Migliaia di euro buttati per la «cavalleria» di Trento

Per non essere da meno delle grandi città turistiche come Roma e Firenze, nel 2002 chi amministrava la città di Trento (Pacher e compagni) ha voluto la sua «cavalleria » per cui in città si sono visti cavalli e cavalieri. Gli animali sono stati presi da un maneggio, i fantini sono stati individuati fra gli uomini della polizia municipale. Questo capriccio equestre ha comportato l’acquisto di  tutti gli articoli (sella, briglie, vestiario, ecc.) indispensabili per cavalcare un cavallo per una spesa di circa 6 mila euro. Non è dato di sapere quanto è costato l’addestramento di cavalli e cavalieri e le rispettive assicurazioni. Dopo qualche giorno di giostra equestre dentro il centro storico, gli ideatori si sono accorti che sul selciato venivano lasciati segni inconfondibili (escrementi) del passaggio degli animali e che gli stessi scivolavano sul porfido e sull’asfalto rischiavano di procurarsi lesioni e di coinvolgere anche i passanti. A questo punto i cavalli sono stati rispediti al mittente, i fantini sono tornati a maneggiare fischietto e paletta e l’attrezzatura è stata messa a marcire in uno dei tanti depositi del comune. Ora l’intero equipaggiamento per il servizio a cavallo è stato messo all’asta e così nelle, già vuote, casse del comune, sono rientrati circa 3 mila euro. Ecco un altro esempio di cattivo uso del denaro prelevato dalle tasche di noi cittadini. Questo succede quando, chi lo amministra, non è chiamato a risponderne con il proprio portafoglio. La cifra in sé, nel mare degli sprechi dell’amministrazione pubblica, è forse quella che dà meno all’occhio  ma testimonia un agire superficiale per cui, chi amministra la cosa pubblica, non pondera, non valuta e ci obbliga ad essere spettatori impotenti di iniziative fallimentari e di spreco.

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