In fila al pronto soccorso per poi arrangiarsi con un “fai da te” nei bagni

Non passa giorno che non si materializzino gli effetti dei tagli al comparto della sanità trentina voluti dal governo Rossi: liste d’attesa chilometriche, depotenziamento degli ospedali, mobilità passiva in aumento, carenza di personale e tanto altro ancora. Mentre la politica si prodiga in commenti trionfalistici per i primati riportati dagli organi di informazione, la gente è testimone di una realtà che rivela ben altro.

In questi giorni all’Ospedale S. Chiara si è presentata una donna con sospetta occlusione intestinale e forti dolori addominali. Ha una storia clinica di tutto rispetto, con alle spalle diversi interventi chirurgici che ancor oggi pesano sul suo stato di salute. La sua esperienza di dolore l’ha fortificata e preparata a tutto, non però a sentirsi, – uso le sue parole – , “un verme”.

Una esperienza umiliante. Arrivata al pronto soccorso, dopo aver atteso a lungo, la signora è stata visitata e sottoposta ad esami ematochimici e strumentali; gli sono poi state date delle perette evacuative, un telo, indicata la toilette e invitata a fare da sé.

E’ risaputo che una peretta non può essere fatta stando in piedi ma necessariamente ci si deve adagiare, per cui la signora, dopo aver aperto il telo, si è vista costretta a sdraiarsi sul pavimento (pure sporco) della toilette e alla meno peggio praticarsi le perette. Una procedura insolita per un pronto soccorso: oltre ad essere umiliante per il paziente, non è di facile esecuzione ed è inoltre potenzialmente non priva di rischi, se si considera la possibilità di crisi vagali e lipotimie dovute all’evacuazione con il conseguente rischio di caduta nel bagno. Dopo oltre otto ore d’incubo, la signora ha lasciato il pronto soccorso senza una diagnosi ma con tanta amarezza.

Non possiamo addebitare colpe specifiche al personale medico, infermieristico e ospedaliero, che nonostante i tagli si fa in quattro per garantire la qualità delle prestazioni. La responsabilità semmai va addebitata a chi da tempo considera la sanità un salvadanaio da cui prelevare risorse per far quadrare il bilancio provinciale con ricadute negative sia sui pazienti che sugli operatori.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se è a conoscenza di quanto denunciato e che pare non essere una consuetudine;
  2. quali sono nello specifico le direttive impartite al pronto soccorso;
  3. quanti sono negli ultimi 5 anni (anno per anno) i medici, gli infermieri e gli oss che risultano nell’organico del pronto soccorso;
  4. quanti sono ad oggi i medici, gli infermieri, gli oss in forza al pronto soccorso nei giorni feriali, festivi e nelle ore notturne;
  5. qual è negli ultimi 5 anni (anno per anno) il tasso di astensione dal lavoro per infortunio, malattia e aspettativa degli operatori che operano nel pronto soccorso;
  6. quanti sono i pazienti che negli ultimi 5 anni si sono rivolti al pronto soccorso, con quale codice di priorità all’ingresso e alla dimissione.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione presentata il 21 marzo 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 2860/XV

 

Risposta ricevuta il 20 maggio 2016:

 

Risposta interrogazione 2860 – disservizio al Pronto Soccorso

 

Allegato risposta – pronto soccorso

 

 

 

 

L’intervista video:

 

 

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige”: Costretta a farsi le perette nel bagno dell’ospedale

 

La notizia online su “La Voce del Trentino”: Pronto soccorso: paziente si arrangia con un “fai da te” nei bagni

 

 

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