Il Piano della Mobilità è un libro dei sogni

In questi giorni la stampa ha riproposto il tema del Piano Urbano della Mobilità – PUM – che, va ricordato, ha impegnato il Consiglio comunale di Trento per oltre 50 ore di dibattito il cui costo ha superato i 110 mila euro (vedi allegato).

La sua approvazione è stata il frutto di tante e poi tante chiacchiere, promesse, assicurazioni, compromessi e ad oggi nulla si è concretizzato e scopriamo anche che l’assessore Marchesi ha realizzato che non ci sono soldi per attuarlo. «Il piano di mobilità – aveva dichiarato il 24 agosto 2010 – ha una valenza strategica, copre l’arco di un ventennio. Non va letto come un insieme di singoli interventi» e, aveva aggiunto, è «uno strumento con una forte propensione operativa: una concretezza impossibile se il “Pum” fosse una accozzaglia di previsioni disordinate».

Dell’arco ventennale di cui sopra, sono ormai trascorsi quasi 4 anni e di questo piano niente si è realizzato, anzi qualcosa è stato fatto: sono stati aumentati gli stalli blu per la sosta e quindi costi per il cittadino; sono state ridotte il numero delle corse e aumentati i tempi d’attesa tra una corsa e l’altra; sono stati ridotti i punti di fermata degli autobus ed eliminati molti golfi per le fermate degli stessi costringendo così le autovetture ad accodarsi ad essi con soste forzate, formando colonna e incrementando l’inquinamento; sono aumentati il costo del biglietto e dell’abbonamento per il trasporto pubblico, ecc…

A differenza di quanto dichiarato da Marchesi, io ritengo che il Pum sia un’accozzaglia di previsioni disordinate, sia per quanto riguarda la concretezza, la fattibilità e l’utilità delle opere stesse, sia per quanto riguarda i costi. A proposito di quest’ultimi è stato lo stesso assessore Marchesi ad aver dichiarato nel 2010 che «è difficile dire quanti soldi mobiliterà il piano. Solo la metropolitana va dai 600 ai 700 milioni».

Non meravigli dunque se oggi ci viene detto che l’ostacolo alla realizzazione del Pum è la scarsità di risorse economiche. Perché prima non si sapeva? Ma quello di sognare in grande pare una malattia difficile da sconfiggere in chi ci amministra, tant’è vero che nonostante l’evidenza c’è chi, come l’assessore Marchesi, ancor oggi ha il coraggio di riproporre il sogno di collegare Mesiano alla città con una scala mobile. Idea che, va ricordato, in passato era già stata ventilata per contrastare quella altrettanto stravagante di Grisenti di fare una funivia che dalla stazione sorvolando la città arrivasse a Povo. Insomma una gara a chi la sparava più grossa!

Evidentemente chi è chiamato a investire il proprio denaro lo fa nella concretezza degli obiettivi e dei benefici, mentre chi amministra quello degli altri tende a perdere il senso del limite, confeziona sogni e propone illusioni non esenti da costi che, comunque vada, vengono sempre pagati dai cittadini i quali alla fine non ne trarranno nessun beneficio.

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