Dimissioni di Claudio Cia dalla carica di Assessore regionale: l’intervento in Consiglio regionale

Signor Presidente, chiedo di poter intervenire sia per fatto personale che per entrare nel merito delle mia scelta di lasciare l’assessorato.

Dedico le prime parole, di questo mio intervento, per ringraziare innanzitutto le persone che mi hanno accompagnato e assistito durante la mia attività di Assessore regionale. Mi si consenta di ricordare in particolar modo, il capo della segreteria, il dott. Matteo Rigotti, l’addetto alla segreteria, Michael Moser; la struttura tecnica con la dott.ssa Loretta Zanon, il dott. Paolo Franceschi e tutti i loro collaboratori. È stato provvidenziale e un piacere aver potuto lavorare con loro, ma soprattutto aver condiviso un impegno concreto e altamente professionalizzante, promuovendo e onorando così l’istituzione più importante della nostra Autonomia, la Regione. Un’istituzione che anno dopo anno è stata ridotta all’insignificanza, privata della visibilità che le è dovuta e non certo per mano di chi ci lavora, ma per scelte politiche infelici che di fatto l’hanno portata a non essere più riconosciuta come la pietra angolare che sostiene l’intero edificio dell’Autonomia. Non meravigliamoci dunque se oggi la vediamo spogliata di tutto, senza che si sappia se, e quando, le verrà data una nuova identità e a quale prezzo. Una miopia che di fatto ci nega un futuro da condividere per essere più forti.

Sulla Regione si è consumata la politica del “fin quando posso, prendo tutto quello che posso”. E’ prevalso un egoismo che ha innalzato un muro di progressiva incomunicabilità tra il Trentino e l’Alto Adige dove la Regione, ridotta a sportello bancomat, da istituzione che riuniva i popoli delle due province valorizzando adeguatamente i gruppi linguistici presenti all’interno di esse, ora è vista come un problema, un ostacolo da minimizzare, per raggiungere il tanto auspicato divorzio tra la provincia di Trento e quella di Bolzano. È sotto gli occhi di tutti la volontà di archiviarla al più presto e di sostituirla con un’entità simbolica priva di qualunque peso politico e che non possa prevedere legami e condizionamenti di sorta. In questa direzione, ahimè, si sono fatti progressi anche in questa legislatura e lo si è fatto con la regia della SVP che, per i suoi scopi, non disdegna di mettere in difficoltà i suoi alleati, che rimangono tali solo finché funzionali alla sua strategia e alle sue aspirazioni. Questo sì che non si può tacere e “non si può fare come se nulla fosse”. D’altronde anche Roma l’SVP non rinuncia ad acrobazie e fantasiose alleanze, purché queste soddisfino ogni sua richiesta.

Ma l’Autonomia non la si esprime esautorando la Regione e non la si promuove con la contrapposizione tra le due Provincie autonome, tra queste e lo Stato; l’Autonomia non la si difende con atteggiamenti provocatori e di sfida. Per Trento e Bolzano non c’è prospettiva solitaria di successo fuori da una logica regionale. La bontà e la grandezza della nostra Autonomia, quella vera, si manifesta con il buon governo, con un’azione amministrativa oculata, che sappia rappresentare la laboriosità e la tenacia della nostra gente, che abbia a cuore i diritti dei cittadini – a partire da quelli più svantaggiati -, che sappia rappresentare il proprio territorio, la sua storia e la sua cultura con le sue diverse sfumature, meglio di come lo potrebbe fare chiunque altro. La nostra Autonomia si tutela nel quadro dell’unità nazionale e non altrove. L’Autonomia è invece in pericolo ogni qualvolta la si vanta e rivendica per discriminare i propri cittadini e smembrare le sue istituzioni; ogni qualvolta la si considera un valore da non condividere, ogni qualvolta la si usa come paravento per occupare posizioni di potere sulla base dell’appartenenza politica anziché per meritocrazia. L’Autonomia è in pericolo ogni qualvolta la si usa per occultare i faccendieri dell’autonomia… e ce ne sono davvero tanti. Questo sì che “rappresenta la negazione dei valori autonomisti”.

