commissario Alessandro Urzì

Provvedimento disciplinare verso Claudio Cia: le memorie presentate alla Commissione nazionale di Disciplina di FdI

Spettabile Commissione nazionale di garanzia,

mi chiamo Claudio Cia e sono un infermiere impegnato in politica dal 2009. Ho iniziato come consigliere comunale a Trento e successivamente ho ricoperto il ruolo di consigliere provinciale. La mia esperienza politica è sempre stata legata a movimenti di centrodestra, prima con liste civiche a livello comunale e poi a livello provinciale. Un giorno mi è stata rivolta la celebre frase “alla Fassino”: “se non ti va bene così, fatti un partito tuo e vediamo quanti voti prendi”. Ho deciso di accettare la sfida e nel 2016 sono diventato promotore di “Agire per il Trentino”, un movimento civico e territoriale. Grazie a questo impegno, sono stato rieletto nel Consiglio della Provincia Autonoma di Trento nel 2018. Nel dicembre 2020, ho scelto di far confluire il movimento “Agire per il Trentino” in “Fratelli d’Italia”. Questa decisione ha consentito, per la prima volta, la rappresentanza del partito nel Consiglio provinciale e regionale, permettendo l’ingresso di altri consiglieri nel gruppo.

Con la presente, desidero fornire a questa autorevole Commissione memorie e documenti che possano approfondire gli eventi degli ultimi mesi in Trentino. Vorrei portare a conoscenza degli organi del partito quanto è accaduto, con una gestione del commissario provinciale Urzì descritta da altri autorevoli esponenti di FdI come “da film dell’orrore” [fonte: Corriere del Trentino, 10 dicembre 2023, articolo in allegato].

Nel documento depositato dal commissario Urzì in data 17 gennaio 2024 presso codesta Commissione (e precisamente “da Roma”, per sottolineare che, nella terra dell’Autonomia speciale, persino la forma assume rilevanza), mi vengono contestate “comunicazioni di feroce critica verso il partito”. Inizio pertanto da questo punto per evidenziare l’infondatezza delle dichiarazioni del commissario, basate principalmente su frammenti di dichiarazioni estrapolate dal loro contesto, distorte forzatamente o addirittura prive di fonte, create per dipingere il sottoscritto come un danno per il partito, probabilmente nel maldestro tentativo di occultare i danni della propria gestione. In nessun caso, infatti, ho rilasciato dichiarazioni contro il partito, anzi, ho sempre elogiato e sostenuto il partito fino ad oggi. Le uniche critiche sollevate, con dovere, sono rivolte esclusivamente all’operato del commissario e sono state indotte da questo. Esamineremo quindi solo alcune di queste dichiarazioni “feroci” nei confronti del partito, affinché restino agli atti e consentano di ottenere una visione più completa della situazione vissuta in Trentino negli ultimi mesi.

«Quando ho aderito a Fratelli d’Italia avevo davanti a me una donna straordinaria come Giorgia Meloni e non mi sono mai pentito di averla sostenuta. Ho aderito a FdI quando il partito in Trentino si attestava su cifre da prefisso telefonico». Poi è arrivato il commissariamento di Urzì: «L’operato di Urzì come commissario è stato disastroso. Il partito – spiega – non è stato strutturato bene e molte persone si stanno pentendo di averci votato» E profetizza: «Ci sarà un crollo di tessere. E non perché la gente non riconosca in Meloni una grande leader, ma perché la persona scelta da lei per guidare il partito in Trentino non è adeguata. […] Sui social Urzì canta «vittoria» per l’investitura di Gerosa come vicepresidente della Giunta: «Il ruolo di FdI sarà determinante sarà determinante nei prossimi cinque anni», assicura il commissario di Fratelli d’Italia. Ma nei commenti che accompagnano il post è palpabile la rabbia della base. «Vittoria di Pirro», scrive un utente, mentre un altro attacca: «Grazie! Se prima c’erano dubbi, ora sappiamo cos’è l’autonomia concessa dal bel paese! Al vostro posto mi vergognerei». E ancora: «Una commedia all’italiana con epilogo che nuoce solamente ai cittadini».

