Emergenza Covid-19, Cia (FdI): “Fondamentale il contributo della medicina territoriale per uscire dal pantano in cui la politica ha confinato la sanità”

Il personale sanitario che opera all’interno degli ospedali trentini è esausto a causa dei tanti ricoveri riconducibili al virus SARS-CoV-2 e alle sue varianti. Sono due anni che se ne parla. In principio i pazienti non potevano contare su una prevenzione di tipo vaccinale, ora invece sì. Eppure tanti sono quelli che finiscono per riempire i reparti ospedalieri. Non per questo bisogna togliere valore alla campagna vaccinale attualmente in corso, ma in tutta onestà dobbiamo pure riconoscere che la medicina territoriale arranca sempre di più. Se all’inizio si poteva sottovalutare questo fatto, addirittura negarlo, perché ci trovavamo a confrontarci con un virus di cui nulla si sapeva, ora non più. Dobbiamo essere onesti e riconoscere una volta per tutte che “il re è nudo”. Abbiamo l’obbligo di affermare che abbiamo lasciato i nostri medici di base – e di conseguenza i loro pazienti – senza un vero e proprio protocollo unico, chiaro ed applicabile per la gestione dei malati da Covid-19 (soprattutto nei primi – ed importantissimi – giorni dopo l’infezione), e anche laddove si è provato a dare una risposta si è fallito miseramente: come nel caso della circolare recentemente annullata dal TAR del Lazio che prevedeva, nei primi giorni di malattia, unicamente una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo. Probabilmente, ad un approccio scientifico e razionale, si è preferito quello delle urla e continue contraddizioni nei salotti televisivi, che ha finito per terrorizzare i nostri cittadini e allontanarli dalla scienza.

Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito alla trasformazione dell’esercizio della figura del medico di medicina generale, l’architrave di un buon servizio sanitario. Architrave che negli anni si è fortemente indebolito e che oggi porta i cittadini a rivolgersi prevalentemente al pronto soccorso e riempire gli ospedali a causa di complicanze di stati morbosi non diagnosticati e trattati per tempo a prescindere dall’eziologia, ovverosia dal fattore che provoca una malattia. Il tutto dovuto alla cronica e sempre più preoccupante carenza di professionisti, al carico di lavoro dovuto al numero di pazienti da seguire e alla mole di adempimenti burocratici richiesti per espletare la professione medica. Non di meno, all’insufficiente coinvolgimento dei professionisti nel definire gli indirizzi politici della sanità, tanto che nel tempo è prevalsa una concezione ospedalocentrica della strategia sanitaria, con gli ospedali che sono divenuti l’unico riferimento su cui far convergere le esigenze dei cittadini.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ha semplicemente reso più evidente, plastico, un problema che origina da molto lontano e che da anni incalza la politica. Fintantoché lo si affronta negando o minimizzando l’ovvio, o peggio ancora addossando le colpe ad altri (a chi non ha un ruolo istituzionale) per aprire nuove strade, non c’è spazio per la consapevolezza che è propedeutica ad una risposta che possa farci uscire dal pantano in cui la politica ha confinato la sanità.

Cons. Claudio Cia – Presidente del Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia

L’articolo su “L’Adige” del 21.01.2022:

 

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato stampa inviato ai media locali il 20.01.2022.

 

L’articolo su “Gazzetta delle Valli – News dalle valli lombarde e trentine“:

Covid-19 in Trentino, Claudio Cia “Fondamentale la medicina territoriale”

 

 

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