Cia replica a Marchiori (Patt): “Non è nella posizione più adatta per fornire patentini di autonomismo”.

Il Segretario del PATT Simone Marchiori oggi dalle pagine del Corriere del Trentino, dalla sua posizione privilegiata di direttore dell’orchestra del Titanic, ci indica uno scoglio insormontabile: “Ci sono partiti con i quali il Patt non può dialogare. Come Fratelli d’Italia, che rappresenta la negazione dei valori autonomisti. A livello regionale, anche la SVP ha mostrato di condividere questa nostra posizione”. A leggere in maniera disattenta queste parole, parrebbe quasi che a tracciare la rotta da seguire sia stato il partito trentino, ma chiunque segua un minimo la politica e la stampa trentina sa benissimo che – come da alcuni decenni a questa parte – il PATT ha piegato il capo ad una decisione presa dall’SVP, intervenendo non solo quando il partito di raccolta altoatesino si era già espresso (assieme alla Südtiroler Freiheit) sull’impossibilità della mia permanenza in Giunta regionale dato il passaggio a FdI, ma addirittura quando il sottoscritto aveva già annunciato le proprie dimissioni.

Del resto sono ormai passati i tempi in cui gli autonomisti trentini non volevano essere subalterni alla SVP ed in cui rivendicavano la possibilità di svolgere la loro attività politica su tutto il territorio regionale. È sotto gli occhi di tutti come il PATT – che più che a Marchiori sembra ormai fare riferimento al milanese Ugo Rossi – abbia ormai abbandonato la sua componente “pipititina”, decidendo di proseguire lungo la strada tracciata dall’UATT di Tretter, procedendo senza ritegno nello smembramento della Regione, spazio comune a trentini ed altoatesini che rappresenta un fondamento cardine della nostra Autonomia. Ricordo al Segretario Marchiori che al secondo piano della biblioteca comunale di Trento è presente la Sala trentina, qualora volesse recarvisi avrà la possibilità di dedicare un po’ di tempo alla lettura del periodico “Autonomia Integrale”. All’interno di esso troverà i motivi per cui il PPTT di Pruner fu l’unico partito che si espresse contro il “Pacchetto” (misure approvate dal Governo italiano da cui sarebbero conseguite le modifiche per il Secondo Statuto d’Autonomia): oltre alla mancata tutela dei ladini della Val di Fassa, gli autonomisti trentini contestarono il mancato coinvolgimento della Provincia di Trento durante tutte le trattative (che sarebbero servite “per salvare anche per loro stessi il diritto all’autogoverno, autonomo, della Provincia di Trento”), senza contare che ne usciva fortemente indebolito il primo Statuto di Autonomia regionale che – a detta di Pruner – conteneva già i principi fondanti dell’autogestione (che andavano attuati “con animo aperto e sincero da parte dello Stato”). Una bella differenza, rispetto all’attuale sudditanza dimostrata dal Segretario delle due Stelle Alpine nei confronti del partito di raccolta altoatesino.

Senza contare il principio, riportato anche sui manifesti elettorali e sulle prime pagine del periodico di partito: “Prima i trentini”, per quanto riguardava: posti di lavoro nel settore pubblico, case popolari e insegnamento. Questo è un principio cardine e sacrosanto dell’autonomismo (rispecchiato anche per esempio nella valdostana Dichiarazione di Chivasso): ci si lamenta spesso che nelle nostre scuole non viene insegnata la “vera storia” trentina, ebbene questo non è possibile se gli insegnanti – scelti con l’indifferenza cieca dei concorsi e dei trasferimenti da altre regioni – non la conoscono bene. È altrettanto vero che da anni non si sente più la necessità di riaffermare l’importanza che a rivestire ruoli importanti – quali l’amministratore o il funzionario – siano trentini, posto che è vero che i problemi di una grande città sono simili a quelli di un’altra, ma i problemi di una valle del nostro Trentino, intimamente connessi con la natura del suolo, del clima e della sua storia, sono assai dissimili da quelli di un’altra valle ed è quindi chiaro che non possano essere affrontati da un novizio, se non dopo un periodo assai lungo di soggiorno, di contatti e di studi.

Non credo quindi che Marchiori, Segretario Politico di un partito autonomista che negli anni ha piegato il principio “Prima i trentini” non alla meritocrazia, ma sulla base dell’appartenenza degli stessi ad un partito (trasformando quello che è un principio autonomistico, in quello che è un presupposto della dittatura: ovverosia l’occupazione delle posizioni di potere con persone di fiducia), sia nella posizione più adatta per fornire “patentini di autonomismo”, posto che il compito di un buon amministratore – così come quello di un bravo contadino di montagna – è quello di non precludersi il dialogo con nessuno, nella speranza di poter collaborare per rafforzare la nostra Autonomia.

Cons. Claudio Cia – Fratelli d’Italia

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