Errata costruzione dell’impianto di condizionamento presso il carcere di Spini di Gardolo

Oltre alla cronica carenza di organico al quale è costretto il personale della Casa circondariale di Spini di Gardolo, chi ci lavora deve subire pure la beffa di lavorare senza un idoneo impianto di condizionamento: sembra infatti che l’impianto di climatizzazione presente nell’istituto sia stato realizzato con impianti frigoriferi di potenza non adeguata a rinfrescare tutti gli spazi.

Con un intervento sindacale (prot. n° 12/15 del 21 aprile 2015) era stata chiesta alla Direzione dell’istituto penitenziario una verifica sulla funzionalità̀ dell’impianto, precisando che regolarmente, tutti gli anni dalla sua apertura, con l’inizio del caldo estivo l’impianto non funziona, ad eccezione della piccola area amministrativa esterna. Viene quindi contestata l’errata costruzione dell’impianto di aria condizionata nel carcere di Trento, che di fatto non ha mai garantito la sua funzione. Diversi sono stati gli interventi formulati dal Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria, sia nel 2012 che nel 2013, fatta eccezione solo per il 2014 grazie all’eccezionale piovosità estiva che ha mitigato le temperature estive.

Lavorare in ambienti privi di aria condizionata, in postazioni sprovviste di finestre e con monitor che in aggiunta disperdono il loro calore nella stanza, è causa di spossatezza e forme di malessere vari per il personale che vi opera, inducendo al ricorso frequente delle cure mediche.

Ciò premesso, si interroga il Presidente della Provincia autonoma di Trento per sapere:

  • se è al corrente della pesante situazione di disagio vissuta dagli operatori che lavorano all’interno del carcere di Spini di Gardolo;
  • quanto è costato l’impianto di condizionamento presente nella struttura e chi lo ha progettato e realizzato;
  • se sono ravvisabili responsabilità per l’errata costruzione dell’impianto;
  • se vista la notorietà del problema sono state effettuate rilevazioni delle temperature all’interno dei diversi spazi di lavoro e in caso positivo se può fornire i dati;
  • se non ritenga doveroso e urgente intervenire in maniera risolutiva per sanare questa situazione.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

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