Disegno di legge di Claudio Cia per ridurre le liste d’attesa per l’accesso dei pazienti alle prestazioni sanitarie

Il progressivo peggioramento dell’offerta sanitaria pubblica, anche a causa della cattiva programmazione sanitaria, ha di fatto aumentato il ricorso all’attività libero professionale. Anche nel contesto trentino, l’esperienza insegna che, a fronte di lunghi tempi di attesa nel pubblico, in regime di libera professione i tempi sono corti se non cortissimi: se vai con la ricetta rossa della sanità pubblica aspetti mesi, se paghi il medico in libera professione intramuraria sono sufficienti pochi giorni di attesa, in regime di extramoenia (libera professione esercitata dai medici fuori dalle strutture ospedaliere pubbliche) anche poche ore.

E’ evidente che tale situazione non è tollerabile, posto che chi paga le tasse ha diritto ad avere prestazioni adeguate e tempestive, e risulta pertanto opportuno intervenire cercando una possibile soluzione a questa vera e propria discriminazione di trattamento, tra chi può spendere danari nella libera professione sanitaria e chi invece è costretto ad attendere i tempi biblici della sanità pubblica.

Il disegno di legge presentato è nato da un’analisi dei tempi di risposta della sanità trentina, con particolare riferimento alle cd. liste di attesa, dove emerge che, negli ultimi 3 anni, sia i giorni di attesa mediana, che ancor di più i giorni di attesa media, si sono allungati. In particolare, l’analisi comparativa dei dati forniti dall’Azienda sanitaria nell’ultimo triennio (2015-2017), evidenzia una generale dilatazione ed aggravamento dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Dai dati estrapolati dal sito internet dell’Apss, emerge che la situazione è pesante e potenzialmente pericolosa per i cittadini: i tempi di attesa si sono dilatati fino ad arrivare in alcuni casi a superare i 2 mesi di attesa (visita gastroenterologica 62 gg., visita urologica 63 gg, colonscopia 79 gg.). Il dato riportato è però parziale, considerato che i tempi di attesa pubblicati dall’Azienda sanitaria si riferiscono alle sole 42 prestazioni sottoposte a monitoraggio, ma è noto che per molte altre prestazioni sanitarie non sottoposte a controllo, i tempi di attesa sono ancor più lunghi e, in taluni casi, il CUP non dispone neppure delle date disponibili, e non di rado chiede al paziente di richiamare quando l’Agenda delle prenotazioni sarà operativa.

Di fronte ad una sanità pubblica in evidente difficoltà, il cittadino che non può attendere i tempi sopradescritti è cosi costretto (se il reddito glielo consente) a rivolgersi alla “sanità privata” a partire dall’attività libero-professionale intramuraria (Alpi).

I punti principali del disegno di legge proposto sono così riassunti:

  • apertura, oltre il normale orario, di almeno un presidio sanitario per almeno una sera la settimana e almeno due domeniche al mese, allo scopo di aumentare il tempo dedicato all’erogazione di prestazioni sanitarie in regime convenzionato (con la ricetta/impegnativa del medico);
  • monitoraggio e pubblicazione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, distinti per ad ogni struttura, pubblica e privata convenzionata, ospedaliera e distrettuale;
  • istituzione del responsabile unico aziendale delle liste d’attesa (RULA), che risponde dell’attuazione e del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel Piano per il contenimento dei tempi di attesa e delle attività di monitoraggio e pubblicazione dei dati;
  • sospensione dell’attività libero professionale intramuraria laddove vi sia un divario eccessivo tra i tempi di attesa in libera professione intramoenia e i tempi di attesa in regime convenzionato. La sospensione viene revocata allorquando i tempi di attesa della prestazione in regime convenzionato tornino ad essere compatibili con quelli necessari in regime libero-professionale;
  • attribuzione al difensore civico la funzione di “Garante per il diritto alla salute”.

 

Relazione illustrativa

Il progressivo invecchiamento della popolazione conseguenza dell’allungamento dell’età media della vita, unitamente alla cronicizzazione di alcune patologie (la medicina di oggi è in grado di curare sempre meglio, ma non sempre di guarire), rappresentano alcuni dei principali problemi che riguardano la nostra comunità. Compito delle istituzioni, sia quelle politiche come consiglio e giunta provinciale, sia quelle “operative”, a partire dall’Azienda provinciale per i servizio sanitari, è quello di trovare delle soluzioni concrete che sappiano aiutare tutti i cittadini, a partire da coloro che trovandosi in stato di salute precaria, o di malattia, vivono situazioni di difficoltà e sofferenza.