Bizzarro è invece scoprire dai media che, secondo SVP, Südtiroler Freiheit e Patt sarei io, con la mia scelta di campo, a mettere in pericolo l’Autonomia di questa terra e le sue minoranze. Per questo hanno chiesto la mia testa di Assessore, ma non ce n’era bisogno, visto che già il 26 dicembre, durante la conferenza stampa dove ho motivato la mia adesione a Fratelli d’Italia, avevo chiaramente dichiarato di rimettere il mio ruolo istituzionale di Assessore. Un segno di rispetto nei confronti della maggioranza che mi aveva nominato. Dunque, sia ben chiaro, lascio la poltrona di assessore regionale spontaneamente e non perché qualcuno me l’abbia chiesto o imposto, e lo faccio per essere coerente con il mio modo leale di fare politica, con le mie idee, che non sono ispirate da qualsivoglia ideologia, men che meno pre o post fascista, a differenza di quanto dichiarato da personaggi superficiali e intellettualmente disonesti, schiavi del loro pregiudizio. Sono come il bue che vuol far credere che il cornuto è l’asino. Di certo tra i miei antenati non troveranno nazisti o fascisti; nella mia storia umana, professionale e politica non troveranno scritti o azioni che giustificano o celebrano qualsivoglia regime totalitario e tanto meno decantano azioni criminose di movimenti terroristici e compagni di lotta con le mani sporche di sangue. Non troveranno neppure sponsorizzazioni di canti e video che incitano all’odio verso le minoranze o che offendono la dignità della donna. Tutta l’attività politica riconducibile alla mia persona è lì a testimoniarlo ed è documentata nella sua totalità nel mio sito “www.claudiocia.it” dove si trovano ad oggi 2.117 pagine di attività accessibili a chiunque voglia parlare del sottoscritto con cognizione di causa e non si rassegni a nutrirsi di soli pregiudizi e a vivere rincorrendo fantasmi.

Credo di essere l’unico politico del nostro territorio ad aver rinunciato ad un ruolo istituzionale così prestigioso coerentemente con le proprie idee e senza chiedere nulla in cambio. D’altronde io non ho mai creduto alla “carriera politica”, ho sempre creduto alla libertà di fare politica, ma questo presuppone che si sia pronti a lasciare la poltrona quando si è costretti a rinunciare alla propria coerenza pur di non perderla.

Nelle scorse settimane, diversi esponenti politici locali sono anche intervenuti per distribuire pagelle di autonomia. Secondo questi signori io non potrei dichiararmi autonomista perché ho aderito a Fratelli d’Italia. I primi a intervenire sono stati i consiglieri del partito secessionista Südtiroler Freiheit, gli stessi che da sempre chiedono l’eliminazione della Regione. A questi si sono accodati la SVP e il Patt la cui posizione, purtroppo confermata dalle azioni sulla Regione, è altrettanto nota. Ho sentito io, definire la Regione un carrozzone da chiudere. Sono gli stessi che, mentre la chiudono, non disdegnano di attingere a piene mani dalle sue casse e di usarla come ufficio di collocamento.

Io sono un trentino che da sempre si riconosce in questa meravigliosa terra e nelle sue istituzioni, ma sono anche orgogliosamente italiano. Tutti i trentini si riconoscono nell’Autonomia e non possono rinunciarvi, questo a prescindere dal contrassegno che li identifica politicamente. Così è anche per me, che in essa e per essa faccio politica. Non sono un autonomista di facciata, che per accreditarsi ha bisogno di brandire una stella alpina utilizzandone una o due in campagna elettorale con manifesti accattivanti che parlano di difesa dell’Autonomia, quando poi con quegli stessi voti non si perde occasione per distruggere la Regione, vera culla storica e baluardo istituzionale dell’Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige.

