Una legge per rimborsare agli operatori sanitari la quota di iscrizione all’albo

Una normativa inedita e innovativa, potrebbe introdurre un’importante novità nel mondo della sanità trentina. Claudio Cia ha da poco elaborato un disegno di legge che ricalca per analogia i punti chiave di una recente sentenza della Cassazione.

I giudici della Suprema Corte avevano stabilito lo scorso 16 aprile che ad un avvocato dell’INPS dovesse essere rimborsato il pagamento della tassa annuale di iscrizione all’Albo, motivando la decisione col seguente principio: “quando sussiste il vincolo di esclusività, l’iscrizione all’Albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, pertanto la relativa tassa rientra tra i costi che dovrebbero gravare sull’Ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività”.

Presto fatto, Cia ha avuto l’intuizione di adattare la fattispecie delineata nella sentenza della Suprema Corte all’esercizio dei professionisti del comparto sanità non medici che operano con vincolo di esclusività nel pubblico impiego: infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche .

Questi professionisti non possono esercitare la libera professione intramoenia in quanto obbligati al rapporto esclusivo con l’ente pubblico senza che questo riconosca loro l’indennità di esclusività, la stessa che invece è prevista contrattualmente per i medici che, optando per l’esercizio della professione in un rapporto di esclusività, rinunciano a fare la libera professione intramoenia con apertura di una partita IVA.

Il disegno di legge nasce dal forte impegno di un consigliere attento al mondo della sanità trentina (fino al 2014 ha svolto la professione di infermiere presso l’Ospedale san Camillo di Trento) e mira a riconoscere una maggiore equità nel rapporto di lavoro per una categoria, quella appunto dei professionisti sanitari non medici, che da sempre è in prima linea nel garantire qualità e umanità nelle risposte ai bisogni sanitari e assistenziali nonostante i tagli che aggravano e comportano difficoltà nel comparto della sanità.

Qualora il ddl venisse approvato, la Provincia dovrà rimborsare in busta paga la quota annuale di iscrizione all’Albo (80 euro) dei suoi 3.640 dipendenti tra infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche, per un ammontare di circa 300 mila euro all’anno.

 

DISEGNO DI LEGGE

Integrazione dell’articolo 44 della legge provinciale sulla tutela della salute 2010: spese relative all’iscrizione ad albi o collegi professionali

Art. 1

Integrazione dell’articolo 44 legge provinciale 23 luglio 2010, n. 16 (legge provinciale sulla tutela della salute 2010)

  1. Dopo il comma 6 dell’articolo 44 della legge provinciale sulla tutela della salute 2010 è inserito il seguente:

“6 bis. Se l’iscrizione ad albi o collegi professionali è indispensabile per svolgere le funzioni attribuite al personale in servizio presso l’azienda con rapporto di lavoro esclusivo, essa è a carico dell’azienda stessa.”

Art. 2

Disposizioni finanziarie

  1. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione di questa legge, previsti in 300.000 euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2015, 2016 e 2017, si provvede riducendo per un pari importo e per i medesimi esercizi finanziari l’unità previsionale di base 95.5.110 (fondi di riserva – spese correnti).
  2. La Giunta provinciale è autorizzata ad apportare al bilancio le variazioni conseguenti a questa legge, ai sensi dell’articolo 27, terzo comma, della legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 (legge provinciale di contabilità).

 

Relazione introduttiva

Come previsto dalla legge 43/2006 recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”, i professionisti sanitari non medici (infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche) del comparto sanità ed enti locali per esercitare la propria professione hanno l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale, questo anche per i pubblici dipendenti.

Il 16 aprile 2015 con sentenza 7776, la Corte di Cassazione civile, Sezione Lavoro, ha stabilito che il pagamento della quota annuale di iscrizione all’albo professionale debba essere a carico della Pubblica Amministrazione. Entrando nel merito della vicenda, la pronuncia della Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dall’INPS per ottenere la cassazione della sentenza n. 4864/2011 della Corte d’Appello di Napoli, la quale già aveva respinto, a propria volta, l’appello dell’Istituto avverso la sentenza n. 1022/2008 del Tribunale di Napoli, riguardante quest’ultima l’accoglimento della domanda proposta da un avvocato al fine di ottenere il rimborso di quanto versato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli come tassa per l’iscrizione nell’elenco speciale, annesso all’Albo di appartenenza relativo agli avvocati degli enti pubblici, per il periodo in cui era stato dipendente dell’INPS, con inserimento nel ruolo di professione legale la Suprema Corte ha enunciato un principio generale, peraltro già ribadito dal giudice di primo grado, secondo cui “le spese sostenute dal lavoratore nell’esclusivo interesse del datore di lavoro devono essere rimborsate al dipendente”.

La sentenza in esame afferma inoltre che il carattere obbligatorio dell’iscrizione nell’elenco speciale unitamente al carattere esclusivo dell’esercizio dell’attività professionale in regime di subordinazione non possono che comportare l’obbligo del datore di lavoro di rimborsare le spese sostenute dal lavoratore per esercitare la professione nell’esclusivo interesse datoriale.

