Ha un tumore ma a Trento deve attendere 65 giorni: nel frattempo viene trattato e operato a Verona

Pian piano la sanità trentina sembra voler raggiungere i più bassi livelli della sanità nazionale, in un’inarrestabile corsa verso il declino. La bramosia di centralizzare i servizi in avveniristici complessi architettonici ha fatto dimenticare ai nostri amministratori il valore delle singole persone, provocando dubbi nei cittadini e agevolando il proliferare di casi umani disseminati lungo la strada.

Ciò nonostante, l’indifferenza e l’oblio non sono prerogative di tutti i politici: c’è ancora chi – come il sottoscritto -, ritiene che si debba in primis focalizzare la propria attenzione sulla dimensione particolare, e solo in seguito su quella complessiva. Ecco dunque illustrata per amor di verità una storia tragica, di cui auspichiamo un buon finale ma che conferma l’impotenza dei pazienti e del personale medico-infermieristico di fronte ad un sistema sempre penalizzato dai tagli alla sanità.

Mario (nome di fantasia) è un malato oncologico, condannato a convivere con un adenocarcinoma del colon metastatico. Negli ultimi 4 anni si è sottoposto ad una lunga serie di interventi chirurgici, terapie, esami, sopportando gli effetti collaterali, sempre aggrappato alla convinzione di poter vincere la guerra che sta combattendo a suon di rimozione di parti malate. Il 17 marzo u.s. Mario ha effettuato un esame PET-TC che gli ha diagnosticato due nuove lesioni neoplastiche, una al polmone sinistro ed una al fegato. L’oncologa che lo segue in questa vicenda lo ha chiamato immediatamente per avvisarlo e per formulare la proposta di cura: trattamento radioterapico della lesione polmonare e termoablazione della lesione al fegato.

Allo scopo gli comunica che dovrà sottoporsi ad un esame ecografico con contrasto al fegato (che si effettua esclusivamente al Santa Chiara) in quanto il radioterapista non vuole nemmeno vederlo prima di detto esame, che lei provvede quindi a richiedere. Mario resta sbalordito e si domanda perché il radioterapista non voglia vederlo nonostante il quadro clinico ben definito e in preoccupante evoluzione. La stessa oncologa lo chiama il 29 del mese successivo per avere informazioni e, stupita per l’attesa, lo rincuora consigliando di sollecitare ulteriormente l’esame.

Nell’attesa però, Mario decide per scrupolo di consultare anche l’ospedale di Negrar (Verona) dove riesce a portare a termine il ciclo di radioterapia, con disagi e perdite di tempo per i tragitti, con il pericolo sulle strade e con le spese di viaggio a suo carico. Parimenti è in collegamento con l’ospedale di Borgo Roma (Verona) per un possibile intervento chirurgico al fegato.

Dopo 65 giorni stava ancora aspettando l’appuntamento a Trento per questa benedetta ecografia, per la quale è stato chiamato solo il 23 maggio. Nel frattempo è stato operato e trattato fuori provincia.

Sono moltissime le domande che è lecito porsi: fino a quando potremo permetterci di snobbare il fondamentale diritto alla salute? Fino a quando i pazienti saranno disposti a tollerare ritardi e disservizi? Perché prosegue la riduzione dei posti letto negli ospedali periferici? Serve davvero un nuovo ‪ospedale? Come è stato possibile far scomparire 30 milioni di euro per un progetto fantasma? Gli strumenti più subdoli vengono sguinzagliati per tappare la bocca a chi osa criticare il sistema e manifestare pubblicamente la verità: non si correggono i problemi, ma si preferisce piuttosto avviare indagini disciplinari per cercare di delegittimare chi questi problemi denuncia.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. come è possibile che un paziente con quadro neoplastico ben definito e in preoccupante evoluzione, nonostante la richiesta dell’oncologa, debba attendere 65 giorni per potersi sottoporre ad un’ecografia con mezzo di contrasto al fegato, ritenuta indispensabile per avviare il trattamento di radioterapia;
  2. qual è l’attesa media degli esami propedeutici alle terapie dei pazienti oncologici;
  3. quali correttivi intende approntare alla sanità trentina per evitare che possano ripetersi episodi spiacevoli come quello sopra denunciato.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “Trentino” dell’1 giuno 2016:

Ha un tumore ma a Trento deve attendere 65 giorni

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta, presentata l’1 giugno 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3116

 

 

Risposta ricevuta l’8 agosto 2016: risposta interrogazione 3166 – tempi esami patologie oncologiche

 

 

 

 

L’articolo sul “Trentino online”: Ha un tumore ma a Trento deve attendere 65 giorni

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