A conferma di questa situazione di difficoltà, basti ricordare i dati forniti dalle organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano di salute e sanità, i quali ci dicono che la spesa sanitaria è in crescita, così come cresce, anche nel nostro Paese, la cd. povertà sanitaria.

Il “Rapporto 2017 – Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci”, presentato nel novembre 2017 dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus col contributo del comitato tecnico scientifico composto da Caritas Italiana, Associazione Medicina e Persona e ACLI, certifica nuovamente (qualora ce ne fosse ancora bisogno) alcuni record negativi del nostro Paese. In particolare:

  • aumenta la povertà sanitaria complessiva ed anche quella tra i minori (i poveri minorenni sono il 21,6%);
  • rinuncia alle cure il 33% dei non poveri: una persona su tre è stata costretta a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami, mentre il 16% ha sommato tutte le tipologie di rinuncia. Il 26% ha rinunciato almeno una volta a visite, esami o terapie, e circa la metà di questo sottogruppo ha dovuto rinunciare tre o più volte alla cura nel corso dell’anno. Chi rinuncia di più sono i lavoratori atipici (il 51 %), seguiti da casalinghe (40 %) e pensionati (40%);
  • il 10% degli italiani non può permettersi il ticket per visite mediche ed esami del sangue;
  • in 13 milioni rinunciano alle cure: nel 2015 è cresciuto di un milione (rispetto al 2014), arrivando a oltre 13 milioni, il numero di italiani che hanno limitato visite ed esami per motivi economici: sono 20 famiglie non povere e 42 famiglie povere su cento.

I dati non richiedono grandi commenti: in estrema sintesi possiamo dire che cresce la richiesta di prestazioni sanitarie e contestualmente cresce la spesa sanitaria, e una parte sempre maggiore della popolazione non riesce più ad accedere alle cure, neppure quelle in regime convenzionato.

Anche sul versante trentino cresce la richiesta di accertamenti diagnostici, visite ed interventi terapeutici, e l’azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento non sempre riesce a dare risposte adeguate e tempestive, col rischio che l’eventuale errata o ritardata diagnosi della patologia o del suo aggravamento possa pregiudicare lo stato di salute se non la vita stessa del paziente.

Da un’analisi dei tempi di risposta della sanità trentina, con particolare riferimento alle cd. liste di attesa, emerge che, negli ultimi 3 anni, sia i giorni di attesa mediana, che ancor di più i giorni di attesa media, si sono allungati. In particolare, l’analisi comparativa dei dati forniti dall’Azienda sanitaria nell’ultimo triennio (2015-2017), evidenzia una generale dilatazione ed aggravamento dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

Come si può facilmente capire dalla tabella allegata (dati estrapolati dal sito internet dell’Apss), la situazione è pesante e potenzialmente pericolosa per i cittadini: i tempi di attesa si sono dilatati fino ad arrivare in alcuni casi a superare i 2 mesi di attesa (visita gastroenterologica 62 gg., visita urologica 63 gg, colonscopia 79 gg.). Il dato riportato è però parziale, considerato che i tempi di attesa pubblicati dall’Azienda sanitaria si riferiscono alle sole 42 prestazioni sottoposte a monitoraggio, ma è noto che per molte altre prestazioni sanitarie non sottoposte a controllo, i tempi di attesa sono ancor più lungi e, in taluni casi, il CUP non dispone neppure delle date disponibili, e non di rado chiede al paziente di richiamare quando l’Agenda delle prenotazioni sarà operativa.

Di fronte ad una sanità pubblica in evidente difficoltà, il cittadino che non può attendere i tempi sopradescritti è costretto (se il reddito glielo consente) a rivolgersi alla “sanità privata” a partire dall’attività libero-professionale intramuraria (Alpi).

Per il Ministero Italiano della Salute, la libera professione intramuraria, nota come intramoenia: “si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Il medico è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione”.

