Groviglio di conflitti d’interessi ai vertici dell’amministrazione comunale?

C’era una volta, in un paese non tanto lontano, un architetto che agognava fare il sindaco. Lo disse alla gente del suo paese che, dandogli credito, lo elesse convintamente. Ispirava fiducia, prometteva e parlava bene. Nessuno si sognò di chiedergli in cambio di lasciare il suo lavoro di architetto: non ne sentivano il bisogno visto che mai in quel paese si era verificato un accaparramento privatistico della funzione pubblica.

L’architetto però si fece prendere la mano e non resistette alla tentazione di approfittare dei vantaggi derivanti dalla carica di sindaco. Divenne così il più ambito e gettonato professionista della valle. I progetti presentati del suo studio di architettura, piccoli o grandi che fossero, venivano immancabilmente approvati senza tante complicazioni e in tempi ragionevoli. Molto dipendeva anche dall’efficiente ufficio urbanistica del Comune, guidato dalla sorella che, – in molti sospettavano -, curasse le pratiche in tutte le sue fasi, per poi affidarle al responsabile dell’ufficio tecnico che le firmava e portava in commissione edilizia. Il sindaco non disdegnava neppure di effettuare collaudi di opere di proprietà dello stesso comune.

Per salvare le apparenze, evitare sospetti e fugare la possibile accusa di essere un sindaco che persegue i propri interessi, i progetti li faceva firmare dal suo collega architetto e socio d’affari, nonché consigliere di maggioranza in un altro comune dove ad ottenere incarichi per lavori pubblici, con procedura di affidamento diretto, era sempre il sindaco architetto.
In un primo momento gli abitanti del paese non ci fecero tanto caso, perché erano concentrati sui benefici che ne traevano: finalmente chi voleva fare una veranda, costruire o ampliare una casa sapeva a chi rivolgersi, poteva contare sull’incisività del sindaco e del suo ufficio urbanistica. Con il tempo, questa prassi lo fece diventare più ricco e più potente; capace di condizionare tutto e tutti, premiare gli amici e gli amici degli amici, spazzare via chiunque potesse dare fastidio o risultasse un potenziale concorrente.

Il silenzio dei cittadini convinse il sindaco che a loro andava bene così e che avrebbe potuto continuare indisturbato ad occuparsi dei suoi affari, tuttavia non comprese che il rifiuto, la ribellione e il disprezzo si annidavano proprio in quel silenzio. I cittadini iniziarono a mormorare e a volersi ribellare prima che fosse troppo tardi, prima di abituarsi a certe facce, prima di non accorgersi più di niente.

Una storia, questa, che ricorda tanto certi contesti urbani del mezzogiorno ma che pare rispecchi bene quanto sta accadendo anche in un comune della Valsugana, Grigno. Qui però a beneficiare di un certo modo di fare politica, oltre al sindaco (uomo del PATT), sembra che ci siano due consiglieri di maggioranza con delega ai lavori pubblici. A costoro con procedura di affidamento diretto sono stati assegnati diversi lavori. Ad uno i “lavori di rifacimento della copertura della palestra delle scuole medie e riorganizzazione interna dei relativi locali”, importo 12.272 euro; la “stesura della documentazione progettuale dei lavori di asfaltatura della strada esistente in via Pertega”, importo 559,98 euro; la “stesura della documentazione progettuale dei lavori di consolidamento del muro del cimitero di Grigno”, importo 559,98 euro. All’altro i “lavori per la formazione del contromuro in CLS cimitero di Grigno”, importo 48.795 euro; i “lavori di ripristino pozzo esistente in Frazione Pianello-Vallon”, importo 7.076 euro; i “lavori di ripristino angolari facciata municipio”, importo 2.795 euro.

A ragion di logica, viene da sé che dovere precipuo per i componenti di una giunta comunale sarebbe quello di astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato. Principio a cui dovrebbero attenersi nondimeno i singoli amministratori nel rispetto delle funzioni, competenze e responsabilità reciproche. Cosa prevista, tra l’altro, dalla legge nazionale (art. 78 D.Lgs. 267/2000) e regionale (art. 14 DPReg. 01.02.20o5 n. 3/L). Se è vero che per il libero professionista la norma non sancisce pure e semplicemente l’incompatibilità né il dovere di non esercitare l’attività professionale sul territorio amministrato, è altrettanto vero che essa introduce l’obbligo di optare tra esercizio della libera professionale a carica pubblica.

Se è pacifico che è prerogativa della magistratura accertare l’eventuale rilevanza penale di un certo agire nella pubblica amministrazione, è altrettanto pacifico che, di fronte a un’etica della politica che sembra essere merce scaduta, è quanto mai urgente richiamare l’attenzione su comportamenti che pongono seri problemi di credibilità e di responsabilità politico-deontologica dei suoi attori. Questo si rende ancor più necessario considerando che diversi comuni, assieme a Grigno, stanno accordandosi per la gestione associata dei servizi con nuove opportunità lavorative che potrebbero essere sfruttate in modo non trasparente e con procedure privatistiche.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se è a conoscenza della realtà creatasi nel comune di Grigno dove azioni poco ordinarie inquietano e offuscano il ruolo neutrale dei rappresentanti;
  2. cosa succede al libero professionista che violi tale dovere di astensione, violazione intesa come trasgressione, infrazione e inosservanza di leggi, norme e regolamenti che sono alla base dei princìpi deontologici dell’Ordine Professionale di appartenenza;
  3. chi deve vigilare in Trentino per garantire il rispetto dell’art. 78 D.Lgs. 267/2000 che statuisce l’obbligo di astensione degli amministratori locali, posto a tutela dei generalissimi “principi dell’imparzialità” e della “trasparenza della PA”;
  4. se e come intenda la Provincia intervenire per restituire trasparenza e dignità alla funzione dei rappresentanti a Grigno;
  5. se dal 2010 ad oggi la PAT ha finanziato in toto o in parte opere di interesse pubblico per il territorio del Comune di Grigno, per quale importo, chi ha firmato i progetti, quali le modalità seguite per l’affidamento dei lavori e chi è sono i professionisti designati a svolgere la funzione di direttore dei lavori.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 4 maggio 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3075/XV

 

Risposta ricevuta il 6 luglio 2016: risposta interrogazione 3075 – Comune di Grigno

 

 

Vedi la pagina principale con gli articoli sulla stampa: Grigno, interrogazione ed esposto in Procura sul sindaco-architetto

 

 

Vai all’esposto e ai suoi allegati: Esposto sull’amminstrazione comunale di Grigno

 

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