“Maxi parcella”: non prendo rimborsi e non mi possono intimidire

In merito all’articolo sulla “maxiparcella” per il processo sulla raccolta delle firme alle elezioni comunali del 2015, vorrei proporre tre considerazioni.

La prima è che gli aspetti emersi riguardano una questione tutta interna tra avvocati e Ufficio di presidenza, dei quali io per primo ero informato solo marginalmente, e il fatto che sia proposta così dettagliatamente su un quotidiano significa evidentemente che qualcuno di particolarmente zelante all’interno dell’Ufficio di presidenza ha ritenuto di dover far emergere la questione. Credo non sia una casualità che questo avvenga a soli due giorni dalla pubblicazione dei rimborsi spese ai consiglieri provinciali e regionali, dove è merso come il sottoscritto sia l’unico consigliere a non aver usufruito di rimborsi per l’esercizio del mandato, questo non per particolari meriti personali, ma perché questo è il mio modo di stare in politica, nonché il mio modo di mantenere fede agli impegni verso chi mi ha scelto come rappresentante.

Secondo aspetto. Dover pagare per qualcosa che non si è fatto, sarebbe come dover ammettere che in Italia, essere colpevoli o innocenti è indifferente, perché tanto ti ritrovi trattato con la stessa moneta in ogni caso. Come rappresentante di un’istituzione pubblica sarebbe una posizione difficile da conciliare con le battaglie che porto avanti, in particolare quando lo faccio perché i cittadini non debbano pagare per qualcosa che non è a loro dovuto. A suo tempo quando venni rinviato a giudizio scelsi di non patteggiare per il “caso firme” proprio per non pagare per qualcosa che non avevo fatto, questa posizione la mantengo tanto più ora.

Terza considerazione. La riproposizione sotto nuove forme di questa questione è per me motivo di una certa soddisfazione. Chi ha scelto di estrapolare e trasmettere alla stampa una questione burocratica per insinuare il dubbio che alla fine “anche Cia prende rimborsi”, evidentemente non ha altro al quale appigliarsi per cercare di mettermi in difficoltà. Significa che non ho scheletri nell’armadio del quale preoccuparmi, e questo mi rende libero di fare politica, portando avanti anche battaglie “scomode”. Chi pensava di intimidirmi, prima con un processo che ha infine riconosciuto la mia correttezza, e ora ci riprova con forme più subdole, dovrà mettersi il cuore in pace: io continuo e continuerò a fare politica così, libero e con sobrietà.

Concludo ringraziando comunque la stampa perché ha saputo trattare questo argomento con serietà e scrupolo senza prestare il fianco a chi evidentemente, nel passare certe informazioni, aveva l’obiettivo di infangare e marchiare volutamente la mia persona.

Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 26 novembre 2016:

Cia assolto, maxi parcella al Consiglio

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 27 novembre 2016:

Il Consiglio non pagherà la parcella di Cia

La mia lettera  sul quotidiano “l’Adige” del 27 novembre 2016:

non-prendo-rimborsi-e-non-mi-possono-ricattare

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inoltrato ai media locali il 26 novembre, in risposta all’articolo “Cia assolto, maxi parcella al Consiglio” sul quotidiano “Trentino” del 26 novembre.

 

 

 

L’articolo sul “Trentino” online: Cia assolto, la parcella da 36mila euro arriva al Consiglio provinciale

 

L’articolo sul “Trentino” online: Dorigatti: il Consiglio non pagherà la parcella di Cia

 

 

 

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