Nuovo Ospedale Trentino: il sonno della politica genera costi…

Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Giulio Andreotti. Una regola non scritta della politica che sembra non valere per l’attuale Giunta provinciale sulla questione del Not, il nuovo ospedale di Trento che dopo oltre 17 anni spesi in dibattiti, promesse e denaro dei contribuenti, ancora non esiste. Per anni, quando Ugo Rossi era assessore alla sanità della Giunta Dellai, ci è stato detto che la migliore collocazione fosse l’area di via al Desert e la scelta del project financing per l’affidamento del bando fosse la soluzione più sensata. Ricordiamo che, se realizzata, l’opera sarebbe costata 300 milioni, di cui 160 pagati direttamente dalla Provincia. E alla fine dei 9.000 giorni di gestione in affidamento all’impresa aggiudicataria, il totale a carico dell’ente pubblico, cioè i cittadini, sarebbe stato di 1 miliardo e 700 milioni di euro, erogati con un canone annuo di 55 milioni.

Sappiamo poi come è andata a finire con la gara di cui sopra: con la sentenza del Consiglio di Stato del 13 ottobre 2014 che ha soppresso la commissione tecnica di valutazione dei progetti e gli atti di gara conseguenti a causa di gravi errori procedurali. Quali? Ad esempio la presenza in commissione dell’ormai ex direttore dell’Apss Luciano Flor e di dirigenti provinciali che avevano partecipato alla stesura del bando. Dopo l’annullamento della commissione tecnica da parte del Consiglio di Stato, quasi dimostrando tracotanza, la Provincia ha comunque investito 2,8 milioni di euro nell’area di via al Desert, cioè 1.300.000 euro per “interventi di mitigazione del rischio idraulico dal torrente Fersina sull’area del nuovo polo ospedaliero del Trentino”, 500.000 euro per l’acquisto di un’area adiacente al centro di Protonterapia per “il miglioramento e la sistemazione della viabilità, sia interna di collegamento fra le varie strutture ospedaliere sia esterna di interesse comunale”, e 1 milione di euro per il consolidamento del terreno dell’area. Va inoltre considerato che – solo negli ultimi 10 anni, mentre con calma i nostri governanti fingevano di decidere – l’ospedale Santa Chiara di Trento è costato qualcosa come 138 milioni di euro di interventi sulla struttura.

Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, la Provincia avrebbe dovuto nominare una nuova commissione e riesaminare le nuove offerte pervenute, oppure rifare il bando da capo. Ma ecco un’altra idea geniale: tornare sui propri passi e – casualmente proprio durante la campagna elettorale per le elezioni comunali a Trento – rilanciare un’idea giudicata dalla stessa Giunta come sbagliata a priori in passato, anche a costo di mettere alle strette il ‘povero’ sindaco Alessandro Andreatta, costretto a puntare i piedi. Quella proposta, comunque, era tanto inaccettabile che il presidente e il suo fido scudiero, l’assessore alla salute Luca Zeni, decidono di farla loro. Restando persino seri mentre la annunciano a mezzo stampa: realizzare il Not a Mattarello, nella zona dove sarebbe dovuta sorgere l’ormai superata cittadella militare. Ci sarebbe un risparmio economico, la funzionalità dell’area sarebbe maggiore – assicurano Rossi e Zeni – e poi c’è il Nucleo elicotteri, lì vicino. Peccato che nel 2009 il presidente Rossi, allora assessore alla sanità, avesse respinto la proposta del consigliere Claudio Eccher di spostare il Not in una zona tra Trento e Rovereto. I motivi? La località al Desert era ritenuta la migliore possibile come collegamenti viari e ferroviari e la scelta di quell’area consentiva un ridotto consumo di territorio, sosteneva allora Rossi. Infine, tornare indietro rispetto al progetto avviato avrebbe significato – udite udite – ritardi insostenibili. Intanto, a quasi nove anni dagli espropri definitivi, circa 24 ettari agricoli in località San Vincenzo di Mattarello vengono dichiarati retrocedibili. Cioè la Provincia, dopo aver speso circa 30 milioni di euro, offre agli ex proprietari di ricomprarsi i terreni venduti 9 anni prima. Sono i terreni su cui avrebbe dovuto nascere la cosiddetta cittadella militare. Proprio i terreni che per un breve periodo erano stati individuati per realizzare il Not.

Sembra tutta una finta, un lento logoramento da potere acquisito perché – attenzione – l’area scelta dall’esecutivo provinciale torna ad essere quella di via al Desert!  Nel frattempo, infatti, siccome “revocare o annullare l’appalto comporterebbe un contenzioso con il rischio per la Provincia di dover sborsare 30 milioni”, aveva detto Ugo Rossi, la Giunta ha deciso di abbandonare la finanza di progetto a favore del finanziamento diretto grazie ai nuovi tassi Bei: un’operazione da 340 milioni di euro. Prima, ci spiega l’assessore all’urbanistica Mauro Gilmozzi, si farà un concorso di progettazione che riguarderà sia la struttura ospedaliera che la viabilità di accesso all’area di via al Desert. Poi si procederà con l’appalto per la costruzione, che avverrà per lotti sequenziali, tendendo separati ospedale e viabilità (costo 41,2 milioni). La stima è che il progetto esecutivo possa essere pronto per l’inizio del 2017. Poi seguiranno le due gare d’appalto. Per vedere le prime gru, stimano i tecnici del gruppo di lavoro di Provincia e Comune, si arriverà al 2020, forse persino il 2022. Quindi il tempo minimo calcolato per l’avvio dei lavori è di 29 mesi, di cui 18 conteggiati per ricorsi amministrativi: i risarcimenti chiesti dalle imprese coinvolte nel primo bando poi annullato sono di 40 milioni di euro, sui cui dovranno pronunciarsi i giudici. E non fa certo ben sperare che il presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone, abbia commentato così la vicenda: “In caso di vittoria della aziende ai danni della Provincia ci sarebbe materiale per la Corte dei Conti”.

A riprova che il sonno della politica genera costi…

cons. Claudio Cia

 

La lettera sul quotidiano “Trentino” del 18 settembre 2016:

Ospedale, fra soldi, ritardi e problemi

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato al quotidiano “l’Adige” il 7 settembre 2016, non pubblicato.

 

 

 

 

Alcuni precedenti interventi:

 

 

NOT, il futuro della sanità trentina val bene un referendum

 

 

Nuova collocazione per il NOT, il delirio del centrosinistra

 

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.