[fonte: Il T quotidiano, 8 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

Il suo rapporto con FdI sembra al capolinea: è così? «Sono ancora in FdI. Almeno credo: ho visto che sono stato cancellato dalla chat del gruppo consiliare. Una chat che è in mano al commissario Urzì. Credo che il gruppo dovrà assumere il ruolo che gli è proprio e dovrà soprattutto rappresentare l’autonomia partendo dal proprio interno: se non sappiamo rappresentare l’autonomia del gruppo quale garanzia possiamo dare?». Con Urzì sono volate scintille. «Il suo operato è stato disastroso. Qui ci sarà un crollo di tessere. E non perché la gente non riconosca in Meloni una grande leader ma perché la persona scelta da lei per guidare il partito in Trentino non è adeguata. Così la gente scappa». Lascerà Fratelli d’Italia? «In tantissimi mi dicono “se te ne vai veniamo con te”. Ho mandato un messaggio alla capo-gabinetto di Meloni, non ho avuto risposta ma non mi sento offeso. Giorgia sta gestendo questioni molto più importanti del Trentino».

[fonte: Corriere del Trentino, 8 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

«È ormai da molto tempo che vivo un’umiliazione continua. Ma non da parte del mio partito, perché non è mai qualcosa di astratto che ti può umiliare, sono le persone che lo fanno. Beh, sono arrivato al limite, non ce la faccio più. Sono proprio stanco di questa situazione. Hanno abusato fin troppo della mia disponibilità ai passi indietro, e hanno abusato anche della mia pazienza».

[fonte: il T quotidiano, 5 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

Quello di ieri è stato per Cia il «momento più sofferto nei nove anni da consigliere provinciale», con l’emozione stampata sul volto e nascosta in qualche balbettio al momento dell’annuncio ufficiale davanti alla stampa. Ma nessuna dichiarazione da fioretto, Cia va giù con la sciabola: «Gli insulti ignominiosi per cui mi sarei aspettato almeno delle scuse, hanno avuto l’effetto di rendere a questo punto improcrastinabile una decisione che stavo ormai maturando da tempo». A uscire malconci dagli attriti fra alleati, però, sarebbero anche «gli stessi trentini». «Che non meritano lo spettacolo cui hanno assistito in questi giorni – prosegue Cia – fatto di prepotenze, dichiarazioni sguaiate, bullismo verbale e atteggiamenti che non appartengono né alla cultura trentina né a quella dell’autonomia». Insomma, dissapori personali al di sopra delle questioni politiche. Cia ringrazia il partito in cui continua a credere, e ricorda di avere «portato per primo in consiglio provinciale il partito di Giorgia Meloni». […] E ritorna là: «La partita è stata tutta gestita in solitaria da Urzì – tira le somme – il quale ha fatto passare il messaggio che il partito voglia “romanizzare” il Trentino». Nelle trattative sulle «collocazioni» in Provincia e Regione, dunque, ora FdI perde un rappresentante: «Chi usa i numeri dei cinque consiglieri per battere i pugni e pretendere sempre di più – leggasi ancora Urzì – non può più utilizzare la mia presenza per rafforzare la sua richiesta». E questa precisazione sa già di primo smacco. Ma ricorda anche che il segretario provinciale del Carroccio, Diego Binelli, aveva avvisato fin dall’inizio «o due assessori o la vicepresidenza». «Noi invece abbiamo tenuto in ostaggio il Trentino per 45 giorni, per poi tornare al punto di partenza». In buona sostanza la conquista della vicepresidenza «è stata una vittoria di Pirro».

[fonte: Corriere del Trentino, 10 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

A Urzì che lo descrive come attaccato alla seggiola di assessore, risponde così: «Nel corso della mia carriera politica, ho sempre anteposto gli interessi della Comunità Trentina a quelli personali, alle indennità, ai cda (il riferimento è a Gerosa, che nei cda è stata parecchie volte, ndr) e alle poltrone». Ha ricordato, durante la conferenza convocata ieri, che lui una poltrona l’ha pure lasciata: «Da assessore regionale, per portare per primo in Consiglio provinciale a Trento il partito di Giorgia Meloni. Ed stato un onore». Dice che con Urzì non vuole avere nulla a che fare, che le sue parole sono state «ignominiose», che è «un bullo», che «in undici mesi del suo commissariamento ha distrutto un intero partito che era prima in ottime condizioni». Dice altrettanto chiaramente che per Giorgia Meloni ha immutata stima, «ma che forse non sa cosa sta succedendo qui, forse non ha capito a chi abbiano affidato il partito qui in Trentino». […] Sulle trattative per la formazione della giunta va giù duro, ancora contro Urzì: «Ditemi voi. Avevamo la possibilità di avere due assessori in giunta, ora ce n’è uno».

