Parole di Papa Francesco su gay e famiglia: importante leggerle alla luce della dottrina ufficiale della Chiesa.

Il Magistero è tutto l’insegnamento della Chiesa, tramite il quale la stessa custodisce, protegge e tramanda l’intero deposito di fede contenuto nelle Sacre Scritture e nella Sacra Tradizione. Nonostante queste solide fondamenta, è molta la perplessità nel mondo cattolico in seguito alle parole di Papa Francesco espresse su gay e famiglia in un documentario che, grazie ad un’intensa attività propagandistica, sono state estrapolate e sapientemente sbandierate. Certo un ritaglio di intervista, peraltro in un documentario di un regista noto per il suo attivismo verso la causa LGBT, non costituisce certo un atto di Magistero, ma i media spingono per dipingere le parole del Pontefice come una “rivoluzione”, un radicale allontanamento dall’insegnamento della Chiesa. Gli stessi pompieri vaticani si sono sentiti in dovere di intervenire con precisazioni e riletture, cosa che, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha amplificato il disorientamento del mondo cattolico.

L’accoglienza delle persone con orientamento omosessuale ha da sempre contraddistinto l’azione di Papa Francesco, non è una novità, e certo non si può che condividere la considerazione delle stesse come figlie di Dio, e come tali amate come tutti i figli, così come la possibilità di poter godere di adeguata tutela giuridica. Altra cosa è parlare di famiglia. Anche se nel suo intervento il Santo Padre sembra fare riferimento più alla famiglia d’origine che ad altro, dalla quale nessuno dovrebbe sentirsi allontanato, l’utilizzo del termine famiglia – che nel mondo cristiano è indissolubilmente legato al sacramento del matrimonio e all’apertura alla vita – rischia infatti di prestarsi ad essere funzionale ad un avvicinamento a pratiche come quella dell’utero in affitto, visto che due padri, per natura, non possono tra loro generare alcunché. Se è vero che il tema non è stato toccato direttamente dal Papa, questo emerge chiaramente nel documentario che dà spazio a due militanti gay (in precedenti dichiarazioni definivano la madre un “concetto antropologico”), che attraverso tale pratica hanno acquistato tre figli. Ecco che con questo intervento il Pontefice ha dato a molti l’impressione di aver assunto un ruolo che non gli appartiene, sposando l’agenda LGBT e sembrando di volersi fare promotore – con priorità, copertura legale e forse, perfino dottrinale – del pensiero politico dominante sul valore e su cosa si debba intendere oggi per famiglia: un assist a chi, dentro e fuori la Chiesa, ritiene che la storia rende relativa ogni verità.

Una lettura di questo tipo è motivo di preoccupazione per i fedeli. Per questo le considerazioni del Papa, possono essere correttamente interpretate solamente leggendole alla luce della dottrina ufficiale della Chiesa, che ne fornisce l’insostituibile chiave interpretativa, per toglierle dall’operazione di colonizzazione ideologica in atto. Su questi temi i cristiani hanno una strada maestra, quella indicata dal Magistero: difendere la famiglia naturale sempre e comunque perché la Famiglia è un dono di Dio. Ecco perché i cristiani, con infinito rispetto e senza porsi a giudizio di qualcuno, non possono esimersi dal proclamare con il coraggio dei poveri e degli umili che la famiglia è fatta da un uomo e una donna, che la vita nasce solo da un padre e una madre. Saranno sbeffeggiati per questo? Sicuramente, ma ne va della loro essenza: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,18-27). Non si può vivere con la preoccupazione di passare indenni i giudizi del mondo.

Cons. Claudio Cia

 

La lettera sul quotidiano “l’Adige” del 27 ottobre 2020:

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