No al referendum sul NOT proposto da Claudio Cia. Zeni: non sussistono i presupposti.

È arrivata la risposta dell’Assessore Luca Zeni all’interrogazione di Claudio Cia, che chiedeva se non si ritenesse doveroso sottoporre a consultazione popolare la decisione di costruire il NOT, così come attualmente configurato. Zeni risponde che “sebbene rappresenti, senza dubbio, una questione di particolare interesse provinciale e, bene inteso, nella massima considerazione degli istituti di partecipazione popolare, si ritiene che al momento non sussistano i presupposti per sottoporre la realizzazione del NOT ad una consultazione o ad altre iniziative partecipative”.

L’Assessore riporta infatti che tale scelta è stata chiaramente palesata nel Programma del Presidente della Provincia e che il modello di servizio ospedaliero tracciato dalla Giunta è quello “hub & spoke, che si caratterizza per l’individuazione di centri di riferimento provinciali di II livello (hub), identificati negli attuali ospedali di Trento e Rovereto, che garantiscono una maggiore intensità assistenziale e nei quali viene concentrata la patologia e la casistica a maggiore complessità. Tali centri operano in collegamento con i presidi ospedalieri territoriali di I livello (spoke), nei quali vengono assicurate le funzioni ospedaliere di base, attuate cure di intensità compatibile con organizzazione e profilo di attività esistente ed è garantita l’integrazione con i servizi distrettuali.

Nella sua interrogazione Claudio Cia manifestava perplessità per quella che ha definito come “campagna di delegittimazione istituzionalizzata del S. Chiara, improvvisamente fatiscente, troppo piccolo, impossibile da riorganizzare”, mentre negli ultimi anni il nosocomio ha continuato a garantire il suo servizio e per rimodernarlo sono stati spesi oltre 70 milioni di euro.

Ma l’Assessore conferma che le ragioni a sostegno della necessità di intraprendere una nuova fase di ammodernamento del sistema ospedaliero attraverso la realizzazione, a Trento, di un nuovo ospedale a valenza provinciale sono molteplici, ma tutte riconducibili all’“obsolescenza dell’ospedale Santa Chiara”.

Cia lamentava anche l’incomprensibile scelta di abbandonare un ospedale che fino a qualche anno fa era dotato di circa 900 posti letto, per costruirne uno con circa 600 letti, questo nonostante la popolazione residente in Provincia di Treno dal 2001 al 2014 sia aumentata di oltre 60 mila unità e in particolare quella dai 65 anni in su abbia visto un incremento di oltre 24 mila unità.

Cia chiedeva anche all’assessore se non ritenesse necessario “l’avvio di un autentico percorso partecipativo, attraverso il quale i cittadini possano esprimere chiaramente se ritengono necessario un nuovo ospedale o se sia preferibile impiegare diversamente tali risorse nella sanità trentina, valorizzando gli ospedali già presenti sul territorio”, ma su quest’ultimo punto Zeni ha glissato senza rispondere.

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 21 maggio 2016:

No al referendum sul Not

Esito dell'iniziativa

 

Fonte:

 

“l’Adige” – 21 maggio 2016

 

 

 

Vai all’interrogazione: NOT, il futuro della sanità trentina val bene un referendum

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