[fonte: il T quotidiano, 10 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

E’ comprensibile, attraverso una lettura diretta di tali articoli, senza la necessità di interpretazioni che porterebbero solo a un processo distorto e inaccettabile delle intenzioni, come non emergano certamente, nelle espressioni utilizzate dal sottoscritto, “comunicazioni di feroce critica verso il partito”, evidenziando come questa prima accusa sia viziata da una falsa rappresentazione della realtà.

Nel documento presentato dal commissario Urzì in data 17 gennaio 2024 a questa Commissione, mi è stata contestata l’accusa di “accettazione di un incarico di assessore senza accordo con il mio partito”, in quanto “la mancata accettazione del suo incarico (assegnatoli unilateralmente dal Presidente della Provincia) […] doveva costituire strumento di contrattazione nell’ambito della maggioranza per ottenere maggiori opportunità di partecipazioni al governo”.

È opportuno sottolineare che l’incarico di Assessore è regolarmente assegnato dal Presidente della Provincia, come avviene comunemente. La distribuzione delle responsabilità tra i singoli assessori è sempre determinata dal Presidente attraverso propri decreti. Il 17 novembre 2023, sono stato nominato Assessore e membro della Giunta provinciale per la XVII Legislatura con deleghe alle politiche per la casa, disabilità, mobilità e trasporti, attraverso il Decreto del Presidente della Provincia n. 29. Non è prevista alcuna necessità di “accettazione” formale dell’incarico secondo la normativa provinciale. A conferma di ciò, per l’unico assessorato rimasto in Giunta a Fratelli d’Italia non sono state richieste fantomatiche accettazioni formali. Il 13 dicembre 2023, mediante il Decreto n. 32, il Presidente della Provincia ha revocato la mia nomina ad Assessore, trasferendo l’incarico al Segretario del Partito Autonomista Trentino Tirolese, non facente parte del Consiglio provinciale. Questo è il risultato ottenuto dal commissario Urzì per il partito…

Le accuse formulate dal commissario sottendono che le azioni intraprese dal sottoscritto abbiano causato danni al partito, compromettendo la trattativa condotta in modo “brillante” dal commissario per ottenere “maggiori opportunità di partecipazione al governo”. Al fine di comprendere appieno quanto le accuse rivolte allo scrivente siano viziate anche in questo caso da una falsa rappresentazione della realtà, nonché da illogicità manifesta, sarebbe opportuno specificare gli obiettivi pre-elettorali di Fratelli d’Italia: ottenere la vicepresidenza della Provincia (in base a un accordo pre-elettorale con il candidato Presidente) e un numero di assessori in Giunta proporzionato ai risultati elettorali, come confermato anche dalle dichiarazioni stampa di Urzì:

“Non sfugge a nessuno che c’è un problema per una rigidità rispetto al rispetto dei patti. Un patto che era stato comunicato il 28 luglio scorso con chiarezza, che prevedeva un equilibrio all’interno della giunta provinciale di Trento”. Lo ha detto il commissario provinciale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì ai giornalisti a conclusione della prima seduta del Consiglio provinciale. “Alcune scelte motivavano Fratelli d’Italia ad aderire una coalizione avente a capo Maurizio Fugatti, ma si doveva evidentemente garantire la partecipazione di Fratelli d’Italia con la vicepresidenza alla giunta e un numero di assessori corrispondenti al risultato elettorale, che poi abbiamo verificato uguale a quello della Lega”, ha aggiunto Urzì. Solo in un secondo momento, ha detto poi, si parlerà di ripartizione delle competenze: “Partiamo dal numero dei ruoli”, ha ribadito.

[fonte: l’Adige online, 24 novembre 2023 – articolo completo in allegato]

Nella prima formazione della Giunta, avvenuta il 17 novembre 2023, il Presidente ha scelto di non attribuire la vicepresidenza a Fratelli d’Italia, assegnando invece due posti in Giunta. È importante sottolineare che questa decisione non è certo ascrivibile al sottoscritto, ma piuttosto ad una condotta delle trattative da parte del commissario che ha portato ad arrivare all’ultimo giorno consentito dalla legge elettorale senza un accordo condiviso [Entro dieci giorni dalla proclamazione, il Presidente della Provincia nomina gli assessori ed attribuisce ad uno di essi la funzione di vicepresidente”, articolo 8 comma 2 della legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2].