La definizione data dal Ministero evidenzia alcuni aspetti importanti, che vale la pena evidenziare:

  1. La prestazione sanitaria è erogata dai medici dello stesso ospedale al di fuori del normale orario di lavoro;
  2. La prestazione sanitaria (visita-esame) è generalmente la stessa che il medico eroga sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale;
  3. Il regime di libera professione garantisce al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi.

Il progressivo peggioramento dell’offerta sanitaria pubblica, anche a causa della cattiva programmazione sanitaria, ha di fatto aumentato il ricorso all’attività libero professionale, la quale, agli occhi dei cittadini spesso è vista come una sorta di “concessione” che lo Stato ha fatto alle corporazioni mediche, del tipo “io Stato non posso pagarti di più ma ti consento di lavorare fuori”. Concessione che non di rado è percepita come fonte di diseguaglianza e di corruzione (basti citare gli articoli giornalistici che descrivevano situazioni di medici che agevolavano le strutture private anche suggerendo operazioni non necessarie), e talvolta come un’ingiusta gabella che il cittadino è costretto a pagare per ottenere quella prestazione sanitaria alla quale avrebbe comunque diritto.

Anche nel contesto trentino, l’esperienza insegna che, a fronte di lunghi tempi di attesa nel pubblico, in regime di libera professione i tempi sono corti se non cortissimi: se vai con la ricetta rossa della sanità pubblica aspetti mesi, se paghi il medico in libera professione intramuraria sono sufficienti pochi giorni di attesa, in regime di extramoenia (libera professione esercitata dai medici fuori dalle strutture ospedaliere pubbliche ) anche poche ore.

E’ evidente che tale situazione non è tollerabile, posto che chi paga le tasse ha diritto ad avere prestazioni adeguate e tempestive, e risulta pertanto opportuno intervenire cercando una possibile soluzione a questa vera e propria discriminazione di trattamento, tra chi può spendere danari nella libera professione sanitaria e chi invece è costretto ad attendere i tempi biblici della sanità pubblica.

Il presente DDL cerca, quindi, di dare una risposta al problema descritto, intervenendo su più fronti, in particolare:

articolo 1: prevedendo l’apertura, oltre il normale orario, di almeno un presidio sanitario per almeno una sera la settimana e almeno due domeniche al mese, allo scopo di aumentare il tempo dedicato all’erogazione di prestazioni sanitarie in regime convenzionato (con la ricetta/impegnativa del medico);

articolo 2: istituendo un sistema di monitoraggio e pubblicazione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, distinti per ad ogni struttura, pubblica e privata convenzionata, ospedaliera e distrettuale;

articolo 3: istituendo la figura del responsabile unico aziendale delle liste d’attesa (RULA), che risponde dell’attuazione e del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel Piano per il contenimento dei tempi di attesa e delle attività di monitoraggio e pubblicazione dei dati. I RULA sono riuniti in un comitato al quale partecipano anche l’assessore alla sanità ed il direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

articolo 4 e 5: disponendo la sospensione dell’attività libero professionale intramuraria laddove vi sia un divario eccessivo tra i tempi di attesa in libera professione intramoenia e i tempi di attesa in regime convenzionato. La sospensione viene revocata allorquando i tempi di attesa della prestazione in regime convenzionato tornino ad essere compatibili con quelli necessari in regime libero-professionale;

Infine, allo scopo di aumentare le tutele nei confronti dei cittadini trentini, l’articolo 6 propone di attribuire al difensore civico la funzione di “Garante per il diritto alla salute”: il ddl prevede che ciascun cittadino/destinatario di prestazioni sanitarie potrà rivolgersi gratuitamente al difensore civico, segnalandogli eventuali disfunzioni del sistema dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria. Il Garante per il diritto alla salute potrà intervenire a tutela del diritto leso, sia invitando il rappresentante legale dell’amministrazione interessata a provvedere tempestivamente a garantire il rispetto delle normative vigenti, sia con i poteri e le modalità già proprie del difensore civico, sia, infine, compiendo visite ispettive presso le strutture sanitarie ed ospedaliere.

