Manifesti anarchici a Trento, Cia (AGIRE): “Nel nostro territorio vi sono alcuni gruppi di persone che non si rassegnano al vivere civile”.

Negli scorsi giorni a Trento sono stati affissi imbrattando muri e cartelli stradali dei manifesti riportanti, cito testualmente, solidarietà con gli anarchici arrestati nell’operazione Renata, accusati di aver attaccato le sedi del razzismo di Stato, gli apparati di controllo tecnologico, le agenzie dello sfruttamento, le banche armate e i servi in divisa del potere”. I manifesti poi, dopo aver invitato i simpatizzanti ad un presidio fuori dal Tribunale il giorno dell’udienza, concludevano con la frase provocatoria (e aberrante) “se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se sono colpevoli ancora di più”. Prima di commentare quanto vari cittadini mi hanno segnalato ho atteso che passasse qualche giorno, che si calmassero gli animi, di modo da poter fare una riflessione a posteriori e poter esprimere in maniera lucida e distaccata quella che, secondo me, rappresenta uno sfregio all’autorità dello Stato e una pericolosa condotta.

Nel nostro territorio vi sono alcuni gruppi di persone che non si rassegnano al vivere civile, fatto di regole e di opportunità, ma anche di conseguenze nel qual caso queste regole non vengano rispettate. Questi soggetti che si definiscono anarchici, ma che anarchici non sono, hanno in mente una gerarchia al cui vertice vi sono la violenza e l’intolleranza per i diritti degli altri e per il pluralismo politico e sono convinti di lottare contro un “fascismo” che, in realtà, loro stessi mettono costantemente in pratica. Essi si fermano alle loro libertà individuali, comunque garantitegli, e non pensano a quelle collettive, calpestando gli altri cittadini e coloro i quali le regole le rispettano. Questi fomentatori di allarme sociale vorrebbero dare indirizzi politici, ma non ne sono in grado: quando non c’è contenuto politico si cercano i nemici e si possono identificare questi nello Stato, nelle nostre forze dell’ordine, nella Magistratura e nelle leggi.

Io i loro volti non li conosco, in quanto spesso avvolti in passamontagna o confusi nel marasma delle manifestazioni violente a cui prendono parte, ma sento, come politico e come cittadino, il dovere di prendere le più nette distanze dalla dottrina malata che questa gente propina. Essi non possono rappresentare i cittadini perché per farlo, prima ancora di rispettare sé stessi, bisogna imparare a rispettare gli altri.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata ai media locali il 24 ottobre 2019.

 

 

 

Qui i manifesti:

 

 

 

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