Gli italiani bocciano Renzi, i trentini bocciano Ugo Rossi

È stata una lunga e impegnativa campagna referendaria che si conclude con un unico vincitore: il popolo.

Non vince nessun partito o coalizione di fronte alla bocciatura di una riforma costituzionale, nemmeno chi si è battuto per contrastare i contenuti di questa riforma. Il premio finale è uno solo: si è salvata la Carta costituzionale. Ma soprattutto si è dato un segnale forte e chiaro alla politica: la Costituzione, se si cambia, si cambia tutti insieme, con modifiche puntuali e comunque omogenee.

Evidentemente l’attivismo frenetico di Renzi e del suo Governo non è piaciuto. Di fronte ai problemi della quotidianità dei cittadini, che chiedono solo sicurezza e lavoro, non devono essere piaciuti gli aumenti “last minute” ai dipendenti pubblici, le apparizioni ubiquitarie del duo Renzi-Boschi ad ogni programma televisivo, i milioni spesi per propagandare quelle che in molti casi si sono rivelate come illusioni, per non dire bugie: dal mantra della maggiore efficienza, alla paventata riduzione dei costi della politica, che non si eliminano ma semmai si trasformano. Tanti i giovani che hanno votato, secondo l’establishment avrebbero favorito il sì, in realtà hanno votato no.

Il no è un segnale forte e chiaro anche a tutti quei personaggi che hanno provato a condizionare il voto, dal Presidente americano Obama con il suo spudorato endorsement a Renzi, al ministro delle finanze tedesco Schaeuble, al Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker: il cappio dell’Unione europea inserita a forza in Costituzione, con l’adeguamento non solo ai trattati europei, ma all’intero ordinamento europeo che sarebbe salito al rango di fonte al pari della Costituzione stessa non è piaciuto.

I numeri sono notevoli, in particolare a livello locale, ha votato infatti il 76,82% dei trentini, praticamente oltre 312mila persone. Quasi numeri da elezioni politiche. Per capirsi hanno votato 50mila trentini in più rispetto alle ultime provinciali.

Nonostante i media nazionali riportino il dato aggregato regionale che vede il Trentino Alto Adige tra le poche regioni nelle quali ha vinto il sì alla riforma, anche in Provincia di Trento la riforma viene bocciata con il 54,3% dei voti, oltre 168mila trentini. Sempre per fare un paragone, Ugo Rossi e la sua ampia coalizione che ha visto assieme Pd, Patt, Upt e molti altri, alle provinciali del 2013 ha raccolto poco meno di 145mila voti.

E qui scattano altre considerazioni: se gli italiani hanno di fatto bocciato le politiche di Renzi, i trentini hanno bocciato quelle del Presidente Ugo Rossi, che tanto si è prodigato per veicolare il no alla riforma nientemeno che come un pericolo per l’Autonomia. Non solo, il sì ad una riforma spiccatamente centralista avrebbe secondo lui rafforzato l’Autonomia: evidentemente nemmeno i suoi ci hanno creduto!

Così come Renzi ha già preparato le valige, anche Rossi dovrebbe trarre le debite conclusioni. Gli autonomisti, quelli veri, lo hanno lasciato alla deriva in quel pseudo-Patt diventato ormai una succursale del Pd, quel Pd che evidentemente tanto “democratico” non è stato considerato alla luce dell’arroganza con la quale avrebbe voluto manipolare la Carta costituzionale. Un’arroganza che probabilmente impedirà a Rossi di fare l’unico gesto che naturalmente dovrebbe fare: dimettersi e seguire Renzi come fideisticamente ha fatto finora.


Cons. Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 6 dicembre 2016:

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 10 dicembre 2016:

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 5 dicembre 2016.

 

 

I risultati a livello nazionale:

 

dati-nazionali

 

I risultati a livello locale:

 

dati-locali

 

 

 

Lo speciale sul referendum di SWG: speciale referendum SWG

 

 

 

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