La successiva composizione della Giunta il 13 dicembre 2023, con un unico posto in Giunta con funzioni di vicepresidente, certamente non può considerarsi un successo. Si tratta del raggiungimento di quanto già previsto nel patto pre-elettorale citato. Questo risultato è stato “cercato” ed è stato frutto di una “proposta di accordo presentata dal commissario”, come riportato negli articoli di stampa citati di seguito. Di fatto, l’intervento del commissario Urzì si è rivelato del tutto irrilevante o addirittura dannoso per il partito. Tutto ciò rende assolutamente inconsistente l’ipotesi che fosse proprio la mia posizione a costituire uno “strumento di contrattazione nell’ambito della maggioranza per ottenere maggiori opportunità di partecipazioni al governo”. Le maggiori opportunità di partecipazione al governo non solo non si sono verificate, ma si sono addirittura ridotte a causa dell’atteggiamento e delle scelte del commissario durante la trattativa. Dalle dichiarazioni del commissario sulla stampa emerge che il futuro dell’assessorato affidato dal Presidente al sottoscritto era già segnato: ciò è dovuto a una trattativa al ribasso inspiegabile, volta a passare da due assessori in Giunta a uno solo.

Torniamo all’accusa di “accettazione di un incarico di assessore senza accordo con il medesimo partito”. Innanzitutto, come evidenziato precedentemente, non esiste l’istituto dell’”accettazione”. L’accusa sembra piuttosto riferirsi al mio effettivo accesso all’ufficio di Assessore, avvenuto oltre quaranta giorni dopo le elezioni, il 4 dicembre 2023. Evidentemente, ciò solleva la questione del rispetto verso gli elettori, nonché nei confronti delle delicate deleghe a me affidate, tra cui disabilità, casa, mobilità e trasporti. Il rispetto per l’Istituzione stessa e la conservazione di un minimo di credibilità del partito dovrebbero essere considerazioni fondamentali. Non va trascurato il possibile giudizio della Corte dei Conti, che potrebbe esprimere delle opinioni su Assessori con deleghe assegnate ma assenti per quasi un mese dalle strutture di loro competenza. In tal senso si vedano gli articoli sui quotidiani l’Adige e il “T” di data 24 novembre 2023, in allegato. Si precisa comunque che il sottoscritto ha ufficialmente comunicato la propria rinuncia all’indennità di carica spettante agli assessori provinciali al Dipartimento organizzazione, personale e affari generali della Provincia Autonoma di Trento.

Esaminiamo alcuni stralci di stampa che ci aiutano a riassumere e contestualizzare questa surreale vicenda.

Claudio Cia questa mattina potrebbe decidere di sedersi nel suo nuovo ufficio di assessore provinciale alle politiche per la casa, disabilità, mobilità e trasporti nel palazzo di Piazza Dante […] A questo punto, infatti, visto che il commissario provinciale di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, con le sue ultime richieste al presidente Maurizio Fugatti, ha già deciso di farlo fuori dalla Giunta, senza neppure chiedere per lui un incarico alternativo, ha la consapevolezza che non ha nulla da perdere e tanto vale dunque assumere a tutti gli effetti l’incarico di assessore, a quale è stato chiamato dal presidente della Provincia con decreto di nomina del 17 novembre scorso. Se poi Fratelli d’Italia dovesse decidere di espellerlo dal partito per aver preso l’iniziativa senza attendere il via libera, amen. Il gruppo si ritroverebbe con un consigliere in meno, scendendo da cinque a quattro, pagandone le conseguenze.

