Inasprimento dei ticket sull’accesso al Pronto Soccorso: mossa che rischia di essere attuata o analisi sbagliata della realtà?

Sono dello scorso giugno le modifiche alle disposizioni in materia di ticket del pronto soccorso approvate dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Luca Zeni. L’obiettivo è palese: si vuole scoraggiare quanti si rivolgono al pronto soccorso per fruire immediatamente di una o più prestazioni specialistiche non urgenti, scavalcando l’iter ordinario della prescrizione presso il medico di base.

Il provvedimento non aumenta gli importi del ticket, che vengono confermati in massimo 75 euro per i codici bianchi e 50 euro per i codici verdi. Tuttavia a più riprese vi sono state dichiarazioni pubbliche e atteggiamenti che portano a credere che si arriverà quanto prima ad aumentare il costo delle prestazioni sanitarie erogate in regime di pronto soccorso. Vedasi ad esempio i timori paventati dal presidente Dorigatti nel dibattito relativo al fantomatico Centro Studi sull’Autonomia, quando sulla stampa locale del 4 luglio ad una domanda del giornalista risponde così: “la Corte dei Conti bacchetta la Giunta provinciale per i 32 milioni di consulenze l’anno dicendo che sono troppe e andremo presto a discutere un bilancio in forte calo, magari chiedendo sacrifici e ritocchi sulla sanità.

Analizzando gli ultimi dati forniti dall’APSS relativi agli accessi suddivisi per codice colore triage, possiamo notare come la prima introduzione del ticket nel 2011 avesse prodotto un drastico calo degli accessi totali in codice bianco da 41.436 a 36.472. Si rammenta che tale codice implica l’assenza di urgenza: il paziente non è in pericolo, non ha bisogno dell’intervento del pronto soccorso e può rivolgersi al proprio medico.

Sebbene i ticket abbiano avuto sulla popolazione un iniziale effetto deterrente, rileviamo come l’introduzione degli stessi non abbia prodotto migliorie, andando semmai a creare un intasamento di persone accalcate nei pronto soccorso di Trento e Rovereto. Il sospetto è che i ticket stiano surrettiziamente servendo non a ridurre gli accessi, bensì a fare cassa.

C’è anche da dire che i medici di base stati ridotti dalla politica a svolgere prevalentemente attività burocratiche e tendono sempre più, in un’ottica difensiva, ad indirizzare verso le strutture sanitarie. Si aggiunga il fatto che i pazienti per scrupolo preferiscono recarsi direttamente in pronto soccorso, saltando il ragionevole step della visita del proprio medico di base. Altro elemento che provoca intoppi è l’enorme presenza di stranieri nullatenenti, i quali non dispongono di medico di base e pertanto si recano da soli negli ospedali. Infine va sottolineata la scarsa fiducia che i cittadini nutrono nei confronti dell’operato della guardia medica, accresciuta dal fatto che questa sia carente di strumenti e debba ricoprire zone troppo ampie, elementi imputabili al suo notevole ridimensionamento.

Forse sarebbe più onesto dire che la nostra costosissima sanità ha bisogno che i cittadini mettano mano al portafoglio, quando si recano al Pronto Soccorso per futili motivi. Altrettanto onesto sarebbe impegnarsi a non far pagare i ticket ai pazienti qualora fosse accertata l’ineludibile necessità di ricevere cure specialistiche e a fronte di un corretto iter nella rilevazione di tale urgenza.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. a quanto ammonta la cifra incassata attraverso i ticket da pronto soccorso dei singoli ospedali negli ultimi 5 anni e quale specifico utilizzo ha avuto.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 28 luglio 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3380/XV

 

Risposta ricevuta l’1 settembre 2016: risposta interrogazione 3380 – ticket pronto soccorso

 

 

 

 

Vedi anche l’articolo Pronto soccorso: accessi costanti in Trentino

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