Il presente disegno di legge mira, quindi, a sostituire la “logica del costo” con la “logica dell’investimento”. Invece di risparmiare tagliando servizi sanitari, specie nelle valli, si pensa ad investire nella sanità pubblica, nella convinzione che il grado di civiltà di un Paese si misura anche nella capacità di dare risposte alle persone più fragili. Per l’attuazione di queste norme, si prevede una spesa di 500.000 euro per l’anno 2018, che diventeranno 1.000.000 una volta portati “a regime” i nuovi strumenti di garanzia ed assistenza.

L’articolo 7 completa il disegno di legge prevedendo una clausola valutativa finalizzata al controllo dell’attuazione della leggi provinciale e alla valutazione degli effetti prodotti dalla medesima.

Tabella di rilevazione dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

 

2017

2016

2015

Prestazione

TdA medio (giorni)

TdA mediana (giorni)

TdA medio (giorni)

TdA mediana (giorni)

TdA medio (giorni)

TdA mediana (giorni)

Visita oncologica

11

9

12

8

10

8

Mammografia

33

31

24

20

28

24

TAC Torace

16

11

18

14

20

17

TAC Addome superiore

17

15

21

23

18

16

TAC Addome inferiore

15

11

14

10

10

8

TAC Addome completo

16

13

19

18

20

19

RM Cervello e tronco encefalico

22

21

18

17

23

19

RM Pelvi, prostata e vescica

14

12

13

8

20

14

Ecografia Addome

14

12

15

11

23

20

Colonscopia

79

47

72

42

43

29

Esofagogastroduodenoscopia

22

21

24

22

24

26

Visita cardiologica

33

13

32

20

28

20

Visita chirurgia vascolare

29

23

29

29

29

24

Ecocolordoppler cardiaca

40

18

32

18

26

23

Ecocolordoppler tronchi sovra aortici

35

29

28

26

27

21

Ecocolordoppler vasi periferici

29

26

25

24

23

19

Elettrocardiogramma

18

7

19

7

19

8

Elettrocardiogramma holter

24

16

23

19

24

25

Elettrocardiogramma da sforzo

41

19

31

19

33

20

Visita ginecologica

21

17

22

19

22

19

Ecografia Ostetrica-Ginecologica

22

22

22

23

22

22

Visita neurologica

22

21

21

22

22

20

TAC Capo

15

13

14

10

15

12

TAC Rachide e speco vertebrale

16

12

17

15

20

20

Audiometria

26

27

25

23

23

22

Spirometria

22

16

19

14

17

12

Fondo Oculare

40

21

36

23

27

21

Visita dermatologica

47

24

36

26

28

27

Visita oculistica

39

16

40

19

49

26

Visita otorinolaringoiatrica

25

20

27

24

21

20

Visita ortopedica

18

18

16

13

13

9

Visita urologica

63

42

41

20

30

12

RM Muscoloscheletrica

17

14

13

10

15

13

RM Colonna vertebrale

18

13

16

10

20

11

Ecografia Capo e collo

13

10

15

10

26

24

Visita gastroenterologica

62

21

51

18

31

14

Visita pneumologica

28

12

36

12

27

11

Elettromiografia

24

23

23

22

22

23

Visita fisiatrica

27

25

22

19

24

21

Visita endocrinologica

39

14

43

27

32

19

Ecografia della mammella (bilaterale)

26

18

30

23

60

40

 

DISEGNO DI LEGGE

Modificazioni della legge provinciale sulla tutela della salute 2010: riduzione delle liste d’attesa per l’accesso dei pazienti alle prestazioni sanitarie e conferimento al Difensore civico delle funzioni di Garante per il diritto alla salute.

Art. 1

Integrazione dell’art. 26 della legge provinciale 23 luglio 2010, n. 16 (tutela della salute in provincia di Trento)

1. Dopo il comma 3 dell’articolo 26 della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, è inserito il seguente:

“3 bis. Per l’erogazione tempestiva delle prestazioni sanitarie indicate al comma 1, e per ridurre le liste d’attesa, il servizio sanitario provinciale avvia, anche in forma sperimentale, iniziative tese a garantire ai cittadini residenti in trentino l’apertura, oltre il normale orario, di almeno un presidio sanitario per almeno una sera la settimana e almeno due domeniche al mese. La programmazione dell’attività delle apparecchiature diagnostiche deve prevedere il loro utilizzo minimo per 12 ore al giorno nei giorni di apertura serale”.

