Madri e disabili vittime della “politica dello scarto” al SAIT?

Riprendendo la grave difficoltà in cui versano gli occupati del Sait si intende rimarcare, a nome delle fasce sociali più fragili (diversamente abili e mamme) come queste siano ulteriormente vessate di ansia, timore per il futuro delle loro famiglie e di loro stesse, che si vedono confinate nell’impotenza per fronteggiare gli imprevisti e repentini cambiamenti nei loro rapporti di lavoro con il Sait ed il sindacato che dovrebbe tutelarle.

Soffermandoci sulle occupate part-time, mamme con figli che fanno salti mortali per conciliare lavoro e famiglia, si apprende che circa una quarantina di loro, dopo aver firmato un contratto di lavoro part-time di soli tre mesi con scadenza 31 marzo 2017 se lo sono visto poi esteso per un ulteriore anno aggiuntivo.

Tali lavoratrici sono state subito convocate da un sindacato che ha spiegato loro l’assenza di sicurezza di aver scampato la cassa integrazione e quindi la possibilità di esservi collocate, con un assegno mensile ulteriormente decurtato. Il datore di lavoro avrebbe però proposto ed accettato la risoluzione a breve del loro contratto part-time appena sottoscritto, in cambio della sottoscrizione di un nuovo rapporto di lavoro full-time per rientrare a tempo pieno sul posto di lavoro, anche quello ad ipotetico rischio di cassa integrazione.

Le madri messe di fronte a questa difficile situazione hanno trovato un bivio: da un lato la famiglia da trascurare per occuparsi a tempo pieno sul lavoro, dall’atro lato il posto di lavoro part-time, con possibile cassa integrazione, e la difficoltà di assicurare la presenza con i figli, di sostenere economicamente la famiglia e di pagare le rate dei mutui in corso.

Tale calcolato cinismo porta a considerare la maternità come la più grande minaccia al profitto e all’efficienza aziendale sacrificando in prima istanza la donna che lavora promuovendo in tal modo la politica dello scarto.Altra nota dolente è la scarsa considerazione e salvaguardia del posto di lavoro di parecchi portatori di disabilità che seguirebbero a ruota il destino delle madri lavoratrici.

Quale modo anomalo per attuare e perpetuare i valori ed i principi che costituiscono le ragioni etiche della Cooperazione!

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. quante erano le donne lavoratrici madri con contratto part-time prima della riorganizzazione aziendale del Sait dovuta alle difficoltà gestionali;
  2. quante sono ad oggi le donne lavoratrici madri con contratto part-time con scadenza 31 marzo 2018;
  3. quante sono le donne lavoratrici madri che dal contratto part-time hanno optato per quello full-time;
  4. quante sono le donne lavoratici madri oggi in cassa integrazione sia a contratto part-time che full-time;
  5. quanti erano in organico i portatori di disabilità prima della riorganizzazione aziendale del Sait, dovuta alle difficoltà gestionali, e quanti sono oggi;
  6. cosa intende fare la politica, in particolare l’Assessore con delega per le pari opportunità, per contrastare il comportamento discriminatorio portato avanti dal Sait.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Consiglieri: Claudio Cia, Maurizio Fugatti, Manuela Bottamedi, Giacomo Bezzi

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 10 maggio 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata in data 8 maggio 2017. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 4464/XV

 

Risposta ricevuta il 9 maggio 2018: risposta interrogazione 4464 – politica scarto Sait

 

 

 

La conferenza stampa presso il Palazzo della Regione a Trento, il 9 maggio 2017:

 

 

 

 

 

L’articolo su “Agenzia giornalistica Opinione”: Sait, minoranze PAT, madri e disabili vittime della politica dello scarto?

 

 

 

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