[fonte: l’Adige, 4 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

La decisione era nell’aria. Tanto che da giorni le indiscrezioni si rincorrevano veloci. E ieri mattina Claudio Cia ha rotto gli indugi: dopo essere stato messo praticamente all’angolo nella proposta di accordo presentata dal commissario del suo partito Alessandro Urzì a Maurizio Fugatti (ipotesi che prevede la presenza in giunta della sola Francesca Gerosa come vicepresidente), l’assessore indicato dal presidente per gestire disabilità, casa e trasporti ha preso possesso del suo ufficio. […] Mettendosi dunque apertamente contro la direzione indicata da Urzì. Il quale, solo la sera prima, gli aveva chiesto di lasciare il suo posto nell’esecutivo. «Il commissario si aspettava da me una risposta diversa. Ma sia chiaro: in questa decisione non c’è alcuna volontà di mettermi in contrapposizione con il partito» ci tiene a precisare subito Cia. «Alla base della mia scelta – prosegue l’assessore – ci sono le esigenze e le domande dei mondi che mi hanno eletto. La mia priorità, in questo momento, sono i trentini, soprattutto quelli che fanno più fatica». Rispondendo anche alle esigenze «di una struttura provinciale che finora ha saputo far fronte alle sfide, ma che ha bisogno anche di riferimenti politici per poter andare avanti». Nel primo giorno di lavoro, l’assessore ha iniziato a prendere in mano entrambe le prospettive: «Ho organizzato i primi appuntamenti con le strutture relative alle mie deleghe per poter iniziare a tracciare il lavoro. E ho cominciato a fissare incontri». Perché da parte dei cittadini – di famiglie e persone alle prese con la disabilità – le richieste in queste settimane non sono mancate. Numerose. E in attesa di una risposta. «In queste ore – prosegue Cia – ho ricevuto centinaia di messaggi, Molti attestati di stima, anche da consiglieri di opposizione». Si mostra quasi liberato da un peso, Cia: «Ero arrivato al capolinea, non ero più in grado di giustificare alla gente questo stallo. Le trattative possono pure andare avanti, ma io non potevo rimanere fermo di fronte alle urgenze che ogni giorno mi venivano sottoposte».

[fonte: Corriere del Trentino, 5 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia chiedeva di tutto e di più, vicepresidenza, due assessori e pure deleghe pesanti. Ora il passo di mediazione. Urzì avrebbe consegnato a Fugatti una proposta; la vicepresidenza, da dare a Gerosa e da togliere a Spinelli; a Claudio Cia il benservito, con le sue dimissioni dalla giunta (o il suo allontanamento se facesse resistenza); […] Fugatti si sarebbe riservato, ma avrebbe fatto capire che la proposta potrebbe anche andare bene. «Serve però il via libera dei consiglieri di Fratelli d’Italia». Di tutti, perché sono loro che votano in Aula, non è Urzì, e serve la maggioranza per governare. Se rifiutassero, tutto tornerebbe al punto di partenza. Ieri però i consiglieri provinciali non sapevano nulla. E nemmeno i deputati sapevano di questa proposta.[…] Cia, nella scorsa legislatura, ha portato FdI in Consiglio provinciale, e per questa adesione ha dovuto lasciare il posto di assessore regionale. Alle elezioni, poi, è arrivato secondo a Gerosa per un pugno di voti.

[fonte: il T quotidiano, 2 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

Claudio Cia si prende la scena e lo fa prendendo le distanze dalle chat dei giorni scorsi dentro al partito, dai toni «riprovevoli» e chiedendo scusa ai trentini, per «uno spettacolo fatto di dichiarazioni sguaiate e bullismo». Soprattutto, Cia si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Sono macigni, per la verità, tutti lanciati verso il commissario Urzì, che in una lunghissima nota annuncia che lo deferirà agli organi disciplinari del partito. L’autosospensione. Parte da qui, Cia: «Non sono in polemica con il partito, né con la presidente Giorgia Meloni, che stimo e apprezzo. Per me è stato un onore portare il partito dentro le istituzioni, anche se per fare questo mi sono dovuto dimettere da assessore regionale. Perché a me non interessano le poltrone, e l’ho dimostrato già, qualsiasi cosa dica ora Urzì». Spiega che «ho iniziato parlando con Meloni e l’allora commissario Urso, che fece un lavoro straordinario. Con l’arrivo di Urzì le cose sono cambiate. Gli insulti ignominiosi di cui ho appreso dalla stampa (il riferimento è alle chat e ai social di esponenti di FdI verso Fugatti, ndr) hanno reso improcrastinabile una decisione che maturavo da tempo. Il commissario si è lamentato che dovevo essere fedele, ma la politica muore lì dove la parola lealtà viene scambiata con la fedeltà». […] Il partito. Qualche riflessione Cia la fa anche sul partito in cui «ho creduto e credo ancora». E pure qui, gli strali sono tutti per il commissario: «Siamo arrivati al punto di partenza annunciato dal segretario della Lega: o due assessori o uno con la vicepresidenza, ma per arrivarci ci abbiamo impiegato 50 giorni di questo spettacolo. Io credo che per qualsiasi partito sarebbe meglio avere due assessori, ma lo sarebbe stato in particolare per FdI, che ha molti dei suoi voti grazie alla presidente Meloni. Due assessori avrebbero permesso di mostrare buon governo, premessa per creare un bacino di voti territoriali».

