Il fallimento del referendum, una sconfitta per tutti. Il pericolo di un’Autonomia isolata e indifferente.

È doverosa qualche considerazione sui risultati del referendum per l’abrogazione della norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre idrocarburi, entro 12 miglia nautiche dalla costa italiana, sino all’esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti (quindi non un sì o un no “alle trivelle”, slogan che ha fatto più confusione che altro).

Il Trentino Alto Adige è stata la Regione dove si è votato di meno, con un languido 25,19% e un netto divario fra Trento (32,39%) e Bolzano (17,61%) che detiene i record negativi della penisola, con un poco più del 7% di partecipazione in comuni come Braies, dove evidentemente l’attenzione per l’ambiente si manifesta più che altro nelle fiction televisive nazionali. Che sia una vittoria dei personaggi del “non ci riguarda” alla Panizza? Non credo, un referendum che fallisce è una sconfitta per tutti, e in particolare dovrebbe esserlo per quei movimenti che portano con sé istanze autonomiste. Se l’Autonomia si traduce in isolamento e indifferenza ci sarà ben poco da fare per difenderla dal disegno centralista renziano. La Valle d’Aosta, a mero titolo esemplificativo, ha superato il 34% e mi pare che non abbiano coste da tutelare nel loro territorio, ma evidentemente la loro è un’autonomia più legata al territorio che a un simbolo di partito.

A livello nazionale l’affluenza ha superato a stento il 31%. Naturalmente un risultato deludente, ma matematicamente prevedibile: con il meccanismo del quorum al 50% +1 la competizione è decisamente sbilanciata a favore del “no”, che vince in ogni caso 2 a 1 e i numeri riflettono questa conseguenza. Infatti ai “no” vengono sommati gli astenuti per qualunque ragione, che ormai sappiamo superare abbondantemente il 40%. Un meccanismo che tutela lo status-quo, nonostante i proclami di uno stato che vorrebbe rincorrere il sogno riformista. Di fronte ai numeri è facile constatare come anche una minoranza di “no” possa scegliere deliberatamente di disertare le urne – magari su indicazione proprio del Presidente del Consiglio e segretario di uno dei maggiori partiti nazionali -, rendendo nullo il voto referendario, per poi urlare allo spreco di denaro pubblico.

Quindi la seconda considerazione è sull’importanza di una riforma degli istituti referendari, anche a livello locale, che non potrà prescindere dall’eliminazione del quorum, ripristinando quindi la competizione sul piano dell’informazione nel merito del quesito, e non solo sull’andare o meno a votare. In Consiglio provinciale attendiamo quindi di tornare a parlare di temi di sostanza, come la discussione del disegno di legge numero 1 di iniziativa popolare sugli strumenti di partecipazione, il cui iter ha visto nel maggio scorso il coinvolgimento della Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto, organo consultivo del Consiglio d’Europa. Le vere riforme possono cominciare da qui…

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato stampa inviato ai media locali il 18 aprile 2016.

 

 

I risultati ufficiali del referendum sul portale del Viminale: Referendum abrogativo del 17 aprile 2016

 

 

 

 

 

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