Cooperativa che offre servizi di conciliazione in Bassa Valsugana: maggiore chiarezza nella gestione dei servizi rivolti alle famiglie.

In Bassa Valsugana opera la cooperativa “Coop Amica”, con sede a Canezza di Pergine, che offre servizi di conciliazione rivolti alle famiglie, gestendo diverse strutture in stretta ed esclusiva collaborazione con i Comuni e la Comunità di Valle, tra le quali quelle di Roncegno, Telve, Cinte Tesino.

La gestione di tali servizi viene fatta usufruendo di strutture comunali, ed essendo in convenzione con questi ultimi, il contratto di locazione risulta certamente vantaggioso. Inoltre, avendo la possibilità di fruire dei Buoni di Servizio, figurando come veri e propri servizi comunali, hanno la priorità sulle iscrizioni rispetto alle strutture private che operano allo stesso modo ed in più, nel momento in cui si trovano ad avere posti liberi, può scattare un meccanismo che obbliga i genitori di bambini iscritti in strutture private ad andare da loro, pena la cancellazione dei buoni di servizio.

Non più tardi di un mese fa è stato trasmesso sul TG regionale un servizio nel quale veniva esposto un piano di “aiuto” per questa Coop che, avendo un servizio a Cinte Tesino (peraltro, si apprende, con orari molto limitanti per i genitori) spesso non raggiunge il numero di iscrizioni necessarie e quindi economicamente non riesce a mantenersi da sola: l’Assessore alla famiglia della Comunità di Valle, assieme ai 4 comuni interessati, ha quindi dato il via ad un progetto di finanziamento, permettendo a tale cooperativa di non avere perdite economiche.

In tutte le strutture che gestisce, al momento dell’iscrizione vengono garantiti orari flessibili e che coprono l’intera giornata: dalle segnalazioni ricevute parrebbe invece che al momento dell’effettivo bisogno, tale servizio o viene erogato solo al raggiungimento di un numero minimo, o con un sovrapprezzo a volte molto esoso per le famiglie. Sembra addirittura che siano state recapitate a casa delle famiglie iscritte fatture dove il mancato guadagno per scarsità di frequenza veniva esplicitamente ripartito tra i frequentanti.

Riassumendo, ci si trova nella situazione in cui una cooperativa (che a tutti gli effetti dovrebbe essere un’impresa privata) ha priorità sulle iscrizioni, possibilità di obbligare gli iscritti in altre strutture ad andare nelle loro, agevolazioni su spese quali l’affitto, possibilità di usare strutture comunali, convenzioni con comuni e comunità di Valle qualora non riuscisse a sopravvivere da sola, un servizio non proprio limpido e chiaro con maggiorazioni spesso non giustificate.

Nonostante le condizioni di tutto favore, pare però che i benefici non arrivino fino ai dipendenti: risulterebbe infatti che alcuni di questi non riceverebbero lo stipendio da quasi 6 mesi, mentre altri sarebbero stati licenziati a pochi giorni dallo scadere del contratto, con la motivazione della mancanza di iscrizioni.

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. Se corrisponde al vero che alcuni dipendenti della cooperativa non ricevano regolarmente lo stipendio, e se sì, per quale ragione e se ciò sia compatibile con la fornitura di servizi all’ente pubblico. In caso di risposta negativa, come si spera, si chiede di esplicitare come sono state reperite tali informazioni.
  2. Se corrisponde al vero che in caso di scarsità di utenza, possa esserci un meccanismo che obbliga i genitori ad iscrivere presso quelle strutture i propri figli, pena il decadimento dei Buoni di Servizio; se si su che base normativa?
  3. Come sia possibile che al momento dell’iscrizione vengano garantiti orari flessibili e che coprono l’intera giornata, e invece al momento dell’effettivo bisogno, tale servizio o viene erogato solo al raggiungimento di un numero minimo, o con un sovrapprezzo per le famiglie? Possono essere addebitati alle famiglie eventuali mancati guadagni per scarsità di frequenza?
  4. Quanti sono i fondi erogati dal pubblico (sia questo Provincia, Comuni o Comunità…) a tale cooperativa negli ultimi 5 anni? Considerato che tale impresa opera in condizioni di particolare vantaggio, a che voci sono destinati tali fondi?
  5. Quante sono le spese che annualmente sono state pagate da tale cooperativa negli ultimi 5 anni per l’utilizzo delle strutture pubbliche nelle quali offre i propri servizi, suddivise per struttura? Come sono calcolati tali canoni?

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 20 agosto 2018, in attesa di risposta. Segui l’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 6210/XV

 

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Una “Coop Amica”, ma non dei dipendenti? Claudio Cia interroga la Giunta provinciale.

 

 

 

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