La Corte di Cassazione nella motivazione della sentenza ha la premura di evidenziare che la questione dei rimborsi delle quote di iscrizione all’albo professionale è stata a lungo dibattuta, anche con riguardo agli avvocati dipendenti di Enti locali, sia dinanzi alla Corte dei Conti sia dinanzi al giudice amministrativo. Tale questione ha trovato una soluzione definitiva dopo che il Consiglio di Stato, con parere n. 678/2010 reso il 15 marzo 2011 ha affermato che “quando sussista il vincolo di esclusività, l’iscrizione all’Albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, pertanto la relativa tassa rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che dovrebbero, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere altre attività lavorative, gravare sull’Ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività”.

I giudici autori della sentenza confermano la forza del loro ragionamento citando la sentenza n. 3928/2007 della stessa Corte di Cassazione, alla quale già aveva fatto riferimento il Consiglio di Stato per giungere al parere n. 678/2010 sopra evidenziato. La sentenza n. 3928/2007, in una fattispecie identica alla presente, aveva precisato che “la spesa sostenuta dal dipendente per l’iscrizione all’Albo professionale è una spesa che risponde all’esclusivo interesse del datore di lavoro e non anche all’interesse del lavoratore”. Nel sesto paragrafo della motivazione, la Corte ribadisce di seguire in toto l’orientamento del Consiglio di Stato e di non condividere le precedenti decisioni prese dalla Corte dei conti, valutandole come infondate.

La Corte conclude la sentenza enunciando il seguente principio di diritto: “Il pagamento della tassa annuale di iscrizione all’Elenco speciale annesso all’Albo degli avvocati, per l’esercizio della professione forense nell’interesse esclusivo dell’Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che, in via normale, devono gravare sull’Ente stesso. Quindi, se tale pagamento viene anticipato dall’avvocato-dipendente, deve essere rimborsato dall’Ente medesimo, in base al principio generale applicabile anche nell’esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell’art. 1719 c.c.1, secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subìto in conseguenza dell’incarico, fornendogli i mezzi necessari”. A nostro avviso, il principio elaborato dalla Corte di Cassazione bene si presta ad essere primieramente trasformato in norma giuridica e conseguentemente applicato per analogia al settore della sanità pubblica della Provincia Autonoma di Trento.

L’obiettivo di questo ddl è pertanto la creazione di una norma giuridica allo stato dell’arte non esistente che tuteli l’esercizio professionale di infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche. Infatti è del tutto paradossale che debba ricadere su questi soggetti il costo di una tassa che serve per esercitare la professione da dipendenti ed il cui beneficio ricade tutto sulle strutture del Servizio Sanitario Provinciale. Questi professionisti non possono esercitare la libera professione intra moenia in quanto obbligati al rapporto esclusivo con l’ente pubblico senza che questo riconosca loro l’indennità di esclusività, la stessa che invece è prevista contrattualmente per i medici che, optando per l’esercizio della professione in un rapporto di esclusività, rinunciano a fare la libera professione intra moenia con apertura di una partita IVA. Attualmente sono 3640 i professionisti del comparto sanità non medico che operano con vincolo di esclusività nel pubblico impiego.

Bisogna riconoscere che sempre più spesso le sentenze della Suprema Corte orientano i giudici di merito, o meglio, rappresentano fonti autorevoli da citare davanti ad un giudice in casi analoghi. Allo stesso modo, bisogna riconoscere che sempre più spesso le sentenze della Suprema Corte permettono di colmare vuoti legislativi, orientando addirittura in alcuni casi l’attività del legislatore.

A detta dei proponenti di questo ddl, le sentenze 7776/2015 e 3928/2007 della Cassazione, unitamente al parere n. 678/2010 del Consiglio di Stato e al richiamo all’art. 1719 c.c., contribuiscono a delineare una giurisprudenza uniforme e costante sul tema dei rimborsi delle quote di iscrizione agli Albi professionali, materia non regolamentata dalla Provincia e che dunque necessita di una rapida tutela legislativa.

Una valanga di ricorsi potrebbe piombare sulle Asl e sugli Ospedali, alla luce della sentenza 7776/2015. Da un lato, IPASVI e altri soggetti rappresentativi delle professioni, rispettivamente i sindacati a tutela di infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche, si sono già mossi avviando una consultazione tra i propri iscritti ed interpellando formalmente i dicasteri istituzionali competenti.

Tra i compiti del legislatore vi è anche l’anticipare un eventuale scenario di ipertrofia giuridica, andando a colmare un vuoto legislativo non procrastinabile. Una norma in tal senso eviterà che vengano intraprese azioni di rivalsa sulla Pubblica Amministrazione e permetterà di tutelare maggiormente la vita professionale di infermieri, vigilatrici d’infanzia, assistenti sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica e ostetriche, gravati tutti dall’obbligo di iscrizione al relativo Albo per accedere validamente alle procedure concorsuali e per esercitare la propria attività professionale alle dipendenze dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.

Il vincolo di esclusività in regime di dipendenza è l’unico requisito per poter ottenere il rimborso della quota annuale d’iscrizione al proprio Albo. Tale ddl pone l’obbligo di rimborso in capo all’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, trattandosi di incombenza gravante sull’Ente pubblico datore di lavoro.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Disegno di legge presentato il 17 settembre 2015. Segui l’iter sul sito del Consiglio provinciale: disegno di legge n. 94/XV

 

 

 

La notizia sul giornale online del Consiglio provinciale: L’APSS rimborsi i dipendenti non medici con rapporto esclusivo iscritti agli albi professionali

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige”: L’azienda paghi l’iscrizione all’albo degli infermieri

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