NOT, il futuro della sanità trentina val bene un referendum

Era il 1998 quando Dellai, allora Sindaco di Trento, iniziò a coltivare il sogno di un nuovo ospedale per il Trentino (NOT). Da vero statista aveva anche individuato la location: le aree inquinate a Trento nord dell’ex Sloi e dell’ex Carbochimica. Nel contempo, per giustificarne l’operazione, fu intrapresa una campagna di “sputtanamento istituzionalizzato” del S. Chiara, improvvisamente fatiscente, troppo piccolo, impossibile da riorganizzare, ospedale da terzo mondo, ecc…

Tuttavia negli anni successivi, mentre il nosocomio continuava a garantire il suo servizio, per rimodernarlo sono stati spesi oltre 70 milioni di euro. Nonostante questo, c’è chi oggi si ostina ancora a chiedere un nuovo ospedale, senza peraltro dirci cosa ne sarà dell’attuale struttura. Parte da qui la cronistoria del NOT, che si trascina ai giorni nostri fino alla tragicomica querelle dell’area dove collocarlo. Ospedale dai costi salati – circa 310 milioni di euro – per realizzare 120 mila metri quadri di manufatti sparsi su 17 ettari, impegnando però un’area ben più vasta di 23 ettari.

Assieme a molti cittadini mi chiedo se serva davvero un nuovo ospedale. Non si capisce perché abbandonare l’esistente che fino a qualche anno fa era dotato di circa 900 posti letto, per costruirne uno con circa 600 letti, questo nonostante la popolazione residente in Provincia di Treno dal 2001 al 2014 sia aumentata di oltre 60 mila unità e in particolare quella dai 65 anni in su abbia visto un incremento di oltre 24 mila unità.

A questo si aggiunga che da diversi anni assistiamo ad una politica di depotenziamento degli ospedali periferici con riduzione dei posti letto. Ad esempio dal 2011 al 2015 ad Arco ne sono stati tolti 36, 15 a Tione, 10 a Borgo Valsugana, 17 a Cavalese, 35 a Cles. Dalla riduzione dei posti letto, non sono stati risparmiati neppure i due nosocomi cittadini: 120 a Rovereto e 109 a Trento.

Di pari passo anche la gestione del personale, dal 2013 al 2015 gli infermieri dipendenti dell’APSS sono passati da 2.804 a 2.779 (da 138 a 151 a tempo determinato), gli OSS e OTA da 1.027 a 973 (da 43 a 20 a tempo determinato) e i medici da 1.100 a 1.106 (da 59 a 72 a tempo determinato). Questa riorganizzazione più che razionalizzare e migliorare il servizio sanitario, pare incentivare a dirottare fuori provincia i cittadini che non si rassegnano a lunghe attese per potersi curare in tempi ragionevoli e aumentare il precariato e la frustrazione tra gli operatori.

Gli effetti dei tagli al comparto della sanità (100 milioni negli ultimi tre anni) se prima erano percepiti solo dagli addetti ai lavori ora lo sono anche dal comune cittadino a cui non sfugge neppure la carenza di un servizio di assistenza domiciliare integrata, che a fronte delle sempre più precoci dimissioni dei pazienti non è in grado di supportare le famiglie per assenza di previsione e programmazione.

Di fronte a una politica in “corto circuito” bisogna trovare anche il coraggio di fermarsi e chiedersi se quella che si sta prendendo sia la strada giusta. E’ di questi giorni la notizia che a Bolzano il commissario straordinario ha indetto una consultazione popolare, per consentire ai cittadini di esprimersi direttamente in merito allo sviluppo futuro della loro città, il tutto senza quorum di partecipazione, cioè decide chi si prende la responsabilità di andare a votare. Per anni la politica ha evitato di prendere decisioni e l’esito di questa consultazione indicherà la strada da percorrere. Viene da chiedersi se sia necessario che la Provincia di Trento venga commissariata per poter vedere anche da noi un’iniziativa di tale responsabilità e rispetto nei confronti della popolazione. Va ricordato anche il caso del primo referendum sulla sanità a livello nazionale, tenuto nel Comune di Mirandola e che ha chiesto ai cittadini se volessero che l’amministrazione avviasse un percorso partecipativo per valutare la possibilità di rendere nuovamente operativo l’ospedale colpito dal sisma nel 2012.

Si faccia anche in provincia di Trento una consultazione popolare, si informi la popolazione sui costi e benefici del progetto e si chieda direttamente ai cittadini se ritengono che questa sia la strada da percorrere. Gli “esperti” diranno che è un argomento troppo tecnico e che non è materia da sottoporre ai cittadini… ma se in quasi 20 anni si deve ancora trovare dove mettere questo fantomatico ospedale, evidentemente il futuro della sanità trentina “val bene un referendum”.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se non ritenga doveroso sottoporre a consultazione popolare la decisione di costruire il NOT, così come attualmente configurato;
  2. se non ritenga necessario l’avvio di un autentico percorso partecipativo, attraverso il quale i cittadini possano esprimere chiaramente se ritengono necessario un nuovo ospedale o se sia preferibile impiegare diversamente tali risorse nella sanità trentina, valorizzando gli ospedali già presenti sul territorio.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta depositata il 4 febbraio 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 2611/XV

 

Risposta ricevuta il 3 maggio 2016: risposta interrogazione 2611 – referendum NOT

 

 

In allegato:

 

Dati personale sanitario

 

Posti letto ospedali – allegato delibera

 

 

 

Il documento completo di Italia Nostra con le considerazioni sul NOT: Le opere pubbliche in Trentino – Il nuovo ospedale di Trento

 

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige”: Sull’ospedale Cia propone un referendum

 

L’articolo su “Secolo Trentino”: NOT, il futuro della sanità val bene un referendum

 

L’articolo sui quotidiani in seguito alla risposta: No al referendum sul NOT proposto da Claudio Cia. Zeni: non sussistono i presupposti.

 

 

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