Crollo dell’export verso la Russia, gli effetti dell’embargo russo sui prodotti trentini

Dal 2014, la politica estera russa continua ad essere caratterizzata dalla crisi ucraina, con l’annessione il 18 marzo 2014 della penisola di Crimea. L’Unione Europea e gli USA hanno quindi adottato una serie di sanzioni sia contro il Paese, sia nei confronti di personalità, enti ed imprese russe. A tali sanzioni, la Russia ha risposto con l’adozione di misure restrittive commerciali. Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’embargo alla Russia da parte dell’UE è costato all’Italia 3,6 miliardi di euro. Nel 2013 l’Italia esportava in Russia beni e servizi per 10,7 miliardi di euro, nel 2015 l’importo è sceso a 7,1 miliardi di euro.

Ad oggi non è dato conoscere quanto estese siano le perdite economiche registrate sul nostro territorio, né quali siano i settori più colpiti, e nemmeno quali effetti ne siano derivati alle singole imprese trentine. Alcuni dati arrivano in risposta ad una interrogazione del consigliere provinciale Claudio Cia (Agire), che chiedeva conto alla Giunta provinciale dei danni all’economia locale derivanti dalle sanzioni alla Russia.

A rispondere a Claudio Cia è il presidente della Provincia Ugo Rossi, che riferisce come i processi di internazionalizzazione del nostro Paese verso la Federazione russa sono significativi ed in costante crescita negli ultimi 10 anni. Particolarmente sostenuto è stato l’export di prodotti agroalimentari italiani: l’Italia risulta il quinto fornitore comunitario di prodotti agroalimentari dopo Germania, Paesi Bassi, Polonia e Francia. In taluni casi si tratta di iniziative che annoverano prodotti anche ad indicazione geografica che, negli ultimi anni, avevano intrapreso ingenti investimenti di marketing sul mercato russo, individuandovi interessanti possibilità di sviluppo.

Il consigliere di Agire chiedeva i dati aggiornati sui danni derivanti all’economia trentina dalle sanzioni alla Russia. La risposta del Presidente Rossi è parziale, in quanto viene riferito che l’esatto ammontare delle perdite in termini di vendite per i prodotti oggetto di sanzioni economiche non è stimabile a priori in quanto parte della produzione può essere riallocata su altri mercati e canali distributivi, nonché attraverso triangolazioni commerciali e non necessariamente il variare del valore delle quote è addebitabile alle sanzioni.

Ciò che il Presidente della Provincia riferisce è che le conseguenze per le imprese trentine derivanti dalle sanzioni economiche adottate dalla Federazione Russa risultano significative per le tipologie di produzioni identificate dal Decreto del Presidente della Federazione Russa n. 560 del 6 agosto 2014, che dispone l’embargo su una lista di cinque categorie di beni alimentari: ortofrutticoli freschi, carni fresche e lavorate, latte, formaggio e derivati, alimentari diversi, pesci e crostacei, provenienti da Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Australia e Norvegia.

Per l’export trentino nell’area russa, il comparto della frutta e dei formaggi è sottoposto al regime più restrittivo delle sanzioni. Va peraltro tenuto conto del fatto che le vendite estere del settore melicolo trentino sono destinate al mercato russo per una quota inferiore al 2% sul totale del fatturato; ancor minore è il peso per il settore dei formaggi, che non raggiunge lo 0,5% del totale venduto.

Il consigliere Cia chiedeva alla Giunta provinciale l’ammontare dell’export trentino in Russia negli ultimi anni e qui di seguito si evidenziano i dati relativi alle esportazioni agroalimentari del Trentino verso la Russia negli anni 2014-2015, anno del crollo delle esportazioni (in euro):

 

SETTORE ECONOMICO

2014

2015

Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca

393.517

7.572

Prodotti alimentari, bevande e tabacco

3.236.789

1.505.662

Tutti gli altri settori

51.367.235

38.733.401

 

Cia chiedeva inoltre alla Giunta se dal 2013 ad oggi vi sono aziende della PAT che hanno avviato progetti di collaborazione o scambi commerciali con la Russia, indicando in caso affermativo gli importi stanziati e l’esito finale delle procedure, ma su questa domanda il Presidente Rossi ha semplicemente glissato senza rispondere, così come non è arrivata risposta sul numero di aziende trentine che esercitano attività economiche con il partner russo, ma soprattutto silenzio alla domanda con la quale il consigliere Claudio Cia chiedeva quale tipologia di aiuti si intende stanziare per compensare i produttori dei mancati fatturati causati dalla decisione di imporre sanzioni.

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 28 agosto 2016:

Crollo dell'export verso la Russia

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 28 agosto 2016:

Embargo russo, conseguenze produttori trentini

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