidentemente con qualcuno si comportava da madre e con altri da matrigna.

Quando usciremo dall’attuale crisi sanitaria gli effetti della crisi economica purtroppo si renderanno palesi per tutti e quindi, credo sia legittimo chiedere che in questa Provincia i cittadini siano trattati tutti allo stesso modo. La Provincia scriva regole chiare per tutti, si prenda l’onere di farle osservare (a tutti) ma metta fine ad un’ingiustizia patita per ben 15 anni da molti abitanti delle Valli.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 19 marzo 2020 in seguito ai commenti arrivati dal centrosinistra:

 

 

 

 

 

 

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