Nuove nomine dei Direttori dei TG RAI, prosegue la deriva autoritaria

E’ di questi giorni l’accesso dibattito riguardo alle nuove nomine dei Direttori dei Telegiornali Rai, che penalizzano alcuni giornalisti sostituendoli con altri tutti graditi al Governo, così concretizzando la pericolosa deriva autoritaria e l’imposizione del pensiero unico stigmatizzati anche dentro il Pd con il termine “normalizzazione”. In altre parole, per essere più chiari, si sta ripristinando la “censura” di antica memoria e in questo modo la Tv pubblica non garantirà più la pluralità d’informazione che contraddistingue uno Stato democratico e avremo invece Tg che faranno da megafono al Governo e che all’unisono diffonderanno notizie preventivamente controllate.

Si tratta di una situazione molto grave, che non va taciuta ma anzi posta in evidenza, tanto più nel momento in cui non si fa mistero che lo sconvolgimento ai vertici dei Tg Rai trae origine dall’obiettivo di ostacolare la corretta ed equilibrata informazione circa il Referendum costituzionale e il formarsi della coscienza critica dei cittadini di possibile orientamento verso il NO. I nuovi criteri di scelta dei vertici dei Tg Rai si propongono invece di orientare con forza verso il SI richiesto dal Governo. Motivo in più questo per esprimere un chiaro voto contrario nel Referendum costituzionale, ponendo quanto più possibile all’attenzione pubblica i motivi fondatissimi alla base del NO, fin qui esposti con indiscutibile competenza da costituzionalisti, magistrati, esponenti del mondo della cultura e politici che difendono la Costituzione così come approvata dall’Assemblea Costituente a fondamento della Repubblica democratica.

Nei prossimi Tg Rai, dove presumibilmente si eviterà ogni chiarimento sul contenuto reale della riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi, probabilmente ci sentiremo ripetere la consueta affermazione “con la riforma si ridurrà il numero dei senatori e quindi il costo della politica” e allora sarà possibile rispondere: a quale prezzo? Quello di cancellare il diritto di voto, perché dopo l’infausto e pericolosissimo “Italicum”, si avrebbe la formazione di un Senato non più eletto dai cittadini in tal modo e nei fatti attaccando i principi fondamentali della Costituzione e in primo luogo l’Art.1 laddove dispone “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E’ chiaro che la prima, fondamentale e irrinunciabile espressione della sovranità del popolo è il diritto di eleggere i suoi rappresentanti.

In seguito, ci sarà modo di puntualizzare anche tutti gli altri serissimi motivi del NO ad una riforma costituzionale palesemente accentratrice di poteri anche sottraendoli alle Regioni e che fra l’altro pone serissimi interrogativi circa il futuro della nostra Autonomia speciale, ma da subito guardando quanto sta avvenendo in questi giorni è necessario manifestare con forza il dissenso verso l’asservimento della TV pubblica e l’emarginazione di giornalisti non linea con il pensiero unico. La storia insegna che i colpi di stato iniziano sempre con l’occupazione della TV pubblica.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata ai media locali il 4 agosto 2016.

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