Dove erano questi saccenti moralisti, esperti di “chi può definirsi autonomista e chi, invece, no” quando io ero fuori dagli Ospedali di Cavalese, Tione, Arco… per protestare contro i tagli alla sanità e contro il depotenziamento dei servizi nelle valli? Dove erano quando denunciavo gli abusi e le ingiustizie perpetrati da una pubblica amministrazione deviata ai danni degli stessi cittadini? Non mi pare di ricordarli. Ah già che smemorato… erano loro che stavano tagliando i servizi sul territorio, ed erano loro a capo di quella pubblica amministrazione. Sono sempre gli stessi che hanno avallato lo smembramento della Regione, recentemente definita da consiglieri dell’Alto Adige “un cadavere in putrefazione”. Definizione che mi ha fatto raggelare. Un cadavere, che però continua a pagare le indennità di tutti noi Consiglieri. Gli amici di Renzi di “via le province… e via le regioni a statuto speciale” o che al tentativo di riforma costituzionale centralista del 2016 cinguettava “Ci sono regole diverse tra regione e regione su turismo, sanità, trasporto ferroviario, ecc… Se vince il sì regole uguali ovunque”. Questi sì che sono titolati a insegnare agli altri cos’è l’Autonomia e chi può dirsi autonomista!

Lascio il mio impegno come Assessore regionale senza dovermi vergognare delle mie azioni, nella consapevolezza di aver portato avanti il mio incarico con spirito di servizio senza fare differenze tra le richieste provenienti da Bolzano o da Trento, e avendo portato a compimento in un tempo limitato questioni rilevanti. Penso ai 21 milioni di euro provenienti dalle casse regionali finora erogati per promuovere le forme collaborative tra gli enti locali della provincia di Bolzano, l’adeguamento dopo ben più di un decennio dei compensi stabiliti per i revisori dei conti dei Comuni con l’introduzione anche di un compenso minimo per garantire la qualità e l’affidabilità dei lavori di revisione, o la chiusura di spinose questioni sulle fusioni dei comuni trentini lasciate irrisolte dalla precedente Giunta. Penso a tutta la serie di norme dedicate agli amministratori comunali e portate tempestivamente a termine in tempo utile per il turno generale delle elezioni: la previdenza integrativa introdotta per gli amministratori che sono lavoratori autonomi o liberi professionisti (ma anche studenti, casalinghe o disoccupati), sanando la disparità di trattamento con i lavoratori dipendenti, l’introduzione dell’indennità di fine mandato per i sindaci impegnati a tempo pieno nel loro ruolo, equivalente al trattamento di fine rapporto destinato ai lavoratori dipendenti, o ancora, gli adeguamenti in tema di indennità degli amministratori locali alle crescenti responsabilità che si assumono nell’assolvimento delle loro funzioni. E altro ancora.

Proprio sul tema della valorizzazione dei Comuni, che nella Regione ha preso strade diametralmente opposte fra Trento e Bolzano, si potrebbe aprire una lunga disquisizione sulle mostruosità prodotte della falsa politica autonomista degli anni passati, che in Trentino ha creato danni difficilmente sanabili. Il mio lavoro è stato apprezzato e nessuno ha mai avuto nulla da ridire, ecco perché non posso che percepire come improbabili e pretestuose le “accuse”che mi vengono rivolte.

La Regione, per come l’ho sempre vissuta e per come la continuerò a vivere in futuro, è l’Ente del confronto. L’Ente che può favorire il dialogo tra le due Province autonome, tra queste e lo Stato, e che può dare impulso ad un’Autonomia che non sia solo strumento di conservazione, ma soprattutto strumento di sviluppo per il bene del nostro territorio.

Concludo questo intervento ringraziando il Presidente Arno Kompatscher, il vice presidente Maurizio Fugatti e gli Assessori della Giunta regionale con cui ho avuto il piacere e l’onore di lavorare in un clima di grande armonia. Anche quando ho avuto modo di manifestare un diverso pensiero, mi sono sempre sentito rispettato e ascoltato, valorizzato e apprezzato. Per questa esperienza li ringrazio di cuore e ringrazio anche i colleghi Consiglieri, di maggioranza e di minoranza, che hanno condiviso e reso fruttuoso il mio incarico di assessore. Per ultimo, ma non ultimo, ringrazio il Consorzio dei comuni di Trento e di Bolzano per la proficua collaborazione nell’individuare e portare avanti provvedimenti utili a sostenere il gravoso impegno di quanti sono stati chiamati a rappresentare e ad amministrare le nostre comunità.

Grazie a tutti.

Già Assessore regionale Claudio Cia

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