La mafia in salsa trentina

Scandali, conflitti d’interessi, incompatibilità, bugie, appalti ​dubbi, ​finanziamenti sospetti, ​clientelismo, piazéri e piazeròti sono la punta di un iceberg fatto di illegalità e rappresentazione di una certa politica che ama annaspare nel torbido.

Più mi addentro nel mondo della politica, più mi convinco che il Trentino non sia poi tanto diverso dai territori impregnati di Camorra. Nel Sud Italia, il crimine organizzato nasce fuori dai palazzi istituzionali e in cerca di copertura si rivolge poi ai politici, per espandersi e perpetuare l’azione criminale. In Trentino no. A generare mafia è la politica fatta da cert​i ​personaggi che, stando al riparo, hanno spolpato le istituzioni per creare un sistema di potere su cui modellare norme, dare vita a società, inventare bisogni e pretesti tali da giustificare l’uso di denaro pubblico, piazzare fedelissimi – i picciotti della polenta e lugànega – a presidio di posti strategici.

Un tempo il fedelissimo marcava la piazza del paese, oggi lo troviamo nei punti cardine del sistema. Da noi non si usa la lupara… si lavora di fioretto: se non ti adegui, perdi gli “amici”​,​ ​se perdi gli “amici” perdi il finanziamento, se perdi il finanziamento chiudi baracca e burattini. Non sei schierato con il partito giusto? Allora non ricevi sostegno, non trovi o perdi il lavoro, per te non c’è l’appartamento Itea, la meritocrazia non conta. Nella tua terra la vita diventa un inferno.

La paura è l’ingrediente vitale che alimenta questo sistema, ci obbliga al silenzio e – in questo silenzio – diventiamo sudditi, vincolati alle promesse dei nostri padroni che spesso, per una sorta di Sindrome di Stoccolma, siamo noi stessi ad osannare. In molti sappiamo e vediamo, in molti però tacciamo adeguandoci, e il nostro silenzio è pure manifesto quando, invece di recarci a votare per imprimere un cambiamento, preferiamo disertare le urne. Nostro malgrado, ci costringono a pensare e ad agire quasi fossimo anche noi dei mafiosi, perché il silenzio è complice del crimine.

Diceva Oriana Fallaci che

vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali in data 20 ottobre 2015.

 

 

Non risulta pubblicata sui quotidiani locali.

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: La mafia in salsa Trentina

1 Commento

  1. Dr. Cia
    noi non ci conosciamo. Sono un trentino che vive e lavora al momento all estero.
    Per caso oggi sono capitato su questo su post di qualche tempo fa…
    Volevo ringraziarla per quanto scritto. Io (ma anche diversi miei colleghi) sono stato “vittima” di un processo che corrisponde esattamente a quanto scritto in questo post. Quello che ho passato sembra veramente scritto nel dettaglio nel suo testo.
    Alla fine stanco di subire umiliazioni e minacce ho lasciato il mio lavoro e mi sono dovuto trasferire all’estero.
    Ho lasciato a malincuore il Trentino con famiglia annessa.
    Ma la cosa che mi fa piu’ male è sapere che il Trentino è veramente in mano a queste cricche politiche.
    In qualche modo mi rincuora sapere che c’è qualcuno che ha ben presente la situazione e che cerca di fare qualcosa. Quindi le scrivo questa email per ringraziarla di questo e spero vivamente che lei possa continuare in questa battaglia.

    A presto

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