[fonte: l’Adige, 10 dicembre 2023 – articolo completo in allegato]

Il documento depositato dal commissario Urzì in data 17 gennaio 2024 presso questa Commissione contiene altre affermazioni che sollevano dubbi. In particolare, il commissario dichiara che “nei giorni successivi avrebbe subdolamente definito, senza citarlo, partito che ‘non si trentinizza e si ostina a volere romanizzare il trentino’ e come tale ‘incompatibile con la nostra storia'”. Tuttavia, il commissario non spiega da dove abbia estrapolato questi virgolettati privi di fonte, accompagnati pure dal modo verbale condizionale e che, come esplicitato dallo stesso, non citano neppure il partito. Eppure, il commissario utilizza queste affermazioni non supportate come presunta accusa diretta nei confronti del sottoscritto presso codesta autorevole Commissione. La mancanza di chiarezza e la mancanza di citazioni specifiche richiede ulteriori chiarimenti. Esaminiamo quindi l’origine di queste affermazioni. Si tratta delle dichiarazioni che ho rilasciato durante la seduta del Consiglio provinciale, tenutasi il 22 dicembre 2023, durante la discussione del terzo punto all’ordine del giorno, intitolato “Presentazione, a cura del Presidente della Provincia, del programma di legislatura e comunicazione dei nominativi degli assessori”. Di seguito è riportato l’estratto integrale:

Io sono anche convinto Presidente che ogni partito, nazionale sto parlando, può conciliarsi con l’Autonomia, ma se solo ha il coraggio di “trentinizzarsi”. E nella storia abbiamo visto dei partiti che si sono “trentinizzati”, e sono diventati partiti che il territorio accettava e anzi faceva propri. Quando invece c’è la tentazione di romanizzare il Trentino, ecco che allora, per i trentini quel partito diventa incompatibile, con la propria storia, con la propria sensibilità, con la volontà dei trenini di non barattare per nulla la propria autonomia.

[Cons. Claudio Cia – estratto seduta del Consiglio provinciale del 22 dicembre 2023]

Ancora una volta, nessun attacco a Fratelli d’Italia, e concetti ben diversi riferibili a qualsiasi partito nazionale. Se il commissario Urzì si è sentito coinvolto da tali affermazioni, evidentemente è perché percepisce una critica personale per aver indebolito il partito a livello locale. In ogni caso si evidenzia come anche queste contestazioni appaiano viziate da falsa rappresentazione della realtà, nonché da eccesso di potere.

Se ciò non bastasse, va considerato che quanto affermato in Consiglio provinciale dovrebbe godere della protezione dell’insindacabilità, come stabilito dalle norme e confermato dalla consolidata giurisprudenza. Pertanto, il commissario Urzì non avrebbe titolo per utilizzarlo in questa o altra sede. Questo costituisce una violazione delle norme costituzionali, in particolare dell’articolo 122, 4° comma, e degli articoli 28 e 48 bis del DPR 31 agosto 1972 n. 670. Tali norme garantiscono l’immunità civile, amministrativa, penale e disciplinare per i Consiglieri delle Province Autonome di Trento e Bolzano, membri dell’Assemblea legislativa regionale, per le decisioni e le espressioni di pensiero nell’esercizio delle loro funzioni, in relazione alla “salvaguardia dell’autonomia e libertà delle Assemblee parlamentari dalle possibili interferenze di altri poteri…” (Corte Costituzionale 26 novembre 2014 n. 265). La Corte Costituzionale e la Suprema Corte di Cassazione hanno costantemente sostenuto che rientrano nell’insindacabilità le opinioni espresse durante i lavori parlamentari e anche i comportamenti legati funzionalmente alle attribuzioni parlamentari. Questi principi si applicano anche ai membri delle Assemblee elettive regionali, regolamentati dall’articolo 122, 4° comma della Costituzione e dagli articoli 28 e 48 bis dello Statuto Speciale di Autonomia. La Corte Costituzionale ha chiarito che l’insindacabilità mira a proteggere le decisioni del Consiglio regionale da interferenze esterne, non a conferire privilegi ai Consiglieri regionali, comprendendo tutte le attività tipiche affidate loro dalla Costituzione o da altre fonti normative a cui la Costituzione fa riferimento (Corte Costituzionale 16 dicembre 2011 n. 332).