Art. 2

Inserimento dell’articolo 26 bis nella legge provinciale sulla tutela della salute 2010

1. Dopo l’art. 26 della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, è inserito il seguente:

“Art. 26 bis

Monitoraggio e pubblicazione dei dati

1. Con scadenza trimestrale, i responsabili delle articolazioni organizzative fondamentali dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari e delle strutture private accreditate, pubblicano sul sito internet dell’Azienda i dati di monitoraggio sui tempi d’attesa nell’erogazione delle prime visite e delle prime prestazioni diagnostico-terapeutiche eseguite nell’ambito delle attività istituzionale e dell’attività libero-professionale intramuraria. Non sono oggetto del monitoraggio previsto dal comma 1, le visite e le prestazioni di controllo, le prestazioni di screening, nonché le prestazioni urgenti e non differibili che devono trovare risposta entro poche ore.

2. Le pubblicazioni previste dal comma 1 devono riferirsi ad ogni singola sede di erogazione, pubblica e privata convenzionata, ed aggregati per lo stesso tipo di prestazione.”

Art. 3

Inserimento dell’articolo 26 ter della legge provinciale sulla tutela della salute 2010

1. Dopo l’art. 26 bis della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, è inserito il seguente:

“Art. 26 ter

Responsabile unico aziendale delle liste d’attesa

1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari nomina il responsabile unico aziendale delle liste d’attesa, a cui attribuisce le funzioni e gli obiettivi tematici e temporali contenuti nel Piano per il contenimento dei tempi di attesa.

2. Il responsabile unico aziendale delle liste d’attesa risponde dell’attuazione e del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel Piano per il contenimento dei tempi di attesa, delle attività di monitoraggio e pubblicazione dei dati di cui all’articolo 26 bis, provvede al controllo sull’avvenuto adempimento e adeguamento alle disposizioni di cui all’articolo 26 quater e assume i provvedimenti di cui all’articolo 26 quinquies.

3. Il responsabile unico aziendale delle liste d’attesa è nominato tra il personale in servizio presso le rispettive organizzazioni sanitarie, dotato di qualifica dirigenziale ed esperienza coerente con la funzione da assolvere. Il mancato raggiungimento degli obiettivi indicati dal Piano per il contenimento dei tempi di attesa, comporta la mancata erogazione della retribuzione di risultato.

4. Presso l’azienda provinciale per i servizi sanitari è costituito un comitato di coordinamento per la riduzione delle liste d’attesa, con il compito di monitorare l’andamento del processo di riduzione dei tempi d’attesa, proporre iniziative di coordinamento tra le diverse organizzazioni sanitarie finalizzate a ridurre eventuali disomogeneità territoriali nella gestione delle liste d’attese, proporre iniziative di supporto reciproco tra le diverse organizzazioni sanitarie per superare condizioni di particolare criticità, e promuovere l’allineamento dell’attività libero-professionale all’attività istituzionale.

5. Il comitato di coordinamento per la riduzione delle liste d’attesa è composto dall’assessore provinciale competente in materia di salute, che svolge le funzioni di presidente, dal direttore generale dell’Azienda e dai responsabili unici aziendali delle liste d’attesa.”

Art. 4

Inserimento dell’articolo 26 quater della legge provinciale sulla tutela della salute 2010

1. Dopo l’art. 26 ter della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, è inserito il seguente:

“Art. 26 quater

Sospensione dell’attività libero professionale intramuraria

1. Qualora, a seguito del monitoraggio di cui all’articolo 26 bis, i tempi di erogazione della prestazione sanitaria nei regimi istituzionale e di libera professione risultino non allineati, ed i tempi di attesa della prestazione in regime istituzionale siano superiori di più di 10 giorni rispetto a quella erogata attraverso l’attività libero professionale intramuraria, quest’ultima è sospesa.

2. Nel periodo di sospensione di cui al comma 1, il direttore generale provvede ad impartire al responsabile della specialità sottoposta a sospensione, ulteriori istruzioni per ridurre i tempi d’attesa nel regime istituzionale.

3. Tra i provvedimenti finalizzati alla riduzione dei tempi d’attesa nel regime istituzionale, può rientrare un programma di incentivi economici in favore del personale della specialità sospesa, solo qualora il motivo del disallineamento sia motivatamente dovuto a carenze strutturali o di organico.”

