Croci in montagna, Cia (FdI): “Fanno parte della nostra cultura, vanno difese”

Pensare che il problema, per chi frequenta la montagna possa essere costituito da una croce denota la pochezza di un pensiero ateo nostrano. Quello che non commenta gli altri simboli religiosi, se non quelli cattolici. Evidentemente, per affermare la propria individualità, l’ateo, non trova di meglio che prendersela con la storia e la sensibilità dei credenti di professione cattolica. Ricordo che anche una ventina d’anni fa si presentò un simile dibattito per togliere i crocefissi dalle scuole e che allora intervenne Natalia Ginzburg, scrittrice ebrea non credente auspicando che i crocefissi venissero mantenuti, perché sono un simbolo e un racconto della civiltà umana e non solo un segno religioso. Ed è proprio così, quanti simboli ex voto ci ricordano i nostri avi, la montagna, punto di meditazione e di comunicazione tra Cielo e Terra, ha un significato evocativo come sintesi del Vangelo e come spazio metastorico. Per i credenti, la croce non è solo un simbolo di appartenenza a Cristo, ma è un richiamo alla “Casa del Cielo. Una grande fortuna, quella di chi sa di appartenere, vuole appartenere, a Cristo. Talune persone che si preoccupano di non esporre i simboli a favore di una multiculturalità, si dimenticano di rispettare la storia dei singoli. Irritati dall’attaccamento alla croce, ci vorrebbero omologati alla società che adorano, quella che quale simbolo ha il proprio Ego. Una filosofia imperante che disprezza tutto ciò che porta ad elevare i cuori al trascendente. Giudicati intolleranti solo perché non ci si arrende, come sarebbe politicamente auspicabile, alla generale adesione alle idee e ai comportamenti dei moderni influencer. Denigrano i simboli che richiamano alla storia di un Paese, e applaudono le schiere di influencer capaci di indottrinare l’opinione pubblica con catechesi ideologiche. Tant’è che, ed è sotto gli occhi di tutti, si è passati da una società di credenti ad una società di creduloni.

La croce, ogni croce, anche quella che svetta sulle montagne ci ricorda la nostra storia e che tutti noi apparteniamo a un destino migliore. Ecco perché va difesa.

Cons. Claudio Cia – Presidente del Gruppo Consiliare di Fratelli d’Italia

La lettera su “Il Nuovo Trentino” del 28.06.2023:

La lettera su “L’Adige” del 01.07.2023:

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata ai quotidiani il 27.06.2023.

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