Parentopoli trentina: quando la politica diventa il tramite per una gestione clientelare della cosa pubblica

Enrico Berlinguer, morto nel 1984, diceva che “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”. Un pensiero che bene rispecchia il presente, come dire: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Da sempre chi fa politica si ritrova avvantaggiato rispetto ai comuni cittadini, e non di rado lo fa pesare con fare irresponsabile compiendo azioni disoneste, o quanto meno poco ordinarie che inquinano la funzione di rappresentanza dei rappresentanti. L’accaparramento privatistico della funzione pubblica, lo possiamo riscontrare sia nella gestione di questioni spicciole che nell’amministrare grandi interessi. E quand’ anche avesse un improvviso sussulto di dignità, tale da suggerire al politico un minimo di decenza per non compromettere la credibilità dell’istituzione rappresentata, ad agire in sua vece sovente incarica un prestanome che normalmente è riconducibile ad un parente stretto o ad amico particolarmente amico.

Generalmente i cittadini detestano questo modo di servirsi della politica, ma sono pure pronti ad omologarsi ad esso quando si convincono che, per vedere materializzati i loro sogni, con questi politici devono scendere a patti, non possono farne a meno e, come succede nella Sindrome di Stoccolma,  spesso manifestano nei loro confronti una dipendenza  psicologica e/o affettiva. D’altronde prima di mettersi nelle mani di qualcuno, viene naturale affidarsi a chi più di altri può garantirti, ad esempio, l’approvazione di un progetto e magari pure il finanziamento per realizzarlo. La maggior parte degli uomini, il potere non lo sa servire, né combattere, ma semplicemente subire.

Proprio per questo, molte amministrazioni pubbliche distribuite sul territorio preferiscono affidarsi a professionisti che hanno influenza in seno alle istituzioni provinciali e/o regionali o che, meglio ancora, siano loro stessi nella doppia veste a rappresentarle. In alternativa, se questo non fosse possibile e per opportunità politica, assoldano chi è imparentato con il politico che conta. Un criterio di instaurare i rapporti che condiziona anche il modus operandi del comune cittadino, convinto che chi non ha buone sponde in provincia, non va da nessuna parte. A conferma che il potere non è solo quello che possiedi realmente, ma quello che gli altri pensano tu abbia. I politici lo sanno bene e approfittano di questa rendita di posizione.

Quando in una comunità prende piede e si consolida una tale prassi, il professionista imparentato con il politico o il politico che è pure il professionista incaricato, assumono un’influenza e un potere tendente a spazzare via chiunque possa dar loro fastidio o risulti un potenziale concorrente. E tutto questo viene fatto in veste di politico e nel disprezzo degli interessi pubblici e collettivi. Da qui ha origine l’antipolitica.
Benedetto Croce ci ricorda che “Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta”.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se nel corso della XIV e XV legislatura, a personalità che rivestono un ruolo istituzionale in seno alla giunta e/o al consiglio provinciale, siano stati affidati incarichi per consulenze o per la progettazione di opere finanziate in toto o in parte con soldi provenienti dal bilancio provinciale;
  2. se nel corso della XIV e XV legislatura, a parenti e affini – entro il secondo grado di parentela – di personalità che rivestono un ruolo istituzionale in seno alla giunta e/o al consiglio provinciale, siano stati affidati incarichi per consulenze o per la progettazione di opere finanziate in toto o in parte con soldi provenienti dal bilancio provinciale;
  3. se può indicare quali sono le consulenze o le progettazioni di opere, finanziate dalla provincia, affidate ai soggetti sopra menzionali e, in dettaglio, per quale importo;
  4. se nel corso della XIV e XV legislatura, sono stati affidati incarichi e/o progettazioni finanziati con soldi pubblici della Provincia, a società all’interno delle quali rivestono ruoli di amministratori o di socio personalità con un ruolo istituzionale in seno alla giunta e/o al consiglio provinciale.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 19 aprile 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 2996/XV

 

Risposta ricevuta il 15 giugno 2016: risposta interrogazione 2996 – incarichi a parenti

 

 

 

L’articolo su “l’Adige online”: Cia: “parentopoli” in Provincia, bisogna fare chiarezza

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Politica trentina che diventa una gestione clientelare, Claudio Cia interroga

 

L’articolo su “Secolo Trentino”: Quando la politica diventa il tramite per una gestione clientelare della cosa pubblica

 

 

 

Gli articoli sui quotidiani locali: Interrogazione per sapere gli incarichi a consiglieri, assessori e parenti

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