Infine, riguardo alle dichiarazioni diffuse dal commissario Urzì attraverso i media, le quali presentano il consueto tono aggressivo e sono riferite al sottoscritto con frasi diffamatorie come: «Questo dimostra l’opportunismo che ha sempre contraddistinto tutte le sue più recenti azioni interne al partito che lo ha fatto eleggere e una assenza di etica politica e mancanza di riconoscenza […]. La perdita dell’assessorato e da ascriversi solo alla sua bulimica fame di poltrone» [fonte: l’Adige, 12 dicembre 2023 – articolo completo in allegato], desidero precisare quanto segue.

In merito alle “poltrone”, evidenzio che il sottoscritto, per Fratelli d’Italia, ne ha semmai perse due (e assegnate dal Presidente, non certo regalate dal partito o da Urzì): innanzitutto quella di Assessore regionale, quando ho portato il simbolo di Fratelli d’Italia sia nel Consiglio provinciale che in quello regionale dovendo dimettermi dall’incarico, attualmente quella di Assessore provinciale, a causa della surreale trattativa del commissario. Forse Urzì è confuso a causa della sua complessa situazione personale, in quanto ricopre contemporaneamente il ruolo di Membro della Camera dei deputati, è componente della Commissione paritetica per la Regione Trentino-Alto Adige, nota come “dei dodici”, ricopre la carica di Presidente della Commissione paritetica “dei sei”, è il capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione affari costituzionali, fa parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali, e agisce come commissario regionale e come commissario provinciale di Fratelli d’Italia… forse la gestione di numerosi incarichi simultanei potrebbe suggerire la convenienza di alleggerirlo da tale peso, almeno sollevandolo dall’incarico di commissario per il partito.

In merito all’accusa di “opportunismo”, nel caso l’intenzione fosse insinuare che mi sia aggregato al partito di recente, desidero ricordare che ho diffuso in tutto il Trentino il simbolo di Fratelli d’Italia e l’immagine di Giorgia Meloni attraverso oltre 300 gazebo sul territorio in poco più di due anni. Durante questo periodo, ho percorso 18.000 chilometri e trascorso oltre 1.500 ore in piazza [fonte: il T quotidiano, 15 ottobre 2023 – articolo in allegato]. Direi che, piuttosto che essere salito sul carro, ho contribuito attivamente a trainarlo per un considerevole tratto. Eventuali vantaggi ottenuti dal simbolo nazionale sono piuttosto a beneficio di altri, come è noto. È opportuno notare che il signor Urzì potrebbe non essere a conoscenza di queste informazioni, non essendo originario del Trentino e forse non avendo familiarità con la situazione territoriale. Inoltre, vorrei sottolineare che i voti che mi hanno posizionato come il secondo candidato più votato di Fratelli d’Italia sono frutto di preferenze personali. Oltre 2.000 elettori hanno espresso il loro sostegno scrivendo il mio cognome, dimostrando così una scelta consapevole. Non si tratta di voti dati inconsapevolmente semplicemente apponendo una X sul simbolo nazionale. Quindi, il “partito che mi ha fatto eleggere” è effettivamente composto da oltre 2.000 cittadini trentini. Questi cittadini hanno sostenuto il sottoscritto, contribuendo così al buon risultato del partito. Certo il risultato avrebbe potuto essere migliore, se solo la gestione locale portata avanti dal commissario non si fosse rivelata così deleteria. Va notato che la confusione del commissario Urzì potrebbe derivare anche in questo caso dalla sua situazione personale, essendo stato eletto deputato nel collegio plurinominale Veneto2 grazie alle X apposte sul simbolo nazionale di Fratelli d’Italia.

In conclusione, desidero precisare che le memorie sin qui presentate non mirano a richiedere una ‘riabilitazione’, della quale non si avverte la necessità, né una sorta di ‘grazia’, nonostante l’atteggiamento del signor Urzì si sia dimostrato più da monarca assoluto che da commissario e il reato invocato sembri più quello di lesa maestà. Queste memorie sono presentate unicamente per onorare la verità. Una gestione portata avanti dal commissario, contrassegnata da comportamenti estranei alla cultura trentina e all’Autonomia, ha suscitato perplessità con uscite pubbliche spiazzanti, in netto contrasto con quanto realizzato fino a quel momento dal nostro partito in Consiglio provinciale, delegittimando il lavoro del Gruppo consiliare. A titolo d’esempio, si menzionano i temi della gestione dei grandi carnivori, della scuola, e delle Comunità di valle. La condotta litigiosa del commissario durante la stesura del programma di coalizione ha reso necessaria l’imposizione del mio coinvolgimento al tavolo di confronto con la coalizione, con il ruolo di responsabile di FdI sul programma [fonte: Il T quotidiano, 23 agosto 2023 – articolo in allegato]. Dopo mesi di “stalking politico”, caratterizzati da prepotenze, dichiarazioni sguaiate e delegittimazioni tramite stampa e chat interne, oltre a episodi di bullismo verbale nei miei confronti, sono stato deferito dal commissario a questa Commissione. Il 21 gennaio 2024, tramite email automatica, ho ricevuto la comunicazione di revoca da parte dello stesso commissario della mia nomina a Dirigente provinciale e regionale. Si ritiene pertanto che l’estromissione dal partito sia stata già decisa dal commissario Urzì, divenendo di fatto definitiva e ormai irreversibile.

