Nuovo ospedale: risparmi grazie ai tagli dei posti letto e del personale

Anche il giorno di san Valentino si sceglie di assillare i trentini con una vicenda tanto assurda quanto opaca: l’assoluta necessità di realizzare il NOT per rimpiazzare l’ospedale Santa Chiara, diventato improvvisamente troppo piccolo, impossibile da riorganizzare, fatiscente… un ritornello già sentito in passato.

Il circo delle banalità venne inaugurato nel lontano 1998 con il sindaco Lorenzo Dellai, che da vero statista aveva perfino indicato la location dove costruirlo: le aree inquinate a Trento Nord dell’ex Sloi e dell’ex Carbochimica. Nel contempo, per giustificarne l’operazione, fu intrapresa una campagna di “sputtanamento istituzionalizzato” del S. Chiara, a cui si sono prestati diversi soggetti che ancor oggi mantengono e recitano lo stesso copione, sparando a zero sul S. Chiara da 15 anni. Non conoscono la storia di quello che gridava “Al lupo, al lupo”?

Il trionfo delle false promesse e di una regia pressappochista si palesano agli occhi di tutti, con i media locali che per l’ennesima volta riportano nero su bianco le illusioni propinate ai cittadini a ritmo battente: opera indispensabile e non più derogabile, struttura all’avanguardia, tempi certi di realizzazione, milioni di euro di risparmi, eccetera. L’argomento viene servito attraverso il solito registro elogiativo. Stavolta sono 29 i mesi stimati per l’apertura del cantiere, quindi è lecito credere che l’avvio dei lavori potrà essere determinato (forse) nel 2020. Tuttavia è sufficiente fare una veloce ricerca negli archivi del 2012 per rendersi conto che la Provincia annunciava la fine del progetto già nel 2017.

Inoltre, tra i vari risparmi evidenziati vi sono 5,4 milioni risultanti da una riduzione del personale. Per l’amministrazione nostrana, il nuovo ospedale farà risparmiare perché vengono eliminati 60 posti di lavoro! Ma se qualcuno è tanto stolto da ritenere che questo dipenda da una struttura più razionale, si sbaglia di grosso: è una inevitabile conseguenza dovuta alla riduzione dei posti letto, per cui si passa dai 900 del S. Chiara ai 600 del NOT. In conclusione, assistiamo ad una radicata politica di depotenziamento degli ospedali con riduzione dei posti letto, tant’è vero che dal 2011 al 2015 ne sono già stati tolti 342.

Il dato evidenziato è assai grave: ad oggi in Trentino sono già 26 i posti letto in meno rispetto allo standard previsto dal decreto Balduzzi (3 posti ogni 1000 abitanti). Il più basso d’Italia, da cui deriva un vergognoso allungamento delle liste d’attesa dei ricoveri programmati, tanto da portare l’utenza a rivolgersi a nosocomi extraprovinciali. Il NOT pare realizzare più gli interessi di pochi che soddisfare il diritto alle cure di tutti. Scriveva Friedrich Wilhelm von Seydiltz: “la gente direbbe meno bugie se la verità rendesse di più”.

Cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 15 febbraio 2016:

Nuovo ospedale, risparmi grazie ai tagli

Esito dell'iniziativa

 

Commento inviato ai quotidiani il 14 febbraio 2016.

 

 

 

In allegato a fondo pagina l’articolo sul quotidiano “Trentino” del 15 febbraio 2016.

 

 

 

Vai all’interrogazione: NOT, il futuro della sanità trentina val bene un referendum

 

 

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