Art. 5

Inserimento dell’articolo 26 quinquies della legge provinciale sulla tutela della salute 2010

1. Dopo l’art. 26 quater della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, è inserito il seguente:

“Art. 26 quinquies

Durata della sospensione

1. La sospensione di cui all’articolo 26 quater è revocata qualora i tempi di erogazione della prestazione sanitaria nel regime istituzionale tornino ad essere non superiori a 10 giorni rispetto a quella erogata attraverso l’attività libero-professionale intramuraria.

2. Per le prestazioni sottoposte a più periodi di sospensione nell’arco di un biennio, la revoca di cui al comma 1 interviene trascorso un anno dall’avvenuto allineamento con i tempi in regime di attività libero professionale intramuraria che determinarono l’ultima sospensione.”

Art. 6

Inserimento dell’articolo 9 ter nella legge provinciale 20 dicembre 1982, n. 28 (legge provinciale sul difensore civico 1982)

1. Dopo l’articolo 9 bis della legge provinciale sul difensore civico 1982 è inserito il seguente:

“Art. 9 bis

Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute al difensore civico provinciale

1. All’ufficio del difensore civico è affidata la funzione di garante per il diritto alla salute, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 2 della legge 8 marzo 2017, n. 24 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie).

2. Il difensore civico, nella sua funzione di garante per il diritto alla salute, può essere adito gratuitamente da ciascun soggetto destinatario di prestazioni sanitarie, direttamente o mediante un proprio delegato, per la segnalazione di disfunzioni del sistema dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria.

3. Il difensore civico acquisisce, anche digitalmente, gli atti relativi alla segnalazione pervenuta e, qualora abbia verificato la fondatezza della segnalazione, interviene a tutela del diritto leso, sia invitando il rappresentante legale dell’amministrazione interessata a provvedere tempestivamente a garantire il rispetto delle normative vigenti, sia con i poteri e le modalità stabiliti dagli articoli precedenti. Nell’esercizio della sua funzione di Garante del diritto alla salute il difensore civico può compiere visite ispettive, anche avvalendosi della collaborazione della struttura amministrativa provinciale competente in materia di servizio ispettivo sanitario e socio-sanitario.

4. Il Difensore civico presenta, unitamente alla relazione di cui all’articolo 5, il rendiconto del lavoro svolto quale garante per il diritto alla salute, nella quale segnala al Consiglio provinciale anche eventuali provvedimenti organizzativi e normativi ritenuti necessari.”

Art. 7

Clausola valutativa

1. Decorso un anno dalla data di entrata in vigore di questa legge, è svolto il controllo sull’attuazione di questa legge, ai sensi e secondo le modalità previste dalla legge provinciale 28 marzo 2013, n. 5 (Controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Modificazioni e razionalizzazione delle leggi provinciali che prevedono obblighi in materia).

Art. 8

Disposizione finanziaria

1. Alle maggiori spese derivanti dall’applicazione della presente legge, stimate nell’importo di euro 500.000 per l’anno 2018 e di euro 1.000.000 dall’anno 2019, si provvede con l’integrazione dello stanziamento per i medesimi anni della missione 13 (Tutela della salute), programma 07(Ulteriori spese in materia sanitaria). Alla relativa copertura si provvede mediante riduzione di euro 500.000 per l’anno 2018 e di euro 1.000.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020, degli accantonamenti sui fondi di riserva previsti dalla missione 20 (fondi e accantonamenti), programma 01 (fondi di riserva), titolo 1 (spese correnti). Per gli anni successivi si provvede con i rispettivi bilanci provinciali.

Art. 9

Entrata in vigore

1. Questa legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Trentino Alto Adige.

Esito dell'iniziativa

 

Disegno di legge presentato il 22 giugno 2018.

 

 

 

La mia intervista a “Confronti”:

 

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 23 giugno 2018:

 

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “Corriere del Trentino” del 23 giugno 2018:

 

 

 

 

 

L’articolo su “l’Adige” online: Sanità, proposta: stop intramoenia per ridurre le liste d’attesa.

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Sondagio del centrodestra, e ddl per ridurre i tempi di attesa.

 

 

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