In sintesi, si ritiene che il documento con oggettoProvvedimento disciplinare verso Claudio Cia e sospensione cautelare dal partito per il massimo periodo consentito”, in cui il commissario Alessandro Urzì richiede a questa Commissione l’attivazione di un procedimento nei confronti del sottoscritto, sia affetto da diversi vizi, tra cui una distorta rappresentazione della realtà, evidenti illogicità, travisamento dei fatti e un eccesso di potere. Gli elementi presentati mettono in luce che eventuali comportamenti da “adeguatamente valutare e auspicabilmente sanzionare” appartengono piuttosto alla condotta del commissario stesso. Se c’è qualcuno che ha arrecato danno all’autorevolezza del partito con dichiarazioni, decisioni ed omissioni, sembra evidente che il responsabile sia da individuare nel commissario Urzì e le sue scelte. Tali decisioni e comportamenti hanno provocato, stanno provocando e continueranno a provocare danni all’immagine del partito fintanto che egli rimarrà commissario.

Riguardo ai principi dettati dallo Statuto e dal codice etico del partito citati doviziosamente dal commissario, che sottolineano l’importanza di “rappresentare e sostenere il partito conformando il loro comportamento a requisiti di onorabilità e rispettabilità” (art. 3 dello Statuto), è fondamentale notare che chi ricopre ruoli ed incarichi in Fratelli d’Italia ha il dovere di mantenere una “condotta pubblica dignitosa”. Secondo l’art. 4 del Codice etico, il ruolo deve essere sempre svolto “all’insegna della trasparenza, della lealtà, dell’onestà, della coerenza e del rispetto”, al fine di preservare l’immagine, l’autorevolezza e la credibilità del movimento. In questo contesto, è evidente che eventuali lesioni all’autorevolezza del partito non siano da attribuire al sottoscritto, bensì al commissario Urzì. La sua condotta ha causato un danno tangibile all’immagine, all’autorevolezza e alla credibilità del partito, e questo aspetto deve essere affrontato dai vertici di Fratelli d’Italia con la massima sollecitudine e responsabilità, prendendo atto della sua inadeguatezza.

Cordialmente,

Claudio Cia

Consigliere della Provincia Autonoma di Trento

ALLEGATI:

in allegato i seguenti articoli, in ordine di citazione:

  1. Corriere del Trentino – 10 dicembre 2023

  2. il T quotidiano – 8 dicembre 2023

  3. Corriere del Trentino – 8 dicembre 2023

  4. il T quotidiano – 5 dicembre 2023

  5. il T quotidiano – 10 dicembre 2023

  6. l’Adige online – 24 novembre 2023

  7. l’Adige – 24 novembre 2023

  8. il T quotidiano – 24 novembre 2023

  9. l’Adige – 4 dicembre 2023

  10. Corriere del Trentino – 5 dicembre 2023

  11. il T quotidiano – 2 dicembre 2023

  12. l’Adige – 10 dicembre 2023

  13. l’Adige – 12 dicembre 2023

  14. il T quotidiano – 15 ottobre 2023

  15. il T quotidiano – 23 agosto 2023

in allegato i decreti del Presidente della Provincia Autonoma di Trento:

  1. Decreto del Presidente della Provincia n. 29 di data 17 novembre 2023

  2. Decreto del Presidente della Provincia n. 32 di data 13 dicembre 2023

in allegato il ricorso presentato contro lo scrivente:

  1. ricorso alla Commissione di garanzia di data 17 gennaio 2024

Esito dell'iniziativa

 

Memorie inviate alla Commissione Nazionale di Disciplina e Garanzia di Fratelli d’Italia in data 5 febbraio 2024.

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