Imam in chiesa: prove di pace o azione di marketing?

Come molti avranno avuto modo di leggere, la messa domenicale di oggi ha visto la partecipazione di fedeli islamici al fianco di fedeli cattolici, in risposta ad un appello lanciato dalle comunità mussulmane di Francia per prendere le distanze dal vile attentato di Rouen, in cui un sacerdote è stato raggiunto e sgozzato davanti all’altare da terroristi affiliati all’Isis.

Pur rispettando la presunta bontà del gesto e la buonafede dei vescovi che vi hanno accondisceso, la cosa non ci intenerisce e ci è assai difficile allontanare l’idea che tale gesto non sia disinteressato, ma nasconda e sia modellato su un calcolo, una mossa promozionale attuata per riabilitare il danno d’immagine arrecato all’Islam.

Rabbia e insofferenza stanno (a ragione) crescendo dinanzi ai silenzi complici delle comunità musulmane: silenzi di fronte ai massacri dei 700.000 cristiani assiro-caldei, silenzi di fronte ai massacri dei cristiani in terra africana, silenzi di fronte alle centinaia di vittime degli attentati in Europa. Ecco perchè l’iniziativa di oggi non ci convince e non è affatto un “gesto straordinario”.

Compito dei cristiani non sta nel perseguire il politically correct, ma nel difendere con coerenza la verità in cui credono, una verità che non riusciamo a scorgere nei nostri fratelli musulmani e che lascia il posto ad una pericolosa ambiguità. Da gennaio 2015 sono state espulse 108 persone di cui ben 8 imam.

La situazione è disastrosa e ormai sfuggita di mano. Abbiamo moschee ricettacolo di radicalismo, finanziamenti non tracciati da paesi canaglia, prediche che continuano ad essere fatte in lingua araba e pertanto impossibili da monitorare. Ancora, abbiamo imam che nelle interviste rilasciate ai media si dimostrano solidali e si spendono nel condannare l’Isis, però nelle intercettazioni telefoniche e nei sermoni in moschea dicono l’esatto opposto.

Il dialogo potrà nascere e fortificarsi solo quando i musulmani convinceranno se stessi circa il carattere di pace della loro fede. Di fronte ad un’operazione di marketing, posta su fondamenta di sabbia e bugie, ci sia dunque concesso il beneficio del dubbio, certi che il nostro pensiero rispecchia quello della maggioranza degli italiani.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 31 luglio 2016.

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