Opposizione a Cavalese, contro la chiusura del punto nascita

Dopo il tour dei mesi scorsi sul territorio provinciale per denunciare la loro contrarietà alle chiusure delle guardie mediche, i consiglieri Maurizio Fugatti, Manuela Bottamedi e Claudio Cia sono tornati a Cavalese per una conferenza stampa davanti all’Ospedale di Fiemme. Il tema è la paventata chiusura del punto nascite e i consiglieri ci tengono a evidenziare l’intenzione di dare continuità alla loro presenza sul territorio. «Probabilmente chi prende determinate scelte – chiosano i consiglieri -, sta troppo in ufficio al caldo a Trento».

Per Maurizio Fugatti (Lega nord Trentino) la situazione che si è creata sul punto nascita di Cavalese coglie un po’ di sorpresa, perché sembrava ci fosse ormai un percorso delineato, con la volontà della Provincia di cercare i pediatri necessari, ma ora si parla nuovamente di chiusura. «Non vorrei che tutto fosse stato già delineato da tempo, anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente della Comunità di Valle o del consigliere De Godenz sulle modalità con le quali sono stati cercati i pediatri». Fugatti ha ricordato anche la presa di posizione dell’ex primario Bonadiman, che paventava il “rischio” che le regioni a statuto ordinario intorno a noi attuassero delle migliori politiche di salvaguardia delle realtà periferiche rispetto al Trentino.

«Qui a Cavalese si hanno circa 270 parti all’anno – conclude Fugatti -, in Veneto, risulta che il punto nascite di Asiago con 170 parti all’anno non abbia avuto tutti questi problemi a trovare pediatri. Per il punto nascite Pieve di Cadore, con 120 nati all’anno, il Veneto ha fatto un’ulteriore richiesta di deroga perché vengano lasciati i parti regolari, mentre quelli a rischio portati a Belluno. L’operatività è garantita dalla presenza h24 del reparto ostetrico e con 3 ore di pediatra. Probabilmente Zeni dovrebbe osservare meglio quello che fanno le regioni intorno a noi, invece di attribuire alle altre regioni un presunto centralismo

Per Manuela Bottamedi lo scenario è molto chiaro, con una centralizzazione dei servizi verso il fondovalle e una contestuale desertificazione della sanità territoriale. «I cittadini delle valli pagano le stesse tasse che in città e hanno diritto agli stessi servizi, in particolare se di primaria importanza. Il centrosinistra persegue una linea di impoverimento dei territori, mentre ci sono regioni come la Lombardia e il Veneto, dove la sanità ha raggiunto i vertici delle classifiche nazionali, pur essendo regioni a statuto ordinario. Stanno facendo di tutto per mantenere aperti i servizi territoriali, ma è chiaro che alla base c’è un disegno politico ben diverso». La consigliera annuncia a breve una interrogazione sull’annunciato progetto di ristrutturazione dell’Ospedale di Cavalese, per 36 milioni di euro. «L’ha detto l’anno scorso l’assessore Gilmozzi, anche se nell’ultimo periodo se ne è persa traccia. Sarebbe la conferma di una politica di centrosinistra dove si investono risorse sulle strutture, sui contenitori, ma non sui contenuti. Serve un ribaltamento di prospettiva, affinché le risorse siano destinate alle risorse umane, ai servizi, e infine ai muri».

Infine Manuela Bottamedi rilancia l’idea di una sanità regionale, che garantirebbe un bacino di utenza di circa un milione di persone, evidenziando come Bolzano pare non avere gli stessi problemi di Trento nel reperire personale, poiché ha la possibilità di fare riferimento alla clinica universitaria di Innsbruck.

Claudio Cia (Agire per il Trentino), ricorda come tutti siano consapevoli che determinati servizi, tanto più quelli sanitari, costano di più nelle valli. Va considerato però che le valli hanno meno opportunità del capoluogo, per cui determinate strutture e servizi vanno considerate come un investimento per lo sviluppo del territorio, non come voci di costo.

«L’impressione è che la Provincia stia adottando la politica di scaricare su altri le responsabilità. Per la chiusura degli altri punti nascita è stata data colpa al Governo perché non dava deroghe. Oggi è colpa dei pediatri che non vorrebbero venire in valle. Anche per giustificare la chiusura delle guardie mediche la Provincia ha detto che era colpa dei pochi accessi. Non è mai colpa della politica, che dovrebbe invece creare le condizioni affinché un territorio sia appetibile anche professionalmente, magari garantendo anche dei sostegni per l’alloggio e non limitandosi a un’indennità maggiorata per il primo anno».

Il consigliere di Agire conclude con un monito: «Se noi accettiamo oggi questa logica di scaricare sui professionisti le responsabilità della chiusura dei servizi sul territorio, adesso tocca alla maternità, ma domani potrebbe toccare a tutte le altre specialità. Procedendo di questo passo avremo gli ospedali territoriali ridotti a poliambulatori».

È intervenuta anche una guardia medica del territorio, ricordando come al bacino di utenza di 20.000 abitanti si aggiungono altrettante presenze turistiche. Sono state spese tante parole per le riaperture “turistiche” in alcune località, ma non si cita mai Cavalese, che è una valle turistica dove sono presenti manifestazioni a livello internazionale. Più che di numeri sarebbe il caso di parlare di servizi, ma anche guardando i numeri pare che il requisito di 1 medico ogni 5.000 abitanti non sia garantito.

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 18 gennaio 2017:

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 18 gennaio 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Conferenza stampa dei consiglieri Claudio Cia, Maurizio Fugatti e Manuela Bottamedi a Cavalese il 17 gennaio 2017 (foto di copertina della precedente conferenza stampa presso l’Ospedale di Fiemme).

 

 

Il video della diretta sui social network:

 

 

 

 

Il comunicato su “Agenzia giornalistica Opinione”: Ospedale di Cavalese: Bottamendi-Cia-Fugatti, dare continuità al punto nascite

 

 

Il comunicato su “La Voce del Nord-Est”: Ospedale di Cavalese, minoranze all’attacco. Più che di numeri sarebbe il caso di parlare di servizi.

 

 

Il comunicato su “La Voce del Trentino”: Fugatti, Bottamedi e Cia all’ospedale di Cavalese: la Provincia scarica su altri le responsabilità

 

 

 

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