Nuovo Ospedale di Cavalese, Cia (FdI): “Più coinvolgimento, per quello che è il più chiaro esempio di bene comune”

La notizia del deposito in Provincia – effettuato dalla Mak Costruzioni Srl di Lavis, come capofila di una Ati (Associazione temporanea di imprese) – di una proposta di costruzione e gestione in “project financing” per il Nuovo ospedale di Cavalese, che dovrebbe servire le tre valli dell’Avisio (Fassa, Fiemme e Cembra) ha scatenato una serie di interventi che hanno fatto riemergere con prepotenza le polemiche, gli interrogativi e le ipotesi che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Non si può certo dire che questa operazione rappresenti una novità, posto che è vero che i cittadini sono venuti a conoscenza dell’interesse dell’impresa di Lavis dalle dichiarazioni dell’ex Scario della Magnifica Comunità di Fiemme Giacomo Boninsegna solo nell’ottobre 2020 (“Contattato dallo studio tecnico Mak Costruzioni Srl che mi chiedeva la mia disponibilità a titolo personale di verificare la possibilità che alcuni proprietari confinanti con i nostri terreni fossero disponibili a cederli per realizzare in quella zona il nuovo ospedale”), ma è altrettanto vero che in quella stessa sede venne dichiarato che “nel mese di dicembre 2019 mi venne chiesto da parte di dirigenti della Pat se la Magnifica era disponibile a cedere, o meglio restituire alla PaT (visto che la permuta era avvenuta con atto di data 12 febbraio 2019), parte della superficie del vivaio di Masi per la costruzione del nuovo ospedale” e che, soprattutto, nel gennaio 2020 la proposta era stata illustrata a Trento ad alcuni sindaci e amministratori della Valle di Fiemme e ai due colleghi Consiglieri provinciali Pietro De Godenz (UpT) e Gianluca Cavada (Lega). Con questi presupposti, diventa difficile sostenere il fatto che la proposta arrivata sul tavolo della Provincia non goda del favore delle alte sfere, fatto questo che permetterebbe la realizzazione del nuovo ospedale con “trasparenza (poca in realtà, ndr.), velocità, chiarezza e magari rispetto del territorio”.

La speranza, almeno quella di chi ha a cuore la posizione e la storia dell’attuale Ospedale di Cavalese, è che questa operazione non sia stata studiata a tavolino e che si addivenga alla decisione finale attraverso un percorso condiviso, che coinvolga, oltre alle imprese private, anche le Amministrazioni pubbliche delle tre valli dell’Avisio, i cittadini e i sanitari.

Chi conosce un minimo la storia del nosocomio di Cavalese infatti sa che esso nacque per iniziativa della Magnifica Comunità di Fiemme che recepì in questo modo le istanze più volte evidenziate dalla popolazione fiemmese, realizzando una struttura che – a buon diritto – può essere definita il più chiaro esempio di bene comune. Occorre ricordare che solamente a metà degli anni ’80 l’ospedale venne espropriato dalla Provincia, prima – come attestato anche dal Tribunale nel 1981 – esso era di piena proprietà della Magnifica. È per questo motivo che la cittadinanza ha sempre sentito un forte sentimento di appartenenza alla struttura che – grazie alla sua attuale localizzazione – permette da un lato l’accesso alle cure in comodità ai cittadini e ai turisti e dall’altro consente la sopravvivenza delle attività economiche del centro che si trovano a pochi passi da esso. Nei giorni scorsi alcuni hanno sottolineato come la costruzione di una nuova struttura – senza tra l’altro individuare un’idonea funzione per quella attuale – condurrebbe all’ulteriore cementificazione e consumo di suolo pubblico. Chi sostiene questa posizione punta sul fatto che se i problemi relativi alla presente collocazione sono esclusivamente di natura viabilistica (come pare di capire ascoltando alcuni esponenti politici), forse sarebbe il caso di iniziare a ragionare su alcuni interventi che permettano un accesso più comodo e veloce anche per i cittadini delle valli vicine, che altrimenti preferiranno gravitare su altri nosocomi.

È poi evidente come la politica debba riservare le dovute attenzioni anche alle Amministrazioni pubbliche, privilegiando quelle della Valle di Fiemme, ma senza mai dimenticarsi che quell’ospedale è fruito anche dai cittadini delle Valli di Fassa e Cembra. Se ciò non fosse vero, tutte le battaglie sostenute in questi anni assieme per garantire l’apertura del punto nascite perderebbero di significato.

Da ultimi, ma non per importanza, credo sia doveroso coinvolgere nel percorso anche i sanitari che ogni giorno operano all’interno della struttura. Solo loro conoscono i punti di forza dell’attuale struttura e quali possano essere le esigenze anche in vista delle future Olimpiadi del 2026. Occorre valutare, innanzitutto, se il progetto che dovrebbe essere in fase di definizione e che trova la sua origine nel preliminare acquisito nel 2018 dallo studio milanese dell’architetto Roberto Ravegnani Morosini, che avrebbe dovuto occuparsi della progettazione definitiva sia ancora attuale (anche alla luce della pandemia che ha cambiato il modo di pensare alla sanità). Oltre a ciò occorre pensare se possa essere o meno conveniente continuare a ristrutturare e ad aggiungere parti estranee all’attuale struttura che ha sulle sue spalle il peso del tempo e che rischia – anche terminato l’intervento – di continuare a non rispondere alle esigenze dei sanitari e dei pazienti: a partire dall’arcinota mancanza di spazi ed uffici, per passare alla necessità di aggiornamento dei macchinari, fino ai ragionamenti che riguardano il pronto soccorso (con particolare attenzione alle problematiche legate a traumi e ortopedia) e alla possibilità di aumentare il numero delle sale operatorie. Potrebbe infine essere utile effettuare una riflessione anche sull’attualità o meno della finanza di progetto in ambito sanitario anche in virtù dell’esperienza acquisita con il NOT.

Per favorire un dibattito che sia il più ampio possibile e che porti ad una decisione in grado di comprendere e tutelare gli interessi di tutti il luogo ideale potrebbe essere la IV Commissione permanente del Consiglio provinciale che ho l’onore di presiedere e che a questo scopo potrebbe essere coinvolta.

Cons. Claudio Cia – Fratelli d’Italia

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 27 marzo 2021:

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